Caporetto

Cento anni da Caporetto: l’Italia moderna nel film di Davide Ferrario

La disfatta di Caporetto

Qual è il significato reale della disfatta di Caporetto? Essa può assumere una duplice lettura, venendo associata al Piave e a Vittorio Veneto, oppure coincidendo con il momento in cui gli Italiani hanno saputo alzare la testa e rimboccarsi le maniche. Le tante Caporetto della nostra storia ci insegnano qualcosa su noi stessi molto più che le vittorie: questo è uno dei concetti chiave su cui si basa Cento anni, il nuovo film di Davide Ferrario presentato recentemente al Torino Film Festival, sezione Festa Mobile. Dal 4 dicembre è nelle sale italiane con la distribuzione di Lab 80 Film e con una produzione targata Rossofuoco e RAI Cinema, e racconta quattro periodi storici che hanno segnato la storia d’Italia dal 1917 ad oggi: oltre all’evento già citato, il film ci narra anche la Resistenza e il conseguente post-fascismo, la strage di Piazza della Loggia e l’attuale crisi demografica. Tra gli artisti coinvolti nel progetto: Massimo Zamboni, musicista ex CCCP e CSI, gli attori Marco Paolini e Diana Hobel, il poeta Franco Arminio e il violoncellista Mario Brunello.

Cento anni è un lavoro innovativo per il sessantunenne cineasta cremonese, molto diverso dallo stile prettamente narrativo utilizzato nel suo precedente film Dopo mezzanotte (2004) che gli valse la candidatura a tre premi David di Donatello. In Cento anni la parte iniziale del lungometraggio appare teatrale, sia per le interpretazioni dei personaggi che per la fotografia, per poi lasciare spazio successivamente ad un taglio più da docufilm.

Alla domanda che Ferrario propone frequentemente, ovvero a cosa servono i morti?, egli cerca di trovare una risposta mettendo in luce le vicende personali e storie di vita vissuta tra le memorie dei profughi della prima Caporetto, ambientando le vicende nei luoghi delle altre Caporetto del Novecento, dalla Risiera di San Sabba alla diga del Vajont. Racconta i fatti contenuti nel libro L’eco di uno sparo (Einaudi, 2016), che sono parte integrante della storia familiare di Massimo Zamboni: il nonno, ex gerarca fascista, viene ucciso da due partigiani, ma scriteratamente uno dei due finirà per uccidere l’altro. Seguono le interviste ai testimoni della strage di Piazza della Loggia consumatasi a Brescia nel 1974, sintomo di un dopoguerra figlio di una situazione irrisolta: i riferimenti politici a quel Movimento Sociale Italiano che apparentemente ricalca le orme del disciolto Partito Nazionale Fascista non si sprecano e sono di solenne attualità. Ai giorni nostri, è di pregnante consistenza la stessa domanda che sembra emergere dalle intenzioni del regista: Come si può permettere che ancora oggi ci sia chi veda nel modello fascista un punto di partenza per una società migliore? I movimenti di estrema destra stanno dilagando in tutta Europa, non memori e sufficientemente consci di ciò che la storia del Vecchio Continente ci ha insegnato e lasciato in eredità. Lo scorso 29 novembre si è verificata un’irruzione squadrista di 13 neofascisti di Veneto Fronte Skinhead nella sede di Como senza frontiere, associazione che si occupa di accoglienza agli immigrati proprio nella città lombarda. Sull’onda degli avvenimenti degli Anni di piombo e di questi atti intimidatori odierni, tali forme di violenza vengono denunciate dal regista sul profilo etico e morale, ma anche ponendo una velata richiesta di modernizzazione della realtà legislativa, ad oggi troppo flessibile e discrezionale in materia.

Davide Ferrario

La Caporetto moderna riguarda lo svuotamento demografico, soprattutto al Sud: è solo dello scorso anno, del resto, il record minimo di nascite dall’Unità d’Italia fino ad ora, con 100.000 emigranti verso l’estero. Rispetto alle statistiche precedenti, i cittadini italiani sono 179.000 in meno e gli stranieri sul suolo dello Stivale sono 39.000 in più. È cresciuto fino ad arrivare al 12,4% il dato di coloro che decidono di spostarsi all’estero partendo dall’Italia. Tutto ciò sta portando ad un invecchiamento della popolazione che Ferrario pone come un problema di futuro invecchiamento di idee. Temi da campagna elettorale che a seconda degli schieramenti avversi trovano soluzioni differenti: è giusto affidarsi agli stranieri per incrementare la crescita demografica? Che politiche sono necessarie per incentivare la fertilità italiana? Quale è il ruolo attuale della famiglia e quanto incide sulle vicende personali di ognuno di noi? La verità è che non c’è soluzione senza lungimiranza nelle prospettive. Ogni individuo si racconta. Esso non è un numero e prima o poi torna a riflettere sulle proprie radici.

Mino Guarini per MIfacciodiCultura

  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
By on dicembre 7th, 2017 in Articoli Recenti, SCREENs

RELATED ARTICLES

Leave Comments

uno + 10 =

Su Facebook

Su Instagram

Su Twitter