John Lennon: l’eroe imperfetto che con la musica immaginò la Pace

0 1.493

John Lennon: l’eroe imperfetto che con la musica immaginò la Pace

John Wiston Ono Lennon nacque 9 ottobre 1940, oggi meglio conosciuto come John Lennon. La madre gli diede come secondo nome quello di Churchill. Lui, dopo il matrimonio, prese il cognome di Yoko Ono, nel ’69.

FILE - OCTOBER 5: 50 Years Since The First Beatles Single Released: A Look Back At The Beatles A group portrait of the Beatles, straightening their ties, backstage at the Odeon Cinema in Luton on 6th September 1963. (L-R) Paul McCartney, George Harrison, Ringo Starr, John Lennon. (Photo by Tom Hanley/Redferns)
The Beatles

L’omicidio di John Lennon ormai è storia. Era la sera dell’8 dicembre 1980 quando a Manhattan un fan, preso dalla follia e dall’ossessione per l’ex-Beatle, sparò cinque colpi di pistola.

La carriera di John Lennon, è risaputo, iniziò con i Beatles: le canzoni del gruppo risultano ancora tutte scritte da Lennon e McCartney, anche se quest’ultimo ancora non perdona il collega per non avergli lasciato Let it be, che effettivamente non venne scritta da Lennon. Nel 1970 si allontanerà definitivamente dalla band che lo rese famoso, e si gettò sulla produzione assieme alla nuova moglie, con la Plastic Ono Band.

McCartney si è lamentato di come l’omicidio di Lennon lo abbia reso un martire, rendendolo come l’unico dei Beatles. Effettivamente, la fama di John su tutti gli altri è diventata, con il tempo, sempre maggiore. Forse il vecchio Paul cova un po’ di rimorsi di gioventù, o forse gli anni hanno acuito la sua rabbia: certo è che la fama di Lennon post-mortem è stata anche favorita da come la Storia abbia reso le sue lotte attuali ancora oggi, a distanza di trent’anni.

Con o senza i Beatles, abbandonati, forse, per la sua nuova donna.

La figura di Yoko Ono è sempre stata controversa: ancora oggi, molti la vedono come la vera causa che portò allo scioglimento dei Beatles. In realtà, forse, lei fu solo un motivo in più: l’uso sempre maggiore di eroina aveva ormai trasformato la personalità di John Lennon, e i vari tentativi di disintossicarsi non erano mai funzionati davvero. Probabilmente, i quattro componenti avevano già smesso di essere un gruppo prima ancora che Yoko entrasse nelle loro vite. La poverina, da allora, viene vista come la donna dominatrice, che soggiogò uno dei più famosi cantanti e musicisti degli anni ’60: eppure, in verità, dobbiamo ringraziare proprio lei per molti pezzi della carriera solista del marito (come Imagine, di cui è diventata ufficialmente co-autrice).

John Lennon
John Lennon

Paradossalmente, la musica è solo un aspetto del mito di Lennon: la sue lotte pacifiste, anticonformiste e provocatorie sono i tanti tasselli che hanno reso il piccolo e indifeso ragazzino di Liverpool una leggenda.

L’11 ottobre 1971 esce uno dei pezzi più famosi in assoluto, e non solo della sua produzione: Imagine.

Questa è una delle tante canzoni che lo hanno reso una figura totalmente dedita alla battaglia contro le guerre, le discriminazioni, l’odio: sono numerose le cover eseguite negli anni, e ancora oggi un’artista poliedrica come Lady Gaga si è seduta ad un pianoforte per suonarla. Anche Madonna, nel 2004, nel suo tour cantava una sua cover di questo inno alla pace. I Queen lo suonarono il 9 dicembre 1980 in concerto, il giorno dopo il suo assassinio.

Lennon affermò che il brano era «anti-religioso, anti-nazionalista, anti-convenzionale e anti-capitalista, e viene accettato solo perché è coperto di zucchero»: certo, potremmo dargli ragione. In Imagine c’è una critica alla sua società (che nel 1971 non era così diversa dalla nostra), all’umanità stessa, non solo alla guerra: vivere in pace non significava solo vivere in un periodo di pace, ma anche vivere, almeno per un giorno, in pace: nessuno che ti giudichi, che ti dica cosa fare, nessuna religione o alti ideali che mettano le persone le une contro le altre.

Riguardo al suo omicidio, il suo uccisore confessò poi di aver preso in considerazione di uccidere altri personaggi famosi dello star system, ma Lennon era il bersaglio più facile, con la sua abitazione facile da raggiungere e molto conosciuta. Mark Chapman, questo il nome dell’assassino di John Lennon, si scuserà poi con il mondo per aver causato tanto dolore. L’uomo, con un trascorso da tossicodipente e un ricovero in una struttura per malati mentali, era rimasto affascinato – ossessionato – dalla storia del Giovane Holden di Salinger al punto da voler imitare la vita antisociale del protagonista del noto romanzo. Dopo aver sparato a Lennon, attenderà la polizia leggendo proprio quel libro, nella più totale tranquillità.

Bed-In_for_Peace,_Amsterdam_1969_-_John_Lennon_&_Yoko_Ono_03La stessa tranquillità con cui disse al portiere del palazzo in cui John abitava «Sì, ho appena sparato a John Lennon». Inutile dire che siamo di fronte all’ennesimo gesto di un folle, talmente ossessionato dal suo idolo da aver sposato una donna orientale solo perché assomigliante a Yoko Ono. Il vero motivo per cui Chapman sparò non è mai stato del tutto chiaro: delirio di onnipotenza, per diventare famoso, o uccidere una persona famosa per diventarlo a sua volta. Eppure sembrava avercela con Lennon, che vedeva come un ipocrita arricchito che faceva la bella vita nonostante i messaggi delle sue canzoni. Forse vi furono anche motivi religiosi che spinsero l’uomo a sparare, visto che il cantante non credeva in Dio. Ma certo è difficile entrare in una mente così contorta che, seguendo a suo modo gli insegnamenti di Freud, volle uccidere quel padre che vedeva nel suo idolo. Una mente che affermò di avere un popolo di piccoli uomini al suo seguito che lo scongiurarono di non uccidere Lennon.

Nel 2016 ha chiesto per la nona volta la libertà condizionata che, nuovamente, gli è stata negata.

Imagine, comunque, non è certo l’unica canzone di John Lennon nota per il suo intento pacifista: Give Peace a Chance nasce nel ’69 durante la luna di miele un po’ particolare con Yoko Ono. I due passarono infatti il viaggio di nozze a letto: Bed-In era il loro nuovo modo di protestare. Rimasti a letto per una settimana, si ribellarono alla guerra in Vietnam: i giornalisti che accorrevano a vedere cosa stessero combinando i due, aspettandosi magari eventi pruriginosi, si trovavano davanti a marito e moglie vestiti di bianco che parlavano di pace, di diritti, di politica.

Quando gli chiesero cosa credevano di fare rimanendo a letto, Lennon rispose:

All we are saying is give peace a chance.

E da lì nacque la canzone.

Questa, rispetto a Imagine, ha sicuramente più ritmo, più movimento: ma una canzone, per essere forte, non necessita di grandi melodie, di piano e voce, di movimenti struggenti. Non serve lo zucchero, per riprendere Lennon, per parlare di Pace.

Un’altra canzone famosa è ovviamente War Is Over (Happy Xmas): tutti la pensiamo come una canzone natalizia, di quel periodo di transizione prima del Capodanno in cui tiriamo le somme di quello che abbiamo fatto durante l’anno. Abbiamo rispettato i nostri propositi? Ci siamo impegnati abbastanza? Cosa faremo per migliorarci? Ma il miglior regalo di Natale che si auspicava Lennon era solo uno: che la guerra finisse.

lennonyokoForse è un bene che non sia qui per vedere che non è mai successo niente di tutto ciò.

John Lennon non credo avrebbe mai voluto essere idolatrato, eletto a leggenda, simbolo per molte battaglie, anche a proposito alle volte. Lennon preferiva essere un eroe della classe operaia, come se fosse l’unica possibilità per uscire da tutto quello che ci circonda: forse, lui, non era propriamente un «working class hero with somethin’ to be».

La vita gli riservò diverse sorprese e, da ragazzino che aveva perso la mamma e forse con poche speranza, era diventato un cantante famoso, più famoso di Gesù, insieme ai Beatles.

John Lennon era qualcosa di più: era un eroe imperfetto, con i suoi difetti, i suoi errori e il demone della droga alle spalle. Ma, nonostante tutto, ha sempre lottato perché il mondo potesse vivere in pace. E Yoko Ono, che ancora viene criticata, oggi invece lotta per ricordarlo. Perché sicuramente lei è l’unica ad averlo vissuto come uomo, oltre alla fama e alla chitarra, alla TV e tutto il resto. Lei è la donna che, nel 2015, riunisce migliaia di persone per costruire un enorme simbolo della pace per ricordarlo. Forse, lo amava davvero, nonostante tutto remasse contro di lei; e il mito di Lennon, oltre a quello che abbiamo sempre visto, magari anche esagerato da stampa e TV, esisteva davvero anche nell’intimità del loro matrimonio.

Marta Merigo per MIfacciodiCultura

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato.