Francis Turner, “Un malato di cuore” secondo De André: morire d’amore

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Se esiste la traduzione italiana dell’Antologia di Spoon River nella versione e con la storia che conosciamo, lo si deve alla bellezza della poesia Francis Turner. Fernanda Pivano è solo una ragazzina quando Cesare Pavese le dà alcuni libri per farle capire la differenza tra letteratura inglese e americana. Tra questi c’è una copia dell’Antologia di Spoon River e la Pivano in un articolo uscito nel luglio 1962 ricorda:

La aprii proprio alla metà e trovai una poesia che finiva così: “mentre la baciavo con l’anima sulle labbra, l’anima d’improvviso mi fuggì”. Chissà perché questi versi mi mozzarono il fiato: è così difficile spiegare la reazione degli adolescenti.

E fra lo spettacolo dolce dell’erba, fra lunghe carezze finite sul volto

Quei due versi chiudono l’epitaffio di Francis Turner, un uomo che non ha vissuto a pieno la sua vita a causa del suo cuore malato. Eppure, ora che dorme sulla collina, vuole rivelare «un segreto che solo Mary conosce», ovvero che è morto in un pomeriggio di giugno, in un bellissimo giardino con piante e viti, mentre baciava la donna di cui si era innamorato.

Questa poesia, che ha colpito l’animo della giovane Pivano, ha ispirato con la sua bellezza anche Fabrizio De André, che ne ha tratto una delle più belle canzoni sull’amore mai scritte, Un malato di cuore, quinto brano dell’album Non al denaro non all’amore né al cielo. Questo testo chiude il lato A del disco e la serie delle canzoni dedicate agli invidiosi. Il malato di cuore si pone come alternativa all’invidia che aveva distrutto le vite del matto, del giudice del blasfemo, i quali erano riusciti a risolverla solo in negativo. Infatti lui, come spiega De André in un’intervista con la Pivano: «pur essendo nelle condizioni ideali per essere invidioso compie un gesto di coraggio e… – completa la Pivano – possiamo dire che ha scavalcato l’invidia perché a spingerlo non è stata la molla del calcolo ma è stata la molla dell’amore?».

Fernanda Pivano con Fabrizio De André

La condizione ideale per essere invidioso è data dal cuore malato che, come è narrato nelle prime due strofe che riassumono la giovinezza e l’età adulta di quest’uomo, lo rende uno spettatore della vita altrui, costretto a farsi narrare la vita dagli occhi, incapace da ragazzo di correre e giocare e da grande di bere un bicchiere di vino tutto d’un fiato. Lui, che non può vivere, invidia chi vive e potrebbe passare l’intera sua esistenza in questo modo, osservando la vita degli altri, ma arriva qualcosa che lo eleva al di sopra dell’invidia e lo getta tra le braccia della vita.

La malattia di Francis Turner diventa metafora di quella che per secoli è stata la malattia per eccellenza, l’amore, con tutte le sue terribili e meravigliose conseguenze. De André non nomina il nome dell’amata, lei resta una ragazza qualunque a cui il malato di cuore ha regalato un sorriso che «ancora ritorna in ogni sua estate».

Il ricordo di quel giorno è vago, perché Francis non ricorda chi abbia guidato chi in quel prato, se ci furono parole o se ci fu solo un dolce silenzio, se il cuore era stordito dalla sorpresa o dalla felicità e in che modo la luce illuminasse il paesaggio. Forse c’era tutto questo o poteva anche non esserci, perché non era davvero importante, ciò che contava davvero era lei e quel bacio, dato «col cuore ormai sulle labbra», e quello il malato di cuore lo ricorda alla perfezione, come ricorda il momento in cui morì «e il suo cuore le restò sulle labbra». Francis Turner ha sconfitto così l’invidia, regalando un bacio e il suo ricordo a quella ragazza.

Francis Turner

Nella canzone De André inserisce un’introduzione, «cominciai a sognare anch’io insieme a loro / poi l’anima d’improvviso prese il volo», e una chiusura, «e l’anima d’improvviso prese il volo / ma non mi sento di sognare con loro / no, non mi riesce di sognare con loro», che conclude il testo con una composizione circolare. Non esiste un’interpretazione di questi versi, ma, se si considera il verbo “sognare” come “vivere”, il significato diventa più chiaro. Il malato di cuore vuole narrare il tentativo di vivere come vivevano tutti gli altri, ma, quando la vita lo abbandona, si rende conto di non essere fatto per tutto questo.

Quindi forse la ragazza non rappresenta solo la scelta di amare: lei è anche e soprattutto la scelta di vivere, scelta che però passa attraverso l’amore. È come se il suo cuore malato potesse contenere solo piccole dosi di vita per sopravvivere, ma quelle dosi non sono abbastanza, lo lasciano insoddisfatto, e quindi lui sceglie di vivere di più e quel di più non può essere contenuto nel suo cuore. Eppure per Francis Turner una morte del genere è meglio dell’esistenza che gli sarebbe spettata, se avesse continuato ad accontentarsi di quei piccoli sorsi di vita.

Jennifer Carretta per MIfacciodiCultura

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