Amarono l’arte. Il collezionismo italiano – I Della Scala a Verona

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Amarono l’arte. Il collezionismo italiano – I Della Scala a Verona

Stemma della famiglia degli Scaligeri

Prima che Verona divenisse parte dei territori dominati dalla Repubblica di Venezia, fu in mano a una potente e ricchissima famiglia, dall’origine misteriosa, che dal 1262 al 1387 resse la città: la famiglia Della Scala o famiglia degli Scaligeri, ricchi mercanti della lana.

Differentemente dai Medici, per i Della Scala non si può propriamente parlare di collezionismo (l’epoca ancora non lo consente), ma sicuramente si può parlare di mecenatismo. Questi infatti si fecero promotori della costruzione di diversi edifici a Verona e molti castelli nel territorio da loro controllato e della loro annessa decorazione.

Nella migliore tradizione comunale italiana, nel XII secolo anche Verona fu teatro di scontro tra Guelfi e Ghibellini, scontro in cui, a differenza di Firenze dove predominarono i Guelfi, vinse il ghibellino Ezelino III da Romano. Il suo atteggiamento riottoso e bellicoso cominciò tuttavia a preoccupare l’imperatore Federico II di Svevia che gli aveva concesso il titolo di Vicario imperiale. Ezelino alla fine venne sconfitto dalla lega guelfa capeggiata da Azzo VII d’Este, che rinsaldò il suo potere in tutti i territori precedentemente controllati da Ezelino. Fino quasi alla fine del potere degli Scaligeri, che avevano acquisito un certo potere in città  già  con Ezelino, Verona rimase filoimperiale. Questo fece sì che con Cangrande della Scala, terzogenito di Mastino I della Scala che aveva assunto il governo cittadino una volta caduto Ezelino, Verona desse rifugio a Dante, esule da Firenze.

Palazzo del podestà

Uomo affabile e socievole – di lui Boccaccio scrisse «Fu uno dè più notabili e dè più magnifici Signori, che dallo Imperatore Federigo Secondo in qua si sapesse in Italia» – fu amante della filosofia e della caccia. Si occupò di finanziare i lavori di costruzione di Santa Maria della Scala. Nel 1311 con gesto simbolico elesse come propria dimora il Palazzo del Podestà, per la cui decorazione chiamò Giotto, uno dei più importanti e richiesti pittori del Trecento italiano, che stando a Vasari avrebbe realizzato pure un ritratto di Cangrande che però non ci è pervenuto. Ivi, vi ospitò Dante Alighieri, esule da Firenze, tra il 1313 e il 1318. Durante questi anni, Dante svolse per Cangrande diversi ruoli diplomatici e gli dedicò il Paradiso come testimonia l’epistola tredicesima:

[…] sovente ho esaminato i miei piccoli regali e li ho differenziati e poi vagliati, alla ricerca del più degno e gradito a voi. E non ne ho trovato uno adeguato alla vostra eccellenza più di quella sublime cantica della Commedia che si intitola Paradiso. E questa, con la presente lettera, come a Voi consacrata con propria epigrafe, a Voi la intitolo, la offro, la raccomando.

Castello Scaligero di Villafranca

Nel 1325 una malattia di Cangrande portò allo scontro dei possibili successori – Cangrande non ebbe eredi legittimi – che erano Federico della Scala, delegato imperiale, soldato e diplomatico, e Alberto e Mastino, figli di Alboino. Cangrande si rimise in forze, esiliando Federico e designando sui successori i figli del fratello Alboino. La ripresa fisica di Cangrande gli consentì di continuare a estendere il suo dominio sui territori in Veneto, fino a che non fu arrestato da un avvelenamento da digitale che ne causò la morte. Il potere andò allora a Mastino II della Scala, che cercò di estenderlo sul territorio, ma morì nel 1351 senza riuscirci. Contrariamente alla politica di questi, il suo successore Cangrande II si appoggiò a Venezia e ai Guelfi contro i Visconti. L’incertezza che ne derivò potrebbe essere la ragione della costruzione difensiva di Castelvecchio tra il 1354 e il 1356 ad opera di Guglielmo Bevilacqua. Ora Castelvecchio è il museo civico della città di Verona, scrigno di piccoli tesori del nostro passato.

Cangrande II venne ucciso dal fratello guelfo Cansignorio della Scala, responsabile della costruzione di molti edifici a Verona, tanto che con lui si diede l’appellativo di marmorea alla città . L’attuale sede della Prefettura è in realtà  una costruzione voluta da Cansignorio, che commissionò la costruzione della loggia trecentesca a due piani con stanze sovrapposte da pareti decorate ad affresco dal duo che operò in altre zone della città , Jacopo Avanzi e Altichiero di Zevio. Le arcate dei piani superiori, che sono le sole a esserci pervenute decorate, raffigurano i Cesari e gli Imperatori romani realizzati da Altichiero, a simboleggiare che la Signoria medievale scaligera era in realtà una novella Roma.

Castelvecchio

A Cansignorio seguirono uccisioni e congiure successorie. Nel 1404 prese il potere Guglielmo, figlio di Cangrande II, che fu in tutto e per tutto dipendente dai Carraresi di Padova.

Del famoso passato scaligero, in particolare del ricordo di Cangrande, Mastino II e Cansignorio della Scala, sono rimaste a simbolo soprattutto le Arche degli Scaligeri a ridosso della chiesa di Santa Maria Antica, celebrative della ricchezza e del potere dei signori di Verona. Si tratta di un monumento complesso simbolo dell’architettura e scultura gotica in Italia, ammirate nell’Ottocento tra i tanti da John Ruskin e Paul de Musset:

II Mausoleo degli Scaligeri è un’opera rara, che segna il passaggio dal Medio Evo al Rinascimento. La misura gotica comincia a civilizzarsi; il marmo tenta timidamente di ammorbidirsi. […] ma, l’Italia avendo avuto il privilegio d’arrivare sempre prima, il monumento di Verona ha preceduto di un secolo quello di Bourg en Bresse e di Nantes.

Eulalia Testri per MIfacciodiCultura

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