Esposto in Senato il cartone di “Guernica”, un’opera che ha ancora molto da insegnarci

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Esposto in Senato il cartone di Guernica, un’opera che ha ancora molto da insegnarci

Nella Sala Zuccari di Palazzo Giustiniani fino al 7 gennaio sarà esposto il cartone di 3,10 per 7,50 metri realizzato da Pablo Picasso come base preparatoria per l’arazzo raffigurante il suo celebre quadro Guernica (che ha compiuto quest’anno 80 anni), oggi esposto nella sede dell’ONU. L’artista spagnolo infatti nell’ultima fase della sua carriera si dedicò anche alla creazione di arazzi come mezzo espressivo del proprio genio.
Realizzato nel ’55, l’esposizione presso il Senato è stata intitolata Guernica icona di pace ed è stata pensata in occasione dei 70 anni della Costituzione italiana, nata proprio dalle ceneri della terribile Seconda Guerra Mondiale.

La storia di questo cartone è molto particolare ed avventurosa proprio come quella del dipinto: durante l’occupazione nazista, per molte opere d’arte e molti artisti fu un periodo di censura talvolta sfociato nella distruzione delle opere stesse, considerate degenerate. Guernica non era da meno, tanto da spingere il miliardario e futuro politico Nelson Rockefeller a portare negli States l’opera, per la precisione al MoMA, tornando in Spagna (come voluto da Picasso) solo nel 1982, alla caduta del Franchismo. Un’opera scomoda, un segno tangibile della disperazione che porta la guerra, figure troppo forti e violente per poter essere guardate come un semplice disegno, un tratto su una tela: Picasso riuscì perfettamente a colpire le menti di tutti gli spettatori del quadro, compresi i più potenti, costringendoli a censurarla perché troppo vera.
Guernica è quindi talmente maestosa che Rockefeller ne chiede una copia all’artista, che però ribatte dicendo che non realizza mai due volte la stessa opera. Ma è qui che entra in gioco il nuovo interesse per gli arazzi: negli anni ’50 in Costa Azzurra conosce la tessitrice Jacqueline de la Baume ed inizia un sodalizio artistico, facendole trasformare in arazzi prima Harlequins poi Guernica in diverse copie, una delle quali andrà ad un entusiasta Rockfeller (che la esporrà al Executive Mansion di Albany quando diverrà governatore dello Stato di New York). Quest’ultimo ammaliato dall’arte di Picasso ma impossibilitato a possederne tutta la produzione, inizia a commissionare a Jacqueline diversi arazzi: in totale ne realizzerà 26 di cui 19 oggi conservati presso il Rockefeller Brothers Fund a Kykuit nello Stato di New York. Ogni arazzo prende vita sotto l’occhio vigile di Picasso, che spesso rifiuta e qualche volta accetta suggerimenti e modifiche, notando la bravura della tessitrice che rende talvolta ancora più belle le sue opere.

Spiegato dunque l’arcano che si cela dietro a queste “copie” delle opere di Picasso, qual è la storia del cartone oggi esposto in Senato? Nascosto e dimenticato, il suo ritrovamento è merito della storia dell’arte Serena Baccaglini, che con grande tenacia e costanza ha portato avanti un lavoro di ricerca ed indagine legato ai rapporti di amicizia di Picasso con varie persone e personalità. L’artista infatti donò opere d’arte a moltissime delle persone che lo circondavano dal barbiere al macellaio fino ad altri artisti come l’attrice Lucia Bosè o il fotografo Lucien Clergue. Proprio quest’ultimo, parlando dei cartoni, suggerì a Serena Baccaglini di cercarli in quello che un tempo era l’atelier della de la Baume. Ed infatti eccoli lì i cartoni, abbandonati in un garage, un po’ consumati dal tempo e dall’incuria, ma ancora capaci di risplendere nella loro unicità. Il cartone di Guernica ha già girato il mondo venendo esposto dalla Repubblica Ceca al Brasile, ma l’obiettivo della curatrice è quello di organizzare un’esposizione di tutti gli arazzi realizzati da Picasso e Jacqueline.

L’arazzo di Guernica campeggia oggi nella sede dell’ONU, al quale è stato donato dalla moglie di Rockefeller nel 1985: un monito contro la guerra tutt’oggi inascoltato.

Guernica, icona di pace
A cura di Serena Baccaglini
Palazzo Giustiniani, Roma
Dal 18 dicembre 2017 al 5 gennaio 2018

Carlotta Tosoni per MIfacciodiCultura

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