Al confine col silenzio: come il rispetto per la traduzione può aiutare la comprensione fra mondi

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Al confine col silenzio: come il rispetto per la traduzione può aiutare la comprensione fra mondi

Sembra che in questo paese la passione per una certa professione si misuri non in base ai risultati ottenuti o all’atteggiamento tenuto mentre la si porta avanti, ma invece creando le peggiori condizioni possibili per lavorare. Da un certo punto di vista, in un’agghiacciante ottica distopica potrebbe anche essere considerato un buon metodo per scremare veramente i volenterosi. Eppure, la nostra realtà non è quella di un romanzo orwelliano e ciononostante aleggia nel mondo della cultura e delle scienze umane la vivida consapevolezza e il velato timore che quelle in cui versiamo siano davvero circostanze così illogiche e assurde da rasentare il surreale. È quello che succede nel mondo dell’insegnamento, della ricerca e delle arti… e nel reame delle traduzioni non fa eccezione.

Purtroppo, in un mondo dominato dal capitalismo e dal neoliberismo ad oltranza stiamo perdendo di vista l’anima delle cose, stiamo progressivamente dimenticando di considerare il valore delle cose, anziché il loro costo.

Della traduzione si parla sempre più di costi, e giustamente da una certa prospettiva. Spesso, il pubblico dei lettori poco si interroga sull’infernale mondo delle traduzioni e di certo non si interroga sulle brutali leggi di mercato cui esse sono soggette. Il lavoro del traduttore è un lavoro invisibile e deve essere invisibile, nei termini di un lavoro sul libro che non manifesti il passaggio fra lingue di partenza e di arrivo. La maestria del traduttore è proprio lì, approssimare quasi a zero la trasmutazione da una lingua all’altra. Tanto più bravo il traduttore, tanto più impalpabile la traduzione. Questo non vuol dire, però, che anche la paga debba essere invisibile.

Da un punto di vista stipendiale, se possiamo usare questa parola, straordinariamente come sempre, il nostro paese si pone ai primi posti degli ultimi, nel senso che le paghe per i traduttori italiani sono tra le più basse. Un articolo pubblicato su The economist riporta le difficoltà del mondo della traduzione arrivando a parlare di Translator’s blues, se la situazione non è rosea oltreoceano, figurarsi da noi (per una panoramica dettagliata si rimanda alla brillante intervista a Marina Pugliano, membro attivo del sindacato traduttori).

Il riferimento iniziale alle distopie non era casuale. In questo genere di narrativa si opta per mostrare in modo palese e chiaro una realtà così diversa da quella attuale che per assurdo faccia riflettere sui mali che nel mondo reale sono invece occulti ai più, oppure mostrando un mondo totalmente rovesciato in cui ciò che noi riteniamo scontato non esiste. Procediamo, dunque, sulla falsariga di queste famose letterature. Immaginiamo un mondo senza traduttori. È sempre utile riflettere su come sarebbe il mondo se una determinata mansione non ci fosse; in nuce è il concetto dello sciopero cioè far vedere quanto si è essenziali. Sarebbe auspicabile che da un punto di vista di diritti il nostro paese immaginasse come sarebbe un’Italia senza quei pesi sociali di cui tanto si parla. Senza insegnanti (visto che la scuola è in progressivo smantellamento), senza artisti, senza poeti, senza ricercatori, senza umanisti… Anche altri settori come i giovani medici e i giovani ingegneri cominciano a vacillare e la spiegazione è sempre la stessa: “sono troppi”. E come sarebbe un mondo senza traduzioni? Senza esperti che come fragili acrobati di pongono fra abissi linguistici? Non avremmo più letteratura straniera e gli unici che potrebbero accedervi sarebbero i pochi fortunati che conoscono idiomi stranieri. Non sapremmo più montare una lavatrice o mobile dal momento che anche le istruzioni vanno tradotte. Non avremmo scambi tra le nazioni. Creeremmo un mondo di incomprensioni e di barriere, un mondo di errori di interpretazione da sempre alla base delle più terribili controversie. Giovanni Gentile, infatti, riteneva che all’origine di tutti i conflitti ci fosse una contrapposizione di verità empiriche. Tradurre è mediare fra quelle verità. Pensiamo al caso recente delle schermaglie lessicali e non tra il leader nordcoreano Kim Jong-Un e il presidente degli Stati Uniti Donald Trump. Nel settembre di quest’anno il dittatore della Corea del Nord aveva dato del “dotard” al presidente americano gettando del panico l’entourage presidenziale e innescando così una battaglia di insulti tra il colorito e l’inconsueto. Ma se questa incomprensione lessicale sparge sale sulla ferita inflitte da altre incomprensioni di ordine politico? La storia è piena di errori di traduzione che hanno portato al disastro.

traduzioneTristemente nota è la vicenda del bombardamento dell’Abbazia di Cassino. Nell’autobiografia di Sir Rupert Clarke, aiutante di campo del Feldmaresciallo Lord Alexander of Tunis, comandante in seconda delle forze alleate in Europa e responsabile delle truppe britanniche in Italia, si racconta la versione del Colonnello David Hunt, ufficiale dei servizi britannici. Secondo questa versione, un’intercettazione radio del comando tedesco fu tradotta male dall’ufficiale dei servizi e la parola tedesca abt, “abate”, fu intesa come l’abbreviazione di abteilung che significa “battaglione”. Il messaggio, Ist Abt in Kloster? (L’abate è nel monastero?) ebbe come risposta Ja in Kloster mit Monchen (Sì, nel monastero con i monaci). Ciò fu letto come una conferma del sospetto secondo cui un battaglione di tedeschi si stesse nascondendo all’interno dell’Abbazia.

Ecco perché si dovrebbe lottare per un maggior rispetto nei confronti di un mondo ingiustamente dato per scontato e derubricato come un lavoro di consultazione di un dizionario, facilmente sostituibile da Google traduttore. Come esercizio mentale dovremmo forzarci a guardare di più al valore piuttosto che al costo e poi, magari, ricordare che a un lavoro di grande valore dovrebbe corrispondere un costo, se non grande, quanto meno giusto in modo da non vivere mai al confine col silenzio.

Every language is a world. Without translation,
we would inhabit parishes bordering on silence.

George Steiner

Antonia Ruspolini per MIfacciodiCultura

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