Diari Immaginari – Hatshepsut, una donna come Faraone d’Egitto

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Diari Immaginari – Hatshepsut, una donna come Faraone d’Egitto

Questa rubrica tenterà di dare delle risposte al silenzio che la storia per tanto tempo ha gettato sulle muse, mogli, amanti di grandi personalità. Tuttavia, per prendere le distanze dalla “Storia dei Manuali”, cercheremo di far rivivere la “Storia delle donne” attraverso la voce delle protagoniste, immaginando e facendo nostra la loro vicenda umana. Ora, aprite il diario, e tra le righe dei pensieri entrate nell’animo di chi ha fatto la storia in silenzio. Oggi tocca a Hatshepsut.

Sfinge con il volto di Hatshepsut

Terzo giorno del primo mese di Shemu. Il faraone, il figlio di Ra, grande Ka, potente di Forza, giace malato. Di nulla si cura il potente Ra, e a discapito del “figlio” rinasce ogni mattina con il suo cerchio infuocato. Thutmose II, la natura ti rifiuta, gracile e sofferente nel tuo corpo di sangue impuro. Ho dovuto subire l’offesa di essere sostituita da te, figlio di una concubina, nel comando che mi spetta di diritto. Tu, grande faraone, sei nato da un’unione carnale tra mio padre e una sguattera, dall’impasto dei loro sudori celati dal buio della notte. Io, invece, nipote del Grande Liberatore, sono stata generata dall’unione tra il grande e potente Amon e mia madre, la nobile Ahmose. Il divino Amon la vide in tutta la sua bellezza e volendosi unire a lei si mostrò in tutta la sua divinità e la fecondò come una splendente rugiada.

Sarcofago di Hatshepsut

In molti già mi temono, sanno bene cosa desidero nel profondo del mio cuore. Hatshepsut, Faraone d’Egitto. Inaccettabile, nevvero? Una donna dovrebbe reincarnare il potere di Osiride? Invece che a reincarnarlo sia quel rifiuto umano di Tuthmose II, va bene a tutti. Ed io non sono semplicemente una donna, io sono una e duplice. La mia Ka(anima) è maschile, sento in me muoversi le brame della guerra. Nella notte sogno il fragore delle battaglie, gli sguardi supplichevoli degli sconfitti in ginocchio davanti la mia regalità. Il mio corpo, invece, è fecondo come Hapi, la piena del Nilo, accogliente come le sue onde. Mai mi farò chiamare con l’appellativo di Iside, mai sarò relegata al ruolo di madre e compagna silente. Compirò il mio destino. Tutto l’Egitto crescerà sotto la guida della potente Hatshepsut. Sarò madre e padre di questa mia terra, nelle mie braccia cullerò le dune dei deserti, cucirò edifici immensi per vestirla, accoglierò benevola con preghiere la proluvie piangente del Nilo, con la forza respingerò chiunque voglia attaccarla. Tutto il popolo riconoscerà il mio acume, sarò ricordata nei secoli avvenire. Vedo le concubine che si aggirano nel palazzo, libellule variopinte, sono contente della loro piccola esistenza. Io, invece, non sono contenta nemmeno come “Grande sposa”. Gli dei mi chiamano, la malattia di Thutmose è un segnale. Da moglie benevola dovrei invocare Sejmet, dio della misericordia e della salute. Ma io invoco te, Horus, dio della potenza vincitrice, affinché trionfi il volere degli dei, e te, Osiride, affinché accompagni il transito di mio marito nell’Oltretomba, e te, Sekhmet, la “femmina potente” per allontanare le forze malvagie dalla mia ascesa alla guida d’Egitto.

Statua di Hatshepsut mutilata per damnatio

Hatshepsut (1513/1507 a.C. circa– 16 gennaio 1458 a.C.) è stata una regina egizia, quinta sovrana della XVIII dinastia. Fu l’unica figlia del faraone Thutmose I e della sposa Ahmose, e nipote del grande Amenofi I. Alla morte del padre, il regno che sarebbe spettato a lei per legittimità dinastica, passò nelle mani del fratellastro Thutmose II, figlio del faraone e una concubina, e Hatshepsut ne divenne “Grande sposa reale”. Il regno del gracile Thutmose II durò solo tre anni. Alla morte del marito la corona passò formalmente al figlio Thutmose III, che all’epoca aveva solo tre anni, pertanto Hatshepsut assunse la reggenza. Con un colpo di stato, epurò la corte dai sostenitori del defunto marito e, con i suoi nuovi consiglieri, organizzò una grande campagna di propaganda a sostegno della sua discendenza nobile e divina e quindi della legittimità del suo potere.  Fu tra i migliori faraoni egizi, e durante il suo regno assunse epiteti ed attributi regali maschili. Con sei campagne militari consolidò il controllo egizio su alcune regioni di confine. Ordinò la costruzione di centinaia di edifici tra Alto e Basso Egitto, e abbellì con monumenti il complesso templare di Karnak. Si occupò della formazione del figlio Thutmose III, che sarebbe diventato uno dei più grandi e celebrati faraoni egizi. Dopo la sua morte, le generazioni successive provvidero ad una progressiva damnatio memoriae di Hatshepsut, frantumando le statue a lei dedicate o i riferimenti nelle iscrizioni. Per secoli il suo nome è rimasto nell’ombra, sopraffatto dalla storia delle figure di faraoni uomini che l’hanno preceduta e seguita. Dalla sua mummia, recentemente identificata e conservata al Cairo, emerge l’immagine di una donna  molto attraente, morta all’età di cinquant’anni.

Chiara Di Giambattista per MIfacciodiCultura

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