Renato Guttuso – Tra arte e politica

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Renato Guttuso

Aldo Renato Guttuso, registrato all’anagrafe di Palermo nel gennaio del 1912, nasce a Bagheria il 26 dicembre del 1911. Presto emerge il suo interesse per le arti e la pittura, probabilmente influenzato dal padre che per passione svolgeva l’attività di acquarellista. Frequenta il liceo a Palermo e nel 1930 si iscrive presso la facoltà di legge. Nel 1933 abbandona gli studi universitari e si trasferisce a Roma per intraprendere la carriera di pittore, sin dai primi anni segnata dall’uso di colori accessi e dall’attenzione alla tradizione grafica. Qui, cambiando colore politico, si radunerà con gli artisti schierati contro la politica fascista, diventandone il portavoce.

Trasferitosi definitivamente a Roma nel 1937 entra in contatto con i membri della scuola romana. A partire dal Secondo Dopo Guerra, entra nel pieno del dibattito che vede molti protagonisti oscillare tra il realismo e l’astrattismo. Tale ricerca, inserita all’interno dei due poli apparentemente opposti, diviene per i pittori figurativi una vera e propria battaglia ideologica; essi portano avanti uno studio che li possa condurre ad esprimere appieno la realtà attraverso un rinnovamento del linguaggio.

Guttuso
R. Guttuso, Crocifissione, 1941

Guttuso, che assimilerà tutti gli insegnamenti pittorici del passato, rimarrà sempre fedele al Realismo, diventando a tutti gli effetti un rappresentante del Neorealismo. Nelle sue opere sono rintracciabili somiglianze, non solo riguardanti le tematiche, con Francisco Goya, basti osservare La crocifissione del 1937. Ben visibile è l’influenza subita dalle opere di François Millet, esponente del Realismo, che concentrò le sue attenzioni sui lavoratori ed in particolare sulla vita dei contadini.

Renato Guttuso prende parte tra il 1946 e il 1950 al Fronte Nuovo delle Arti, nell’ambito del quale dichiara, affiancato dagli altri artisti, il suo interesse per il cubismo e la sua fascinazione per Picasso; nella mostra allestita nel 1946 a Roma si presentano con il Manifesto del neo-cubismo. L’esigenza del Fronte è quella di adattare la libertà formale cubista alle tematiche ideologiche realiste, dando così inizio ad un ‘nuovo realismo’. Guttuso si fa ambasciatore in pittura delle battaglie sociali e politiche condotte sul campo dai lavoratori ed in particolare delle occupazioni che stavano in quegli anni coinvolgendo il sud e le sue terre di origine: L’occupazione delle terre incolte in Sicilia.

R. Guttuso, Occupazione delle terre incolte in Sicilia, 1949-50

All’interno del ricco panorama artistico romano riesce a prendere le distanze dai suoi colleghi e a portare avanti uno stile personale. La sua ricerca dagli anni Cinquanta lo conduce a schierarsi contro le tendenze astrattiste, seguendo e sostenendo il partito del PC e le vicende che lo coinvolgono. Costruisce e porta avanti tutta la sua carriera affiancando e affiancato dalle vicende politiche. Nel 1972 realizza I funerali di Togliatti (immagine di copertina). L’opera, conservata al MAMbo di Bologna, è considerata uno dei capolavori dell’artista siciliano. Guttuso realizza il dipinto otto anni dopo la morte di Palmiro Togliatti, avvenuta il 21 agosto del 1964, ed al suo interno inserisce una serie di figure allegoriche, tipiche nei suoi lavori.

Si spegne a Roma il 18 gennaio del 1987. Alla morte si celebrano due funerali, uno di partito e uno religioso. Guttuso lascia in eredità al comune di Bagheria molte opere, che vengono raccolte presso Villa Cattolica. Nella villa settecentesca si trova la sua sepoltura, realizzata dallo scultore Giacomo Manzù. Il museo, riaperto lo scorso anno, è stato arricchito ed integrato da una serie di lasciti importanti da parte dell’unico erede diretto, il figlio adottivo Fabio Carapezza Guttuso.

Greta Canepa per MifacciodiCultura

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