“Utopie radicali”: la mostra di una rivoluzione fiorentina

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Utopie radicali: la mostra di una rivoluzione fiorentina

Nella maestosità del Palazzo Strozzi di Firenze, nelle sale della Strozzina, vengono celebrate le opere e i concetti salienti di Superstudio, Archizoom, e associati: un evento unico a cinquant’anni dalla nascita dei movimenti architettonici più rivoluzionari degli anni ’60 e ’70, in mostra fino al 21 gennaio. Utopie radicali. Oltre l’architettura è il titolo scelto per questa “rievocazione” di coloro che ruppero lo status quo in cui era avulso il pensiero artistico fiorentino.

Utopie radicali
Safari

Per comprendere al meglio questa mostra, è però necessario conoscere il contesto sociale in cui nascono il Superstudio (Natalini, Poli, e Toraldo di Francia, etc.) e l’Archizoom (Branzi, Corretti, ed altri): è la seconda metà degli anni ’60, periodo in cui si intravedono gli effetti culturali della crescita sfrenata successiva al secondo dopoguerra. In altri termini, il consumismo inizia a determinare un nuovo modo di vivere. Questi movimenti nascono da studenti neolaureati che dimostrano una profonda insoddisfazione, unita ad una fervente necessità di dare risposte al nuovo modo di essere nato in quel periodo. Il riferimento non sono più i bisogni essenziali che un tempo caratterizzavano la vita dell’uomo, ossia di protezione e sicurezza, ma i bisogni esistenziali di rappresentarsi in figure, modelli e miti. La volontà di prendere atto di questi cambiamenti si rispecchia anche nel nome stesso: il Superstudio, tramite le sue utopie radicali, vuole dare alla luce una superarchitettura, che si adatti alla nuova società super, alla «società superproduzione, del superconsumo, della superinduzione al consumo, del supermarket, del superman e della benzina super».

I cambiamenti della società da cui questi movimenti prendono spunto sono molteplici: le sale della Strozzina sono dunque organizzate in modo da esplicare al visitatore questi temi suddividendo le opere secondo tale logica.

Non appena entrati all’interno del palazzo, si viene accolti da un grande Urboeffimero: si tratta di una della serie di creazioni del gruppo UFO, anch’esso parte delle utopie radicali, che posizionò delle enormi architetture gonfiabili in scala reale nei punti focali di Firenze. Così come al tempo poteva sicuramente apparire incongruo trovare un oggetto del genere dinanzi al grandioso duomo, tutt’ora offre un effetto simile vederlo nella corte interna di Palazzo Strozzi.

La prima sala è quella del radical pop: per alcuni radicali fiorentini, il fenomeno Pop è infatti una suggestione ben evidente. Fra i più disparati oggetti di design presenti in questa sala, salta sicuramente all’occhio la seduta Safari di Archizoom, simile ad un grande divano leopardato la cui forma ricorda appunto quella dell’impronta di un leone o un leopardo. Molto interessante è anche il divano Bazaar del Superstudio, di un colore rosa cangiante e della forma che può essere ricondotta a una zucca di cenerentola, ad una capsula spaziale, o ad una conchiglia.

Abbiamo poi la sala the human scale, dove ci ritroviamo dinanzi a delle sperimentazioni che hanno come luogo il corpo umano. Tali studi furono il frutto della liberazione sessuale di quegli anni e della necessità di affermare la propria individualità. Il ruolo tradizionale dell’architetto viene dunque ripensato con la nascita dell’architettura per il corpo, che dà vita a sperimentazioni come Vestirsi è facile, che usa come punto di partenza una progettazione rigorosa con il modulo quadrato. In questa sala possiamo trovare abiti di colori sgargianti, calzini, borse, gioielli.

Nella sala from the lunar module, abbiamo invece il risultato di ciò che il primo allunaggio della storia nel ’69 aveva prodotto nell’immaginario degli artisti. Nell’Architettura interplanetaria di Poli, abbiamo una realizzazione grafica con lo scopo di esprimere un immaginario che vede l’architettura emarginarsi fino ad astrarsi dalla terra e  giungere alla luna. Molto importanti sono anche gli Istogrammi del Superstudio, un progetto di standardizzazione estrema che investe anche le abitazioni, le città, il pianeta.

La sala utopian cities ci racconta come negli anni ’70 il modello di sviluppo fosse strettamente legato alla città: tale aspetto dell’utopismo radicale si rifà dunque alla volontà di liberarsi dalla logica del lavoro. Nasce dunque un’architettura ideale e concettuale, tutt’altro che concreta, come dimostra la No-stop city di Archizoom, dove lo spazio si estende in proporzione all’aumento del capitale. Molto importante a livello concettuale è la Supersuperficie del Superstudio, una griglia mentale che aderisce al pianeta realizzando una “vita senza oggetti”. In quest’area possiamo dunque capire al meglio cosa si intende per “utopia radicale”.

Istogrammi

La sala the green architecture abbiamo il risultato di un dissenso che decide di non subire i fenomeni di urbanizzazione imposti, ma di autocostruire il proprio ambiente fisico. Cavalcando l’ondata hippy, i radicali cercano di perseguire un’idea di architettura sostenibile per la società e per l’ambiente, con progetti come la Nuova università di Firenze di 9999 e la Città di foglie di ZzigguratNell’area denominata Teaching architecture si viene accolti una serie di piatti disposti in maniera poligonale, ciascuno dei quali rappresenta un progetto di architettura a cui l’artista Remo Buti rende omaggio tramite la sua creazione. La sala Early prints ci mostra invece il forte legame che caratterizza il rapporto tra architettura e libri, riviste, video, tutti frequentemente utilizzati dai radicali per trasmettere al meglio il proprio pensiero. L’area definita the disco club espone la liberazione del concetto di divertimento giovanile come elemento fondante della società, con opere come il Piper utopico di Poli.

Utopie radicali. Oltre l’architettura è una mostra imperdibile per gli appassionati e non solo, ricca di spunti di riflessione e opere dalla straordinaria importanza concettuale.

Utopie radicali. Oltre l’architettura
A cura di Pino Brugellis, Gianni Pettena e Alberto Salvadori
Palazzo Strozzi, Firenze
Dal 20 ottobre 2017 al 21 gennaio 2018

Adele Pittorru per MIfacciodiCultura

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