#EtinArcadiEgo – “Pinocchio” tradotto in emoji: un progetto tutto italiano

0 1.018

#EtinArcadiEgo – Pinocchio “tradotto” in emoji: un progetto tutto italiano

Le emoji come linguaggio universale? Non è uno scherzo, ma un progetto tutto italiano, partito da una docente di linguistica dei media dell’Università di Macerata, che ha utilizzato i social network per un esperimento sociale sfociato poi nella riflessione sul senso della nostra lingua. Il risultato di questo lavoro è la pubblicazione di un’edizione de Le avventure di Pinocchio completamente tradotto in emoticon language. Uno scherzo? No, e ora vi spieghiamo perché.

PinocchioTutto è partito da Francesca Chiusaroli, la docente di linguistica sopra citata, che ha ideato un progetto di web writing molto particolare. La lingua utilizzata infatti non è l’italiano o tantomeno l’inglese, né una di quelle che siamo abituati a sentire. Si tratta infatti di emoji language, interamente costruito sulle emoticon utilizzabili sui social e nelle app di messaggistica. Inoltre, dato che la lingua per sua natura è strumento di comunicazione e relazione, la “traduzione” di Pinocchio è avvenuta su Twitter, permettendo a chiunque di dare il proprio contributo. Il risultato è stato pubblicato per Apice Libri, e contiene al suo interno il testo originale a fronte per un maggior confronto con il testo e una grammatica con glossario per avvicinarsi con più facilità a questa nuova lingua artificiale. «Questo – spiega la professoressa Chiusarioli, lei stessa autrice del volume insieme a Federico Sangati e Johanna Monti –  il primo esperimento al mondo che è riuscito nell’obiettivo di costruire un codice condiviso».

Quello che potrebbe da molti essere intesa come pura analisi fine a se stessa ha in realtà scatenato via web diversi interessanti dibattiti su come esprimersi con delle semplici emoji. In fondo ogni lingua è un insieme di segni a cui l’usus e la regolamentazione grammaticale hanno attribuito determinati significati a dei simboli che ne erano inizialmente privi. Inoltre, un linguaggio costruito a tavolino come quello delle emoticon è stato alle volte rigirato dagli utenti, che lo hanno utilizzato per esprimere qualcosa di diverso dal loro iniziale scopo. Ecco dunque che il simbolo del “batti il cinque” è ormai universalmente usato per chiedere un favore, poiché simile a due mani che si congiungono in preghiera.

Il lavoro è stato seguito da dodici-tredici traduttori italiano-emoji (tutti legati alla community on line Scritture brevi) che giornalmente e gratuitamente hanno lavorato alla costruzione di un palazzo di segni e parole. Il lavoro non è stato semplice: come ogni studente o ex che abbia avuto a che fare con il greco antico o il latino al liceo ricorda la difficoltà di rendere appieno determinati significati spostandoli da una lingua all’altra. Ad esempio, per rappresentare la colpa si è scelto l’accostamento fra uomo, donna e una mela, in ricordo del peccato originale. Il processo può apparire complicato, ma quale lingua non usa metafore, o sfumature di significato particolari in egual misura?

«La disponibilità di un comune repertorio standardizzato — si legge nell’introduzione del libro — fornisce un’interessante occasione per l’indagine linguistica, in particolare nella possibilità di verificare l’effettiva portata universale degli emoji, ovvero la capacità di rappresentazione di concetti e idee in misura indipendente dalle lingue». In un’epoca globalizzata come la nostra, in cui l’idea di una lingua universale prende piede sempre di più, questo esperimento (il primo al mondo e tutto italiano) linguistico e sociale può e deve essere studiato.

Luca Mombellardo per MIfacciodiCultura

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato.