“Rivoluzione Galileo”: Galileo Galilei ritorna ad essere docente a Padova

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Rivoluzione Galileo: Galileo Galilei ritorna ad essere docente a Padova

Santi di Tito, Ritratto di Galileo Galilei olio su tela Grassina (Firenze), Collezione Alberto Bruschi, opera presente nella mostra

È difficile ritrovare una personalità come Galileo Galilei, così rivoluzionaria e riconosciuta, della quale subiamo un fascino così irrefrenabile dovuto al suo impegno per la comunità scientifica e culturale. Egli è il padre fondatore delle scienze esatte grazie al suo intuito riguardo l’importanza di mettere a punto un metodo che potesse essere utilizzato da tutte le discipline scientifiche indifferenziatamente: con il metodo scientifico egli è riuscito a dare forma a molte teorie che vengono ancora applicate nella vita di tutti i giorni. Noi tutti siamo permeati da questo approccio che ha saputo dare concretezza e appagamento al bisogno di conoscenza comune all’essere umano, ed è grazie a questo personaggio testardo e rivoluzionario che oggi deteniamo un bagaglio di sapere così ricco e utile relativo alla natura che ci circonda, come delle conoscenze sulla Via Lattea, sulle macchie solari e lunari, sulle maree, ma soprattutto egli è ricordato per la “scoperta” (o meglio, per la rivelazione) del moto terrestre attorno al sole.

Ma Galileo non fu solo questo. Egli fu un personaggio poliedrico, impegnato in molteplici attività che dettero forma ad una personalità completa: da talentuoso musicista, a proficuo letterato, da puntiglioso critico d’arte ad artista lui stesso. La mostra Rivoluzione Galileo nella «bella Padova, culla delle arti», come descritta da Shakespeare, offre agli spettatori l’opportunità di trarre ancora insegnamenti da questo maestro così pieno di risorse. Infatti espone una grande quantità di materiale e di opere d’arte che immortalano lo spirito che Galileo immetteva nelle sue scoperte: come viene enfatizzato dal poeta Giacomo Leopardi, egli può essere ben inteso come «il primo riformatore della filosofia e dello spirito umano». Le 12 stanze della mostra, infatti, trattano del personaggio non attraverso la scissione tra le varie attività in cui egli si impegnava, bensì attraverso l’unione delle scienze e delle arti, proprio come se entrassimo nell’animo più intimo di questo personaggio.

La particolarità della mostra galileiana è chiaramente immortalata nell’attenta posizione delle stanze e dell’iter a cui il fruitore partecipa: le varie stanze si pongono come un viaggio in cui il fruitore in primis segue il cammino di Galileo nel far apprendere le potenzialità delle scoperte scientifiche e degli oggetti, attraverso il cammino cronologico che passa dai primi anni a Pisa, per poi andare a Padova e per poi giungere al processo e all’abiura.

Rivoluzione Galileo

Ciò che si pone invece come “viaggio metaforico” all’interno della mostra è rivelato attraverso la colorazione e la posizione delle stanze, per far cogliere il climax ascendente di scoperta della verità. All’inizio del viaggio, le stanze sono impresse di una atmosfera scura, con un illuminazione bassa e muri tappezzati da blu cobalto. Questo colore richiama fortemente il carattere oscuro, in cui anche la comunità risiedeva: sebbene ci fossero molte scoperte, le persone brancolavano nel buio più totale, la loro mente era posseduta da conoscenze appartenenti al senso comune e alla mitologia, e le scoperte scientifiche rimanevano lontane da quella che veniva percepita come realtà. Le ultime stanze, che appartengono alla verità che viene a galla, si aprono ad una colorazione più calda, dettata da opere che richiamano il sole, la rinascita. È in queste ultime stanze che si constata il vero e proprio risveglio della ragione: il grande riconoscimento alle opere scientifiche di Galileo trova favori solo negli anni successivi, e grandi artisti di fama mondiale dettero il merito a Galileo nel far nascere opere di altissima sensibilità e grazia. È l’esempio di Il trionfo della verità di Mussini, quadro presente all’interno della mostra, che riafferma la consacrazione della verità, ribadita dalla presenza di molti scienziati, tra i quali c’è anche Galileo. Verità si erge al centro del quadro, con una fiaccola in mano, simbolo del potere di guida, e i vari seguaci che hanno permesso il trionfo della ragione le stanno attorno con devozione. Questo quadro venne presentato a Parigi come spinta verso l’educazione morale per il popolo, ma ciò che colpisce maggiormente di quest’opera è l’inserimento di Galileo come figura fondante dell’identità scientifica.

Il trionfo della verità, Mussini

Galileo in primis fu colui che rifletté sul ruolo della verità: egli disse, con queste parole emblematiche: «Io stimo più il trovar un vero, benché di cosa leggera, che il disputar lungamente delle massime questioni senza conseguir verità nissuna», confermando con ciò quanto il potere della verità possa veramente cambiare il mondo, anche se una di piccola consistenza.

È proprio questo l’insegnamento che dovremo cogliere dal genio che fu e che tutt’ora è: bisogna cercare la verità a tutti costi, anche se contrapposta all’idea tradizionale. Essere testardi, rivoluzionari, proprio per far fronte al futuro. Cercare il vero, senza sosta, per un futuro migliore.

Rivoluzione Galileo
A cura di Giovanni Carlo Federico Villa e Stefan Weppelmann
Palazzo del Monte di Pietà, Padova
Dal 18 novembre 2017 al 18 marzo 2018

 Elisa Tiboni per MIfacciodiCultura

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