Teheran inaugura il Monir Museum: il primo Museo iraniano dedicato a un’artista donna

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Teheran inaugura il Monir Museum: il primo Museo iraniano dedicato ad un’artista donna

Monir Museum
Moschea Shah Cheragh, Shiraz (Iran)

Il 15 dicembre 2017 è stato inaugurato a Teheran il primo museo dedicato ad un’artista donna: il Monir Museum, intitolato a Monir Shahroudy Farmanfarmaian, la cui arte è divenuta celebre in tutto il mondo durante gli anni del suo esilio negli Stati Uniti. Il museo, realizzato nei pressi degli storici giardini del parco Negarestan, gestito dall’università di Teheran, mette in mostra cinquantuno opere dell’artista, da lei stessa donate per onorare la memoria del marito Abolbashar Farmanfarmaian, docente di Legge presso l’università della capitale iraniana deceduto nel 1991.

Monir Shahroudy Farmanfarmaian, nata nell’antica capitale persiana di Qazvin nel 1924, trascorre gran parte della giovinezza a New York, dove ha la possibilità di approfondire i suoi studi in Belle Arti, iniziati a Teheran nel 1944, presso alcune delle più prestigiose facoltà americane, e dove inizia a lavorare come illustratrice freelance per riviste di moda come Glamour. Qui Monir entra in contatto con i maggiori esponenti dell’Avanguardia americana, tra cui Andy Warhol, Jackson Pollock e Willem de Kooning, con i quali stringe anche una lunga e profonda amicizia.

Monir Shahroudy Farmanfarmaian

L’artista iraniana rientra in patria alla fine degli anni Cinquanta, dove inizia ad appassionarsi all’arte tradizionale della storia del suo Paese, caratteristica che da questo momento in poi influenzerà in modo imprescindibile la sua ricerca artistica. L’arte di Monir Shahroudy Farmanfarmaian è infatti caratterizzata da forti sincretismi tra l’antica e raffinata pratica della decorazione a mosaico dei palazzi e degli edifici religiosi della tradizione, e la moderna geometria astratta. Gli incantevoli giochi di specchi, luci e riflessi presenti nelle sue opere sono quindi un omaggio verso il proprio paese e la propria cultura, che Monir non ha mai smesso di amare, neanche dopo il suo esilio con lo scoppio della Rivoluzione Islamica iniziata nel 1979, a cui fa seguito anche la confisca di numerose sue opere. Le sue sperimentazioni artistiche, difatti, hanno continuato a subire una forte influenza dall’artigianato tradizionale iraniano. Con le sue decorazioni a mosaico ispirate alle grandi moschee dell’antica Persia, Monir Shahroudy Farmanfarmaian riesce a reinventare e rendere contemporaneo il concetto di spazio, rendendolo performance, nonostante si trovi lontana dai luoghi che da sempre l’hanno ispirata.

Inaugurazione Monir Museum

Monir può tornare nel suo paese d’origine negli anni Novanta, dove tutt’ora vive. Oggi, all’età di novantatré anni, ha finalmente ricevuto un’enorme rivincita in quel suo amato Iran che in passato l’aveva costretta a rifugiarsi in America e che tanto aveva osteggiato il suo lavoro. Il Paese ha infatti deciso di dare il suo nome a un museo della capitale, decisione ancora più sorprendente in quanto si tratta del primo museo iraniano interamente dedicato a un’artista donna. Questo intervento, che si pone in un’ottica di rivalutazione di numerose figure condannate dal regime degli Ayatollah degli scorsi decenni, lancia un chiaro messaggio di apertura verso il ruolo della figura femminile all’interno del panorama culturale iraniano. L’apertura di questo museo in Iran può essere forse un segnale della modernizzazione in atto nel Paese. Una modernizzazione che, tuttavia, come accade per le opere di Monir Shahroudy Farmanfarmaian, non si dimentica del suo passato persiano e islamico.

Beatrice Obertini per MIfacciodiCultura

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