Lezioni d’Arte – L’America emozionale di Georgia O’Keeffe

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Corn no. 2, 1924

È stata una vita lunga un secolo quella di Georgia O’Keeffe (Madison, 1887 – Santa Fe, 1986), americana verace innamorata della propria terra, un viaggio che attraversa tutto il ventesimo secolo. Ispirata fin da giovanissima dal paesaggio rurale del Wisconsin e dalla fattoria nella quale cresce, racconta con il pennello ciò che la circonda, quell’America semplice delle campagne. Quando ad inizio secolo i pittori americani scelgono come tema la modernità, il cambiamento urbano che stavano vivendo, ed i profili delle città nei dipinti erano fatti di fabbriche e fumo, lei controcorrente intraprendeva la strada dell’astrattismo.

Insieme a lei pochi pionieri dell’avanguardia americana, tutti radunati nella Little Gallery, la 291 di Alfred Stieglitz, suo futuro marito. E se il mercato preferiva il realismo e il paesaggio, per l’O’Keeffe l’arte era sentimento e pura emozione. Dipingere era come chiudere gli occhi, respirare, e lasciarsi guidare dalle immagini della natura pura ed incontaminata che amava. Il suo fu un approccio spirituale alla tela che serviva ad alimentare la propria anima, liberando tutta l’energia positiva attraverso gli acquerelli e gli oli. Stieglitz concluse l’attività della propria galleria proprio con Georgia O’Keeffe, non appena vide lei e le sue opere si innamorò perdutamente di entrambe, considerandola una delle artiste americane più interessanti del panorama. Era vent’anni più anziano di lei ed era anche già sposato ma quello che nacque fu un sodalizio estremamente forte, nell’arte come nella vita.

Georgia e Stieglitz

Dopo essersi sposati Georgia si trasferisce a New York, una città che la conquista. Stieglitz immortalava gli angoli più belli della città nelle sue fotografie, moderne e affascinanti, realizzate di notte o sotto la neve. Proprio dal mezzo fotografico, dalla visione ravvicinata e dall’atmosfera notturna l’O’Keeffe prende spunto per i dipinti che raccontano a suo modo la metropoli americana. Sceglie un punto di vista ravvicinato, il dettaglio, affidando le proprie sensazioni ad un oggetto e al colore brillante, ama partire da una grande macchia. Dalla finestra della propria stanza dipinge la città che dorme illuminata solo dalla luna, ammaliata dallo skyline urbano.
La sua ricerca è in continuo movimento ed in continua evoluzione, così se l’inverno lo trascorre in città la bella stagione preferisce passarla a Lake George, nella tenuta di famiglia. La natura diventa la fonte d’ispirazione più grande. Gli alberi, i fiori, il paesaggio arido vengono ingigantiti e ritratti sulla tela.

White Iris, N. 7, 1957

Colori pastello, vibranti, danno nuova luce alle forme esagerate dei suoi paesaggi astratti. I suoi fiori, le opere che la resero più celebre, diventano delle vere icone moderne. La O’Keeffe rimane fortemente convinta che gli artisti americani dovevano trovare la propria identità nella terra, nelle proprie origini, per questo intraprende il viaggio emozionale della pittura alla ricerca di un oggetto da dipingere, per poter raccontare in modo vero e sincero la sua America. Lo farà per tutta la vita, anche quando dopo la morte del marito si rifugerà in New Mexico e le sue tele si riempiranno dell’arido deserto, delle carcasse di animali abbandonate per strada, delle nuvole, dei fiumi e del cielo limpido.

Se ogni artista dell’epoca è alla ricerca di una propria visione dell’America, quella di Georgia O’Keeffe è tra le più autentiche, un viaggio di sensazioni, odori, emozioni che esplodono sulla tela nelle forme più semplici e comuni. E se la sua produzione artistica è forte e indipendente lo stesso si può dire della sua vita privata in cui si mostra una donna sicura – nonostante l’aspetto gracile e spigoloso – spregiudicata nel mostrarsi come modella per i nudi che le dedicherà il marito, icona di stile e di intraprendenza.

Alejandra Schettino per MIfacciodiCultura

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