Manifesto di Venezia

Manifesto di Venezia: una presa di coscienza del mondo dell’informazione

Lo scorso 25 novembre, in occasione della Giornata mondiale contro la violenza sulle donne, al teatro la Fenice di Venezia è stato presentato il Manifesto delle giornaliste e dei giornalisti per il rispetto e la parità di genere nell’informazione, varato dalla Commissione pari opportunità-Fnsi su proposta del Sindacato Giornalisti del Veneto e alla cui stesura hanno collaborato la Cpo-Usigrai e lAssociazione Giulia Giornaliste. Un documento che lancia una sfida ai linguaggi della discriminazione per un’informazione più attenta e responsabile che punti a liberare le parole dalla violenza.

Il Manifesto, articolato in dieci punti e sottoscritto da quasi novecento tra giornaliste e giornalisti, è ispirato alla Convenzione di Istanbul che dal 2011 (anno in cui venne approvata dal Consiglio d’Europa) condanna ogni forma di violenza sulle donne e pone il raggiungimento della parità di genere come obiettivo primario nella lotta contro la violazione dei diritti femminili. La componente culturale è dunque posta al centro: un punto di partenza fondamentale per prevenire e curare ogni sorta di abuso legato alle parole e alle immagini che vengono quotidianamente divulgate.

Noi, giornaliste e giornalisti firmatari del Manifesto di Venezia ci impegniamo per una informazione attenta, corretta e consapevole del fenomeno della violenza di genere e delle sue implicazioni culturali, sociali e giuridiche. La descrizione della realtà nel suo complesso, al di fuori di stereotipi e pregiudizi, è il primo passo per un profondo cambiamento culturale della società e per il raggiungimento di una reale parità.

Manifesto di Venezia, 25 novembre 2017

Una corretta informazione contro ogni speculazione inutile e dannosa, contro l’uso di parole sbagliate e strumentalizzate per «evitare ogni forma di sfruttamento a fini “commerciali”» e con l’obiettivo di «superare la vecchia cultura della “sottovalutazione della violenza”: fisica, psicologica, economica, giuridica, culturale».

L’iniziativa è nata e si è consolidata nella città lagunare, una scelta non casuale: Venezia è la città che diede i natali alla prima donna laureata al mondo, Elena Lucrezia Corner Piscopia, mentre il Veneto rimane terra d’origine di Tina Anselmi, partigiana e poi politica, prima donna ad essere diventata ministra della Repubblica Italiana nel 1976. Due straordinarie personalità, entrambe delle pioniere nella lotta per la pari dignità.

Ma il Manifesto ricorda anche che a combattere per debellare la violenza di genere non possono e non devono essere soltanto le donne. Non sono solo loro a doversene occupare, lottare, parlarne. Una violenza contro ad una donna rappresenta una violazione dei diritti di quella donna come essere umano. Lo sforzo deve perciò essere comune, chiunque si consideri una persona civile dovrebbe ritenere la questione fondamentale e impegnarsi affinché la società di cui fa parte evolva in senso positivo e si liberi da stereotipi e pregiudizi ormai anacronistici.

A Venezia, pochi giorni fa, è stato dunque firmato un manifesto che è anche e soprattutto una presa di coscienza e di responsabilità da parte di tutti gli operatori dell’informazione. Una tappa decisiva in un percorso di crescita culturale della società italiana, un’occasione per riflettere sul modo in cui vengono trattate e trasmesse le notizie riguardanti molestie, abusi, femminicidi. Il Manifesto di Venezia non limita la libertà di espressione ma, al contrario, potenzia la libertà di accedere alla realtà e di farlo senza narrazioni di genere per il raggiungimento di una reale e concreta parità.

Deborah Gressani per MIfacciodiCultura

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By on dicembre 6th, 2017 in Articoli Recenti, Society

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