Donatello: l’Umanesimo espresso nel David

0 2.808

Donatello: l’Umanesimo espresso nel David

Il David

Donato di Niccolò di Betto Bardi, in arte Donatello, nasce a Firenze nel 1386 ed è uno dei padri di quell’Umanesimo che sfocerà nel Rinascimento fiorentino. Protagonista insieme ad altri artisti come Brunelleschi e Masaccio di uno dei periodi più floridi per l’arte italiana ed in particolare quella toscana, Donatello è conosciuto per essere uno scultore, un ritrattista ed un abile orafo. Firenze è costellata delle sue sculture, alcune delle quali hanno fatto la storia dell’arte italiana, come la sua opera più celebre, il David oggi esposto al Museo del Bargello. Il David – attualmente simbolo di uno dei riconoscimenti più importanti ed ambiti per il cinema italiano – è un’opera assai particolare perché non solo caratterizzata da incredibile maestria tecnica, ma anche perché aperta a più interpretazioni e ricca di riferimenti artistici e culturali che solo un pubblico erudito può cogliere. Statua in bronzo dorato, commissionata forse da Cosimo de’ Medici, creata nel 1444 e alta 158 cm, è la prima opera scultorea ad essere creata ad hoc per essere osservata da ogni lato: infatti girando attorno ad essa si possono notare via via sempre più dettagli e nessun punto sembra essere stato trascurato o lasciato al caso, è una figura a tutto tondo.

Secondo molti studiosi, il David, con il suo atteggiamento fiero e la sicurezza che emana, potrebbe essere il simbolo dell’uomo rinascimentale, ovvero la celebrazione dell’intelletto e della fierezza dell’uomo che risveglia la sua coscienza dopo gli anni bui del Medioevo. Analizzando l’immagine, si può vedere un giovane uomo dall’anatomia ben definita e proporzionata che tiene nella mano destra una spada, la testa leggermente piegata ed il piede sinistro inclinato appoggiato sulla testa di Golia. Quest’ultimo elemento e l’impostazione posturale sembrano fare chiaramente riferimento all’eroe biblico a cui la statua è dedicata, David, un giovane pastore israelita che con intrepido coraggio uccide il gigante Golia, prima colpendolo con una fionda e poi decapitandolo con la sua stessa spada: per celebrare il trionfo porterà poi la testa mozzata del gigante a Gerusalemme. Ma altri riferimenti demandano ad altrettanti personaggi ed eventi: i calzari che l’eroe tiene ai piedi sono chiaramente dotati di ali, attributi dei calzari di Mercurio; il riferimento al dio dei commerci simboleggia la famiglia Medici, committente dell’opera. L’anatomia del fanciullo ricorda poi una figura efebica, mentre sul capo l’eroe ha un cappello ornato da una ghirlanda di alloro, rimando alla cultura ed alla sapienza. Il volto sembra suggerire un’espressione enigmatica, elemento tipico di tutta la produzione dell’artista: con Donatello si introduce nel panorama artistico-scultoreo l’introspezione psicologica dei personaggi, non più rappresentati solo nella loro silhouette ma caratterizzati d’ora in poi da passioni, sentimenti, pensieri che lo spettatore può ora provare ad interpretare non solo nei quadri ma anche nelle sculture. L’enigma dello sguardo non nasconde però una certa “malizia” o meglio fierezza che traspare dal volto che sembra ricalcare quella che David doveva aver provato dopo il compimento della sua impresa e, per estensione, può far riferimento alla fierezza che caratterizza l’uomo rinascimentale per aver riposto al centro dell’attenzione culturale non più il divino o il soprannaturale ma l’essere umano in quanto tale, con le sue capacità ed il suo carisma. Infine, dettagli come la ghirlanda ornata su cui poggia David e la testa di Golia mostrano l’incredibile abilità dell’artista nel campo della cesellatura.

Madonna del Perdono

Oltre a questa opera che è senza dubbio la più famosa di Donatello, lo scultore fiorentino ha anche firmato opere ritrattistiche ed orafe di straordinario valore. Alcuni dei suoi capolavori sono senza dubbio il bassorilievo del 1458 intitolato Madonna del Perdono esposta oggi al Museo dell’Opera del Duomo a Siena, i bassorilievi che si trovano nella Basilica di San Lorenzo a Firenze e che ritraggono i Quattro evangelisti, o quello che ritrae la Creazione di Eva scolpito fra il 1405 ed il 1410 oggi esposto al Museo dell’opera del Duomo di Firenze.

Donatello con la sua arte ha sicuramente segnato un punto di svolta nella cultura scultorea italiana e non solo. Caratterizzare psicologicamente i suoi personaggi, arricchire le opere con rimandi e riferimenti culturali che non tutti sanno cogliere e che per questo rendono ancora oggi non del tutto svelati i particolari che ornano le sue sculture, sono caratteristiche che concorrono a  rendere ancora oggi il mito di questo straordinario scultore più vivo che mai.

Donatello muore nella sua amata Firenze il 13 dicembre 1466.

Ilenia Carbonara per MIfacciodicultura

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato.