“Match Point” di Woody Allen: reminiscenze dostoevskijane

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Il film Match Point di Woody Allen, uscito nel 2005, è un thriller in parte ispirato dal celebre Delitto e castigo dello scrittore russo Fëdor Michajlovič Dostoevskij. Il film cala infatti lo spettatore all’interno della mente stessa del criminale, mettendolo a contatto con le passioni e i sentimenti contraddittori di quest’ultimo. D’altronde, la filiazione al romanzo è resa esplicita dal regista stesso: in una delle prime scene del film vediamo il protagonista, Chris Wilton (Jonathan Rhys-Meyers), che sta leggendo proprio Delitto e castigo.

Chris e Chloe

Benché il regista sembri invitare lo spettatore al confronto con la narrazione dostoevskijana (vi è una seconda citazione esplicita allo scrittore russo all’interno del film), le trame e il significato delle due opere divergono su molti aspetti. Raskolnikov, protagonista del romanzo, è infatti un giovane studente povero che nutre nelle propria solitudine grandi ideali di libertà. Obnubilato dalle proprie fantasticherie solitarie, incerto sul proprio avvenire e desideroso di aiutare la famiglia indigente, Raskolnikov decide di uccidere una vecchia usuraia per derubarla. Egli finisce però col compiere anche un secondo delitto non premeditato, assassina cioè la sorella dell’usuraia che ha assistito alla scena del crimine. In seguito, il personaggio attraverserà una grave crisi morale ed esistenziale che lo porterà a costituirsi e a intraprendere un percorso di redenzione grazie all’aiuto della religione e di una donna.

In Match Point troviamo in gioco altre tematiche: un triangolo amoroso, il conflitto tra la passione e la vita coniugale, la difficile scelta del compromesso di Chris con una situazione borghese e benestante. Tuttavia, Chris ricorda Raskolnikov per alcuni tratti della sua personalità: anche lui è un giovane povero e in cerca di un futuro, è molto introverso e tende a nascondere la sua vera natura alle persone che lo circondano.

Chris incontra Chloe, ricca e borghese, poco dopo essersi trasferito a Londra dall’Irlanda ed è subito ben accolto dalla famiglia di lei. In poco tempo il giovane si trasforma in un uomo d’affari che può permettersi delle case di extra-lusso e che passa il tempo libero all’opera. Senonché, poco dopo aver incontrato Chloe, egli ha conosciuto anche Nola, la bellissima ed intrigante fidanzata del fratello di Chloe. Chris e Nola, che fanno difficoltà a inquadrare la propria vita nei rigidi schemi di una famiglia altolocata, diventano poco dopo amanti. La vita di Chris si sdoppia: da una parte vi è il tempo della vita borghese, scandito rigidamente da tappe come il matrimonio, il lavoro e il desiderio di gravidanza della moglie, dall’altra vi è la passione travolgente per Nola, che al contrario di lui non è riuscita ad integrarsi nella famiglia londinese e che, destino vuole, rimane incinta di Chris prima di Chloe.

In un crescendo di tensione, di verità celate e di menzogne, Chris non riesce alla fine a rinunciare al suo nuovo stato borghese e preferisce prendere la decisione di assassinare l’amante. Sono proprio le scene finali quelle in cui l’influenza dostoevskijana è la più forte. Chris, infatti, in modo da crearsi una copertura, uccide e deruba un’anziana inquilina del palazzo dove Nola abita. Abbiamo quindi due vittime, di cui una totalmente ingiustificata come avveniva nel romanzo e in seguito Chris, come Raskolnikov, è indagato dalla polizia. Tuttavia, come nel romanzo, grazie a una fortunata coincidenza le accuse ricadono finalmente su un altro indagato.

Se però in Delitto e castigo, Raskolnikov, pentito e perseguitato dal ricordo della propria azione, decide alla fine di costituirsi e intraprende così una via di redenzione, la visione proposta da Match Point sembra essere molto più pessimista. Questo è dimostrato da uno dei dialoghi finali tra Chris e i fantasmi delle proprie vittime:

Nola: Preparati a pagare il prezzo Chris. Le tue azioni sono state maldestre. Piene di buchi. Come quelle di qualcuno che implori di essere scoperto.

Chris: Sarebbe appropriato se io venissi preso e punito. Almeno ci sarebbe qualche piccolo segno di giustizia. Una qualche piccola… quantità di speranza di un possibile significato.

Nola

Queste battute sono di nuovo un richiamo alla fonte dostoevskijana: Chris, come Raskilonikov, è un dilettante diventato criminale perché le sue aspettative di giovane sono state deluse dal corso della vita e che, in fondo, vorrebbe solo ritrovare la speranza che ha perso. Come nel romanzo, il castigo potrebbe significare la salvezza, essere indicatore di una possibilità di significato e di giustizia nel mondo. Eppure, sembra che nel mondo di Chris anche quest’ultima speranza sia svanita. Tutto quello che resta è il Match Point, l’istante sul quale si gioca la partita di una vita intera.

Consuelo Ricci per MifacciodiCultura

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