Paolo Sorrentino: dietro la macchina da presa, uno scrittore sensibile

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Paolo Sorrentino: dietro la macchina da presa, uno scrittore sensibile

Film di carta. Non è una definizione sgraziata, ma il modo esatto per descrivere un vero e proprio passaggio di consegne: dalla pellicola al romanzo. Stiamo parlando di alcuni grandi registi che non si sono fermati alla realizzazione di un lungometraggio, ma hanno voluto cimentarsi e mettersi in gioco con la scrittura, approfondendo molti dei vari generi letterari. Tra questi troviamo il cineasta napoletano Paolo Sorrentino, Premio Oscar per il miglior film straniero nel 2014 con La grande bellezza, che tratteggia un ritratto affascinante del nostro Bel paese che scardina luoghi comuni e patetiche ipocrisie.

Avevo sei mesi liberi e ho realizzato un mio vecchio sogno, quello di scrivere un romanzo, che mi era sempre sembrato al di sopra delle mie possibilità. Invece sono riuscito a terminarlo e poiché ero pure contento del risultato l’ho proposto alle case editrici. Così è nato questo libro.

L’esordio letterario arriva con il romanzo Hanno tutti ragione, terzo classificato al Premio Strega e pubblicato da Feltrinelli nel 2010: una storia narrata in prima persona da un cantante melodico napoletano Tony Pagoda, personaggio ispirato a Tony Pisapia (Toni Servillo) protagonista del film L’uomo in più diretto dallo stesso Sorrentino. Pagoda è un uomo cinico e disincantato, ma allo stesso tempo ogni suo monologo è accompagnato da una tenerezza imbarazzante. La sua vita, fatta di sesso, concerti e cocaina, evidenzia i temi tanto cari al regista: il disagio esistenziale e la solitudine. Il racconto è ben strutturato in ogni sua parte, le pagine scorrono via con una leggerezza graffiante, esprimendo quasi il senso di disgusto che Tony P. prova verso una società perbenista e schematica.

È evidente che in questa storia, Sorrentino aveva il desiderio di raccontare a tutto tondo un personaggio apparentemente cattivo, ma pieno di umanità. Con un linguaggio grottesco e ricco di napoletanismi, Hanno tutti ragione è un libro provocatorio, ma sensibile; una storia che mette quasi a disagio e che soprattutto è caratterizzata da una sconfinata e incontrollabile libertà, come dimostrano le parole dello stesso protagonista:

Non sopporto niente e nessuno. Neanche me stesso. Soprattutto me stesso. Solo una cosa sopporto. La sfumatura.

Il secondo lavoro del Sorrentino-scrittore arriva nel 2012 con Tony Pagoda e i suoi amici. Il protagonista è sempre il cantante napoletano fuori dalle righe, invecchiato e con un pizzico di esperienza in più. Attraverso una serie di racconti, Tony P. incontra alcuni personaggi famosi come il cantante Antonello Venditti, il giornalista e conduttore televisivo Maurizio Costanzo, il calciatore Ezequiel Lavezzi e tanti altri. Una perfetta compartecipazione di dramma e commedia; attraverso storie prive di inibizioni, questi racconti tristi e malinconici ci invitano a guardarci dentro e a interrogarci sul dilemma per eccellenza, quello sacro, antico: dove si nasconde la bellezza? Qual è il senso della nostra vita? L’autore non dona risposte, ma invita a riflettere. Con uno stile esaltante e genuino, scruta il baule dei ricordi e attraversa con intelligenza e sfrontatezza le contraddizioni, le passioni e i cavilli dell’essere umano.

Nel 2016 è la volta de Gli aspetti irrilevanti: edito da Mondadori, è una raccolta di storie che partono dagli scatti in bianco e nero del fotografo Jacopo Benassi. Ventitré volti, ventitré storie. Attraverso le immagini – troveremo un boss della camorra, una viceportiera di uno stabile signorile di Napoli, un cantante di pianobar, un avvocato – Sorrentino dà spazio alla fantasia alternando come sempre un’atmosfera narrativa ironica e triste, e mantenendo nel contempo un’universalità comune senza distinzioni.

Non mi interessano né le città, né i luoghi, né le trame. A me interessano le persone.

Parole taglienti, ironia disillusa, raffinata costruzione narrativa: questi tre elementi evidenziano la sottile linea di confine che divide lo sguardo del regista e dello scrittore. A tratti sembra esserci quasi una fusione tra le due arti: per Sorrentino, cinema e letteratura sembrano un’unica entità che attraversa con malinconia e coraggio le complesse storie umane. Se i suoi film sono capolavori esistenziali, possiamo evidenziare che anche le sue opere letterarie sono potenti strumenti critici capaci di confondere la realtà. Quella realtà, definita dalle storie del cineasta napoletano, mai scontata e terribilmente solitaria, che spesso come un megafono impazzito ci ricorda di come sia importante ricorrere alla più efficace delle medicine: la leggerezza.

Luigi Affabile per MIfacciodiCultura

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