poesia

#EtinArcadiaEgo – Come leggere la poesia di oggi ed essere felici

Non è facile parlare descrivere con chiarezza la poesia moderna. In particolare cresce il problema di come risolvere le contraddizioni al suo interno: ci si trova infatti di fronte a una realtà con tantissime sfaccettature ma allo stesso tempo simile in forma, tema e diffusione. Alcuni si rifiutano persino di considerarla poesia. I pareri degli esperti si sprecano, si accavallano l’uno sull’altro le sentenze da bar sport, (o meglio, da scadente caffè letterario) divise fra distruttori accaniti e detrattori puristi.  E noi, semplici fruitori, come ci dobbiamo comportare?

Guido Catalano

Il buon studioso, anche a tempo perso, deve fare le sue analisi sull’argomento, ed è bene farle anche ora: che cosa si intende per lirica o poesia moderna? Innanzitutto, che è sbagliato chiamarla moderna: essa è contemporanea, e lo è non solo perché sfrutta mezzi di comunicazione contemporanei (internet e social) ma anche per il suo adeguarsi e mutare secondo le esigenze del pubblico e non seguendo, almeno volontariamente, modelli preesistenti. La poesia contemporanea si basa su un rapporto immediato e diretto con il grande pubblico, ed è a questo grande pubblico che si rivolge.

Come ci si rivolge al pubblico oggi? Le vie sono essenzialmente tre, anche se una è più quantificabile come uno sviluppo delle prime due: da un lato, i social network, dall’altro gli attacchinaggi e infine l’evento. La prima via in realtà è un possibile punto di partenza anche per la seconda, perché i social sono la base di qualsiasi esperienza artistico-culturale contemporanea. Spesso, la diffusione avviene e resta sui social, venendo condivisa, retwittata o semplicemente inserita come accompagnamento di una fotografia pubblicata. Sarebbe un errore pensare ai social come a un libro di poesie otto-novecentesco: è anzi più vicino alle esperienze del basso medioevo, in cui i codici (anche quelli non di ambito letterario e contenenti ad esempio sentenze giuridiche) venivano riempiti da poesie per non sprecare pergamena e venivano letti solo dai (pochi) in grado di leggere quelle carte, e dunque non diffuse.

Le esperienze poetiche nate sui social tendono a rimanervi, finché qualcuno spunta nella mischia e trova dei lettori appassionati che vanno a cercare i suoi pezzi. L’attacchinaggio può essere uno sviluppo di questa situazione (raro) o più comunemente un percorso parallelo: l’attacchinaggio consiste nel attaccare fogli con su scritte varie poesie sui muri delle città. Alcuni scelgono il graffito o il murales, ma il concetto è lo stesso. Un caso diffuso è quello del MEP (Movimento per l’Emancipazione della Poesia) che ha creato un progetto su scala nazionale, addirittura imponendo l’anonimato agli autori aderenti. L’appoggio social è utile se non indispensabile anche a queste realtà, che pur non avendo scopo di lucro o di fama singolare puntano a crescere e a farsi conoscere. Terza via, e forse avvertibile come sviluppo finale delle prime due, l’evento pubblico. Quest’ultimo step non è riservato a tutti: spesso richiede una discreta base di appassionati, un nome che convinca un locale a ospitare un artista perché sa che potrà attirare un pubblico pagante. Nelle piccole realtà, anche un esordiente o comunque un semi-sconosciuto può trovare un posto dove poter leggere le proprie poesie, come un caffè locale o una piccola libreria. Alcuni sono riusciti a fare il grande salto: Guido Catalano e Gio Evan sono al momento i migliori rappresentanti della poesia contemporanea di grande successo. Catalano si può tranquillamente definire il padre della lirica degli ultimi 8-10 anni, mentre Evan è stato bravissimo nel cogliere la bontà del modello-Catalano e rimodellarlo su una diversa cura della forma e dei contenuti.

Analizzati i poeti, come prendere le critiche? Non per voler dare ragione a Orazio (poeta, e che poeta, dell’età di Augusto) ma come spesso accade est modus in rebus. Perciò, mettiamo i giusti puntini sulle i da entrambi i lati: perché si, sbagliano entrambi. Sbagliano i detrattori a dire che non si tratta di poesia, perché come fece notare Dino Formaggio, «l’arte è tutto ciò che chiamano arte». Il Novecento ha distrutto l’arte e la poesia fino alle radici, sradicandola da tutto ciò che di accademico contenevano, e il pubblico lo ha apprezzato perché si è sentito parte di questa distruzione.

E tuttavia sbagliano anche i distruttori fini a se stessi, perché l’arte è fatta di distruzioni e novità che si sono divise i periodi storico-culturali, e perché la leggerezza con cui i poeti di oggi parlano d’amore non è che il ritorno della lirica dei duecenteschi siciliani, resa moderna dal pubblico. E se si parla di distruzione beh, forse Marinetti avrebbe da dire due o tre parole a riguardo…

Luca Mombellardo per MIfacciodiCultura

  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
By on dicembre 7th, 2017 in Articoli Recenti, BOOK Crossing

RELATED ARTICLES

Leave Comments

1 × cinque =

Su Facebook

Su Instagram

Su Twitter