La falsa dicotomia tra ragione illuminista e sentimento romantico

0 2.190

Michel Delon, professore e ricercatore all’Università della Sorbona Parigi IV, ha pubblicato nel 1988 un saggio di letteratura intitolato L’idée d’énergie au tournant des Lumières a tutt’oggi illuminante per comprendere la cosiddetta “crisi dei Lumi” di fine Settecento. Il libro indaga un ampissimo corpus di opere letterarie maggiori e minori, così come di riflessioni estetico-letterarie, scritte tra il 1770 e il 1820, facendo vertere tutta l’analisi sull’idea di energia, concetto che non solo sembra diventare particolarmente alla moda in quel periodo ma che permetterebbe anche di comprendere il passaggio dal pensiero illuminista a quello romantico, considerati non come degli opposti, bensì in un rapporto di continuazione l’uno dell’altro.

Energia

Ho parlato sopra di crisi dei Lumi, ma bisognerebbe piuttosto riprendere il vocabolo usato dallo studioso parigino, ovvero tournant (in italiano “svolta”), che permette di mettere in evidenza come le suddivisioni nette in materia letteraria siano a volte il prodotto di una strumentazione ideologica che appiattisce e svilisce i vari movimenti. Se è vero che il Romanticismo e lo Sturm und Drang – che ne è un’anticipazione con tratti simili e non l’inizio – si affermano come contro-movimenti, è tuttavia sbagliato ritenere che il Settecento illuminista non abbia dato alcuno spazio al sentimento e alla manifestazione dell’irrazionale. È proprio nel corso del Settecento che si afferma la teoria sensualista, l’idea cioè che tutte le attività umane, persino quelle più intellettuali, siano dipendenti dalle esperienze sensoriali, senza le quali non avremmo accesso alla conoscenza del mondo e alle quali la ragione stessa è subordinata. Si tratta di una visione che capovolge le credenze su cui si era retta la concezione del mondo da secoli e che ha cambiato per sempre il nostro modo di concepire l’individuo e l’accesso alla conoscenza così come la rappresentazione artistica ed estetica. È infatti durante il secolo dei Lumi che cambia l’idea di bellezza, non più identificata con uno stato, con un’immagine ideale, ma considerata essa stessa come un processo perché soggetta a contraddizioni. La bellezza diventa una relazione tra l’autore e lo spettatore, ancora una volta più facilmente comprensibile se si tiene conto dell’idea di energia perché:

L’énergie esthétique désigne à la fois l’activité créatrice et l’efficacité de l’objet crée, l’émotion qui se trouve à l’origine de l’œuvre et celle qui est communiqué par elle.

L’energia estetica designa allo stesso tempo l’attività creatrice e l’efficienza dell’oggetto creato, l’emozione che si trova all’origine dell’opera e quella che è comunicata attraverso di essa.

Il viandante sul mare di nebbia (particoalre) di Caspar David Friedrich: idea di sublime

In questa citazione appare una parola fondamentale: l’emozione. Per capire il cambiamento nell’estetica settecentesca è necessario tenere in conto il concetto di sublime, che ha origini antiche, ma che diventa fondamentale nel corso del Settecento e verrà teorizzato dal trattato di Edmund Burke Un’indagine filosofica sull’origine delle nostre idee si Sublime e di Bello del 1757. L’idea di sublime permette ancora una volta di sottolineare come non si possa scindere il secolo dei Lumi dalla sfera dell’irrazionale, perché è proprio durante questo secolo che il piacere estetico viene identificato non solo con la bellezza ideale ma anche con tutto ciò che desta in noi paura, tensione, inquietudine, fascino, in altre parole, delle emozioni. L’opera d’arte non deve essere più una semplice descrizione, un’imitazione, ma il suo valore dipende ormai dall’impatto che ha sullo spettatore, l’opera ha una portata energetica che strappa l’uomo dall’inerzia risvegliandone l’interesse, le sensazioni, l’attività intellettuale. L’energia come concetto consente proprio di designare tutto quello che grazie al movimento o alla forza espressiva rifugge dalla staticità o dalla chiarezza analitica della rappresentazione classica. Energia quindi come dinamismo, entusiasmo, esplorazione fisica, morale, spirituale ed infine come rivoluzione: un motore, in ogni caso, che permette di sorpassare i limiti prestabiliti. Tuttavia, essa non deve essere confusa con l’idea di un positivismo lineare, di un progresso che non conoscerebbe punti di arresto o di inversione di rotta. Al contrario, persino la nozione di crisi è integrata dalla visione illuminista. È nell’epoca dei Lumi che inizia a formarsi una visione dialettica della storia ossia l’idea di un progresso che è possibile solo attraverso la critica, la messa in discussione. Per questo stesso motivo negli ultimi anni del Settecento, la concezione stessa di Illuminismo conosce una crisi. Se l’Illuminismo si fosse fissato come movimento, se fosse diventato un sistema chiuso, avrebbe perso la caratteristica che ne aveva costituito l’essenza, ossia la propria dinamicità.

Il Romanticismo è certo una critica dell’Illuminismo, ma proprio in quanto tale può esserne considerato una continuazione perché risponde alle esigenze dinamiche e di messa in discussione che il Settecento stesso aveva propugnato. Michel Delon mostra efficacemente nel suo saggio, analizzando le idee di natura, di uomo e di società in quegli anni, che tutte le grandi idee dell’Ottocento su cui la nostra cultura europea si regge oggigiorno erano già in germe nell’epoca dei Lumi.

Consuelo Ricci per MIfacciodiCultura

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato.