Sulle tracce dei collezionisti del Reich: “Gurlitt, status report”

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Cornelius Gurlitt

L’emblematica eredità lasciata dal collezionista Cornelius Gurlitt al Kunstmuseum di Berna nel 2014 è ora oggetto di due mostre tra loro complementari. La prima a Berna, in Svizzera, sarà visitabile fino al 4 marzo prossimo e l’altra al Bundeskunthalle di Bonn, in Germania fino all’11 dello stesso mese.

All’apparenza sembrerebbero regolari mostre in comuni città mitteleuropee, ma in realtà la loro complementarietà crea un percorso espositivo con un che di indagine storica nell’ambito del progetto dal titolo Gurlitt, status report. L’obiettivo sembrerebbe quello di far luce sulle 1500 opere che Gurlitt figlio ha lasciato in eredità, del tutto inaspettatamente per qualche parente avvoltoio (una cugina ha avanzato l’accusa di un disturbo schizoide della personalità!), proprio al solo museo dell’arte di Berna, il quale ha però accettato solo una parte delle opere e cioè quelle che erano state acquisite in un periodo precedente alle confische naziste e i cui proprietari legali non fossero ex-nazisti. Al giorno d’oggi, però, la provenienza di questo patrimonio resta avvolta nel mistero e su di essa non possiamo che avanzare semplici speculazioni.

La mostra di Berna è intitolata Arte degenerata – confiscata e venduta e comprende quella produzione artistica a cui Hitler e il Terzo Reich affibbiarono il degradante aggettivo di degenerata per censurare e confiscare opere potenzialmente nocive per il regime nazista. Dare una nuova casa ad opere di questo tipo ha una portata morale e politica di non scarso valore poiché riporta in auge la parola del dissenso, del controcorrente o di quella che veniva considerata tale e che si è cercato per troppo tempo di tenere nell’ombra. Ad affiancare questa tematica c’è sicuramente il ricordo delle persecuzioni che molti artisti dovettero sopportare, perché autori anch’essi “degenerati”, ma anche la volontà di dare nuova visibilità all’arte contemporanea, spesso discriminata a causa di riduttivi confronti col passato che tendono a non tener conto di quella necessaria indipendenza ideologica e, quindi, artistica tra le epoche storiche.

Scena Allegorica di Chagall è tra le opere di Gurlitt

La mostra di Bonn è stata invece significativamente intitolata Gurlitt, status report: i furti d’arte dei nazisti e le loro conseguenze. Questa si concentra principalmente sulle opere sottratte ingiustamente soprattutto a collezionisti colpevoli unicamente di professare la fede ebraica, come Paul Rosenberg, un commerciante d’arte che dovette abbandonare la propria collezione quando fuggì dalla Francia assediata negli anni ’40.

Dopo l’11 marzo, le due mostre si “riuniranno” per venire ospitate nell’autunno prossimo al Martin Gropius Bau di Berlino.

Il corposo patrimonio di Cornelius Gurlitt, che sembra uscito dalla saga di Harry Potter, ci presenta essenzialmente due problemi: quello della provenienza delle opere e quello della effettiva proprietà legale delle stesse. Innanzitutto ci sembra doveroso menzionare che le opere esposte sono state oggetto di una difficile ricerca voluta dal testamento dello stesso Cornelius, secondo il quale le opere sarebbero dovute tornare ai discendenti dei legittimi proprietari. Ma le insidie in un progetto di tali dimensioni e costi hanno rallentato il processo e tutt’ora le autorità tedesche stimano che siano più di 500 le opere di difficile attribuzione.

Per quanto riguarda la provenienza, dobbiamo risalire al padre di Cornelius, tal Hildebrand Gurlitt. Questi era un rinomato collezionista e commerciante d’arte e fu chiamato a lavorare a stretto contatto con Göring, il quale aveva creato una Commissione per lo Sfruttamento dell’Arte Degenerata con l’intento di vendere queste opere all’estero in cambio di valuta straniera. Tramite un serie di compravendite, il collezionista creò un vero e proprio tesoro, comprendente opere di Pablo Picasso, Eugène Delacroix, Marc Chagall, Otto Dix, Auguste Rodin, Gustave Courbet, Henri Matisse, Claude Monet, Ernst Ludwig Kirchner, Edvard Munch, Max Liebermann, per citarne alcuni. Nel 1945, catturato dalle autorità americane, Gurlitt asserì di non aver mai collaborato con i nazisti e che gran parte di questo tesoro era andato distrutto nei bombardamenti russi di Dresda. La prima affermazione dovrebbe farci riflettere se pensiamo che la nonna paterna di Hildebrand era ebrea, mentre la seconda affermazione è chiaramente falsa, poiché la collezione fu trasportata altrove. E questo segreto è rimasto tale fino al 2010, quando agenti della dogana tra Svizzera e Germania, hanno fermato suo figlio Cornelius con in tasca 9000€ in contanti. Insospettiti, hanno ovviamente cominciato le ricerche che li hanno portati, nel 2012, a scoprire il patrimonio Gurlitt in un appartamento di Monaco. Inizialmente recalcitrante, l’ormai ottuagenario Cornelius aveva raggiunto un accordo con le autorità poco prima di morire.

Adolf Hitler da giovane aspirava a divenire un artista

Un terzo problema riguarda, poi, le opinioni di chi crede che le opere debbano tornare alla famiglia Gurlitt e che lo stato tedesco abbia sbagliato nel sequestrarle, atto che ha poi forse convinto Cornelius a lasciare il proprio patrimonio ad un museo “straniero”.

Ricostruire l’intricata vicenda dei Gurlitt appare, quindi, ancora difficile e l’alone di mistero che avvolge la provenienza di queste opere probabilmente non si dissolverà mai. Nel frattempo, non possiamo far altro che giovarci dell’opportunità di osservare finalmente quelle opere di cui, per anni, solo gli occhi di Gurlitt padre e Gurlitt figlio hanno avuto la possibilità di compiacersi.

Bestandsaufnahme Gurlitt “Entartete Kunst” – Beschlagnahmt und verkauft
Kunstmuseum Bern
Dal 2 novembre al 4 marzo 2018

Bestandsaufnahme Gurlitt. Der NS-Kunstraub und die Folgen
Bundeskunsthalle, Bonn
Dal 3 novembre 2017 all’11 marzo 2018

Valeria Bove per MIfacciodiCultura

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