Dr. Siegfried Iseman, “Un medico” di De André: l’idealista ucciso dal sistema

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Le aspettative della gioventù tendono a svanire quando si cresce e si invecchia. Tutti i buoni propositi crollano uno ad uno lasciando spazio alla realtà e la realtà è che esiste un sistema dal quale non si può uscire, se non pagandone un caro prezzo. Siegfried Iseman, quando diventò finalmente dottore, promise a se stesso che sarebbe stato «buono / e saggio e coraggioso e caritatevole col prossimo», secondo la fede cristiana che lo animava.

Perciò chiusi in bottiglia quei fiori di neve, l’etichetta diceva “Elisir di Giovinezza”

Edgar Lee Masters nell’Antologia di Spoon River non gli fa raccontare il modo in cui è morto il suo corpo, quello viene dopo, è una seconda morte anticipata da una prima ben peggiore, quella del suo idealismo.

Se il sistema prevede che la medicina sia un mestiere e non una vocazione missionaria, l’unico modo per sopravvivere con quel lavoro è farsi pagare ma, se dal dottore filantropo va solo chi è povero, questo dottore diverrà povero a sua volta. Così Siegfried tradisce il suo Credo e pur di guadagnarsi da vivere crea un Elisir di Giovinezza che lo porta ad essere «bollato come truffatore e imbroglione».

Questa poesia viene scelta da Fabrizio De André per aprire la parte del disco Non al denaro non all’amore né al cielo dedicata alla scienza. Dopo aver analizzato l’invidia, che è il sentimento che scatena negli uomini una competitività che li porta a paragonarsi continuamente agli altri, De André si concentra sulla scienza, che lui definisce come:

[…] un classico prodotto del progresso, che purtroppo è ancora nelle mani di quel potere che crea l’invidia e, secondo me, la scienza non è ancora riuscita a risolvere problemi esistenziali.

Quando De André parla di potere e sistema lo fa sempre con una nota critica e in questo caso, attraverso la vicenda cantata in Un medico, narra la storia di chi si è trovato ad essere vittima del sistema e di conseguenza ha ricercato il proprio riscatto adeguandosi, ovvero abbandonando quelli che erano stati i suoi buoni propositi. Nell’intervista con Fernanda Pivano, riguardo questo personaggio dice:

Voleva curare i suoi malati gratis, trasgredendo le regole del sistema, che di quella trasgressione si vendica imprigionandolo.

Nonostante questa canzone sia la più fedele tra quelle tratte dalle poesie di Masters, il cantautore l’ha rielaborata inserendo una modifica che ne eleva la potenza poetica. Mentre nel testo originale Siegfried era spinto dal Credo cristiano nella cura dei malati, nella versione di De André a guidarlo è il suo sogno di bambino, un sogno abbastanza potente da riuscire a resistere negli anni fino all’età adulta.

Da bambino volevo guarire i ciliegi
quando rossi di frutti li credevo feriti
la salute per me li aveva lasciati
coi fiori di neve che avevan perduti.

Un medico di Missire Art, nome d’arte di Irene Allori, olio su tela (gennaio 2014)

Quest’immagine dei ciliegi che da bianchi di fiori diventano rossi come il sangue per i loro frutti colpisce la mente del bambino che sceglie di fare il dottore «perché i ciliegi tornassero in fiore», deciso a onorare anche da uomo l’idealismo dell’infanzia. L’immagine dei ciliegi malati percorre tutta la canzone: per questo le persone vengono paragonate a «ciliegi malati in ogni stagione», quelle stesse persone povere che non possono pagare, obbligando il medico a soccombere al sistema. Disperato dalla povertà, prende quegli stessi «fiori di neve» che l’avevano incantato da bambino e li chiude in bottiglia, spacciandoli come un Elisir di Giovinezza.

L’inganno è evidente e viene punito dalla legge quando un giudice «con la faccia da uomo», ovvero troppo grande per comprendere i sogni del bambino, ancora vivo dentro all’anima di Siegfried Iseman, lo fa rinchiudere in carcere, pena che De André descrive con una poesia sublime quando canta «mi spedì a sfogliare i tramonti in prigione».

Il dottor Siegfried Iseman

Eppure, se si lascia un attimo da parte l’inganno disperato che porta il medico dentro il sistema che prima aveva detestato, attraverso quell’Elisir di Giovinezza, che De André immagina fatto di fiori di ciliegio, si riesce a percepire la poesia che assolve ogni colpa.

I fiori di neve dentro la bottiglia sono davvero l’Elisir di Giovinezza per Siegfried, ovvero ciò che gli permette di restare giovane, ciò che gli ricorda di non tradire il bambino ancora vivo in lui, perché in quella truffa c’è il ricordo del sogno, la volontà di non volersi dimenticare di quando da bambino vedeva fiorire i ciliegi in tutta la loro bellezza, convinto che la purezza di quel bianco non dovesse in alcun modo essere contaminata dal rosso sangue dei frutti. Ma questo non lo si può spiegare ad un giudice e nemmeno a chi crede che esista una pozione per restare giovani che non contenga al suo interno l’essenza del sogno di un bambino.

Jennifer Carretta per MIfacciodiCultura

1 Commento
  1. Infonotizia.it dice

    Una delle poesie migliori di tutta l’antologia, De André ha un grande merito nell’averne reso noto il significato al grande pubblico, trasformandola in una canzone.

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