“Revolutija”: l’arte delle Avanguardie russe in mostra a Bologna

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Revolutija: l’arte delle Avanguardie russe in mostra a Bologna

Marc Chagall, La passeggiata, 1918

Sono trascorsi 100 anni dalla Rivoluzione russa d’ottobre e Bologna la ricorda con la mostra Revolutija. Da Chagall a Malevich, da Repin a Kandinskij, che si tiene negli spazi espositivi del MAMbo fino al 13 maggio 2018. Un evento colossale che si configura come un unicum, in cui si fronteggeranno oltre 70 opere provenienti dal Museo di Stato Russo di San Pietroburgo, selezionate da Evgenia Petrova e Joseph Kiblitskij per offrire al pubblico una visuale completa di quella che fu l’arte russa tra il 1910 e il 1920. Questa è una mostra che non si basa sul già noto, ma che per la prima volta pone accanto ai grandi maestri autori meno conosciuti che contribuirono allo stravolgimento della visione oggettiva del mondo.

Protagonista è dunque una stagione artistica di straordinaria modernità che caratterizza i movimenti culturali della Russia negli inizi del ‘900, dal primitivismo al suprematismo, senza tralasciare tappe intermedie e momenti di convivenza tra un figurativismo che arretrava e un astrattismo che avanzava. In questo modo si potrà restare positivamente travolti dalla varietà di arti che nacquero in Russia, riportando l’attenzione su artisti rimasti un po’ in ombra come Repin, Petrov – Vodkin o Kustodiev. Infatti, i più conosciuti Chagall e Kandinskij emigrarono nel 1922 conquistando immediatamente una fama internazionale, mentre Malevich divenne famoso quando le sue tele furono portate in Europa e mostrate successivamente al Guggenheim di New York. Altri artisti, invece, rimasero confinati in patria, dove non ebbero alcuna visibilità e dove la loro creatività fu sottomessa alle ragioni politiche, fino ad essere soffocata e imbrigliata dalle nuove direttive indirizzate verso il sociorealismo.

Kazimir Malevich, Quadrato nero, 1915

Saranno visibili celebri capolavori come La Cavalleria rossa, con la corsa verso il nulla in un orizzonte indefinito, e la Composizione con la Gioconda, olio, grafite e collage su tela di Malevich, senza dimenticare le iconiche Croce Nera, Cerchio Nero e Quadrato Nero; accanto, la famosissima Passeggiata di Chagall, Su bianco di Kandinskij e infine il famoso ritratto di Stalin realizzato da Pavel Filonov che va a concludere simbolicamente il percorso. Sono tutti lavori che spiegano come la rivoluzione artistica solitamente preceda quella sociale e che mostrano come le Avanguardie russe siano state testimonianza viva della vessazione provata a quel tempo, interpretata con un linguaggio visivo rivoluzionario. Infatti per gli artisti russi dei primi due decenni del ‘900, l’arte e la rivoluzione erano la stessa cosa. La pittura non si limitava a raccontarla, era la rivoluzione stessa. Gli artisti, come i bolscevichi, dovevano fare tabula rasa di tutto e ricominciare da capo. Gli stili totalmente differenti che sono visibili nella mostra Revolutija in realtà hanno un aspetto fondamentale in comune: erano un linguaggio nuovo per descrivere un mondo nuovo. Cubismo, futurismo, suprematismo non erano solo sperimentazioni: erano l’unico modo possibile per fotografare una realtà che sembrava non avere altra forma che la sua continua trasformazione.

Kazimir Malevich, La cavalleria rossa, 1932

Revolutija ci fa riflettere anche su quello che è successo dopo la Rivoluzione. Gli artisti russi hanno inventato il modernismo, il pensiero radicale e la sperimentazione. Hanno infranto le barriere tra le varie discipline e hanno capito, prima di chiunque altro, che le nuove tecnologie avrebbero cambiato il nostro modo di fare arte e di fruirla. Quegli artisti russi di cento anni fa sapevano che la distruzione dell’arte avrebbe portato non all’assenza di immagini ma a una incandescente immagine della distruzione. Artisti che riuscirono non solo a rivoluzionare il linguaggio, ma anche il mondo intero intorno a loro.

Revolutija. Da Chagall a Malevich, da Repin a Kandinsky
A cura di Evgenia Petrova e Joseph Kiblitskij
MAMbo, Bologna
Dal 15 dicembre 2017 al 13 maggio 2018

Rosa Araneo per MIfacciodiCultura

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