“Macerie prime”: la nuova maturità di Zerocalcare

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Macerie prime: la nuova maturità di Zerocalcare

«Nostalgia canaglia»: sono queste le prime due parole che balenano nella mente di chi è intento a leggere un’opera di Zerocalcare, ma non in questo caso, non con Macerie Prime.

Affermare che «crescere è difficile» è un po’ come dire che il mare è salato, soprattutto per chi non ha affrontato un percorso esistenziale facile o ben delineato. Il viaggio verso il raggiungimento della vita adulta non ha mappe: al contrario, il più delle volte, una mappa non serve affatto. Siamo fermi, in mezzo alla strada, in balia di chi arriva e di chi se ne va. Cerchiamo di capire se è giusto seguire le indicazioni di qualcuno, rischiando di sbagliare, senza provare a pensare con la nostra testa o se è preferibile «diventare bravissimi a sbagliare da soli», così da essere fuori posto, ma, al tempo stesso, senza allontanarci da come ci sembra giusto essere. Macerie prime è questo: un viaggio senza meta attraverso le scelte, le ingiustizie e i sacrifici di cui è fatta la vita. L’ultimo lavoro di Zerocalcare si rivela anche essere il meno nostalgico e più introspettivo fumetto pubblicato dall’autore romano, ricco di simbolismi variegati, forti ed efficaci con i quali molti saranno sicuramente in grado di immedesimarsi.

Zerocalcare, pseudonimo di Michele Rech, torna in libreria con Macerie prime (Bao Publishing), primo atto di una narrazione che si concluderà con un secondo volume in uscita in primavera. Il celebre fumettista classe ’83, creatore di graphic novel bestseller come La profezia dell’armadillo (da cui sarà tratto il film diretto da Emanuele Scaringi e prodotta da Fandango e RaiCinema, scritto da Oscar Glioti, Pietro Martinelli, Valerio Mastandrea oltre che dallo stesso Zerocalcare, ndr) e Kobane Calling, scrive e disegna un’opera più intima che mai, su quello che sono i sogni per il futuro e lo scontro con la realtà che, inesorabile, distrugge le aspettative.

Ad un già nutrito gruppo di personaggi già abbondantemente sdoganati nei precedenti lavori dell’artista (l’amico Cinghiale, Secco) si uniscono alcuni nuovi elementi che risultano ben calibrati e distanziati al punto giusto dal resto dei comprimari. Ogni singolo elemento di questo gruppo di naufraghi alla deriva nel mare della vita si ritrova ad affrontare un personale demone della crescita che lo porterà, tuttavia, a perdere una parte di sé, come conseguenza di una nuova presa di coscienza.
Macerie Prime è un’opera corale: i protagonisti procedono lungo vie personale estremamente differenti da quelle degli altri comprimari ma il punto di arrivo sarà il medesimo. Da ciò consegue una narrazione che riconosce il giusto spazio ad ognuno creando un’intreccio di emozioni molto differenti tra loro, che ci trascina fino alla fine del volume ricca di suspense.

La grande forza di Michele Rech è sempre stata questa in fondo: raccontarci cose talvolta molto serie ed impegnative, mettendoci fin da subito a nostro agio, della serie «ahò, se mo’ ce l’ho fatta io, che voi non farcela te».

Questa è la storia della fase comune di tutti gli esseri umani: la crescita.

Scopriremo che nell’ultimo periodo gli impegni di Zerocalcare lo hanno portato ad allontanarsi un po’ (troppo) dagli amici di sempre e che qualche pezzo se l’è perso per strada. Il ritrovo sarà l’occasione per tornare a fare il punto zero della storia, per fotografare una situazione, tutta italiana, dove un quarantenne ancora non riesce a guadagnare più di 800 euro al mese, dove la superficie media di un appartamento “accessibile” è di 30 metri quadri, dove il successo altrui a volte viene visto con sospetto anziché preso ad esempio per migliorare la propria condizione. Calcare sarà chiamato dagli stessi amici a fare da sponsor per un bando di gara, proprio in virtù del suo aver avuto successo e del dover restituire un po’ del bene che si è ricevuto.

Ogni personaggio di questa storia dovrà affrontare il proprio “boss finale” per passare alla fase successiva.

Zerocalcare fa stare bene. Il suo modo di scrivere e di inframmezzare importanti riflessioni con battute, sketch e il profondo effetto nostalgia mette a proprio agio. Il “nostro amico” di Rebibbia prende un vissuto, un trascorso di tutti quanti noi e che quindi conosciamo bene, lo romanza, lo confeziona e ce lo consegna, come a dirci «hey, non hai dimenticato qualcosa?»

A volte, con artisti molto famosi, si può incappare in un effetto indesiderato della popolarità: si tende ad idolatrare tutto e a volte a dare significati alle opere che magari non esistono. Non vale per Zerocalcare perché il suo critico più severo è lui stesso, dentro le sue opere.

Per questo Zerocalcare è ancora uno di noi.

Alessia Amato per MIfacciodiCultura

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