Gravity: il fascino dello spazio, ovvero quando la scienza incontra l’arte

Allora e Calzadilla, The Great Silence

Immergersi nel buio, muoversi inghiottiti tra le migliaia di galassie, circondati dal rumoroso silenzio dei suoni dello spazio. Tra stelle e supernova, tra sabbie lunari ed eclissi si apre Gravity, un abbraccio perfetto in cui la dicotomia tra arte e scienza si rompe e poi si fonde, dando vita a un esperimento affascinante, che denota un senso estetico del cosmo, capace di permeare tutto e tutti.
Come ha dichiarato Giovanna Melandri, già ministro dei Beni Culturali, ed oggi Presidente della fondazione MAXXI – Museo delle Arti del XXI secolo:

Questa mostra ha in sé la magia evocativa dei viaggi nello spazio. Essa è il prodotto di una inedita cordata che ha messo insieme l’IFNF (Istituto Nazionale di Fisica Nucleare, ndr) l’ASI (Agenzia Spaziale Italiana, ndr) ed il MAXXI.

Entrando nel grande spazio che ospita l’esposizione, si viene accolti dalle installazioni di Tomàs Saraceno, architetto argentino con la passione per l’astrofisica, e a colpire la nostra attenzione sono soprattutto Cosmic Concert e Echoes of the arachnid orchestra. La prima è una vera e propria installazione immersiva della quale i visitatori entrano a far parte, attraverso i loro stessi movimenti. Questi ultimi rendono possibile la costruzione di una sinfonia di suoni e vibrazioni che si miscelano con quelli cosmici, ricreando un’atmosfera surreale. La seconda opera, invece, vede protagonista un ragno (vero) che tesse una tela, le cui movenze sono amplificate da speciali microfoni capaci di intercettare suoni impercettibili, mentre il box trasparente, nel quale si trova l’insetto, viene colpito da fasci di luce capaci di farci scorgere particelle di polvere cosmica.

Il luogo conta, e qualche volta conta anche più dell’idea.

Con queste parole comincia il suo intervento Fernando Ferroni, presidente dell’INFN, che prosegue:

Qui, dal MAXXI, si può narrare il presente e indicare il futuro. Infatti, grazie anche a questa cornice, questa mostra parla senza la necessità di distinguere tra scienza ed arte. Oggi, quello che abbiamo realizzato in questo luogo è una ricomposizione della cultura, qualcosa di cui abbiamo un disperato bisogno. Esiste, soprattutto in questi tempi, la necessità di una visione globale delle cose e del mondo. Ringrazio Tomàs Saraceno perché questa mostra è spettacolare.

Continuando il nostro percorso, nella suggestiva penombra dello spazio cosmico si alternano diversi reperti: da quelli più antichi come il cannocchiale di Galileo, fino ad arrivare agli ultimi frutti della ricerca tecnologica come l’interferometro Virgo, strumento capace di misurare la variazione della distanza percorsa dalla luce dopo il passaggio di un’onda gravitazionale.

Tomas Saraceno, Aerocene

Ma Gravity – immaginare l’universo dopo Einstein non è solo questo. La mostra offre, già a partire dal 2 dicembre, un folto programma di incontri e dibattiti aperti al pubblico, dove artisti e scienziati proveranno insieme ad indagare, esplorare e riflettere sullo spazio e più in generale sui temi dell’esposizione. Il museo infatti, nei prossimi mesi, ospiterà un susseguirsi di personalità illustri e di artisti nazionali e internazionali, tra cui citiamo Fabiola Gianotti, direttore del Cern, e Fernando Ferroni, presidente dell’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare, per passare poi agli artisti Laurent Grasso e Neri Marcorè, fino all’astronauta Samantha Cristoforetti solo per citarne alcuni.

Gravity, quindi, per lo meno nelle intenzioni dei suoi ideatori, vuole farsi coraggiosamente portatrice di un messaggio e propugnatrice di un’idea ambiziosa. Questa mostra è un invito a riscoprire l’umanesimo in una dimensione nuova che non separa arte e scienza, ma le riunifica in una radice comune: la cultura. In fondo, nell’osservare l’immensità di un cielo stellato, chi saprebbe distinguere quello che stiamo guardando? È arte o scienza? E poi, gettare uno sguardo sull’infinito può avere lo stesso valore dell’emozione intensa che proviamo guardando un capolavoro come La notte stellata di Van Gogh? Non lascia anch’essa addosso quello stesso senso enigmatico e quel brivido nel pensare a quanto siamo piccoli e insignificanti difronte alla incommensurabile vastità dell’universo?

Gravity – Immaginare l’universo dopo Einstein
A cura di Luigia Lonardelli, Vincenzo Napolano, Andrea Zanini
MAXXI, Roma
Dal 2 dicembre 2017 al 29 aprile 2018

Stefano Mauro per MIfacciodiCultura

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By on dicembre 6th, 2017 in Articoli Recenti, Mostre, Visual & Performing ARTs

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