Oswaldo Guayasamin: contro la violenza sulle donne

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Oswaldo Guayasamin: contro la violenza sulle donne

Cabeza y mano (Il cammino del pianto)
Cabeza y mano (Il cammino del pianto)

Oggi si celebra la Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne, ufficializzata dall’Assemblea Generale dell’ONU ma stabilita nel 1981 a Bogotà da un gruppo di attiviste durante l’Incontro Femminista Latinoamericano e dei Caraibi. Le donne scelsero il 25 novembre in ricordo dell’assassinio delle tre sorelle Mirabal impegnate nella lotta contro il regime dittatoriale di Trujillos, in Repubblica Domenicana. Patria, Minerva e María Teresa, infatti, mentre si stavano recando a far visita ai loro mariti reclusi dal governo perché appartenenti, come loro, al Movimento 14 giugno, vennero costrette a scendere dal veicolo sul quale stavano viaggiando per essere in seguito uccise a bastonante. Tale crimine, reso ancora più brutale dal tentativo di simulare un incidente facendo precipitare in un dirupo l’automobile con i corpi delle donne all’interno, racconta la cattiveria dell’uomo che non è contento di vivere senza odio e sopraffazione.

Delle ripercussioni di tale cattiveria sui più deboli, sulle donne e sui bambini, se ne fece portavoce, tra i tanti, Oswaldo Guayasamin (1919 – 1999). Per tutta la sua vita, l’artista ecuadoregno dipinse affinché le persone guardando le sue tele potessero vedere le mostruosità compiute dagli uomini e si decidessero ad agire spinte dalla consapevolezza della necessità di un mondo migliore.

La mia pittura è per ferire, per graffiare e colpire il cuore delle persone. Per mostrare ciò che l’Uomo fa contro l’Uomo.

L’artista, nato nel 1919 a Quito, in Ecuador, venne definito dall’amico Pablo Neruda “il più grande pittore latinoamericano” poiché seppe raccontare con immagini crude ed angoscianti dai colori forti, l’oppressione, la miseria, l’ingiustizia sociale, il razzismo, la violenza e la sofferenza del mondo senza mai lasciare indifferenti gli osservatori ma generando invece, in loro, una pulsione di coscienza.

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Mujeres llorando (Età dell’ira)

La produzione artistica di Guayasamin, definibile espressionista, è raccolta in tre cicli. Il primo, Huacayñan che in lingua quechua significa “Il cammino del pianto”, ripercorre i viaggi dell’artista, compiuti in giovinezza, per l’America Latina. Guayasamin rappresentò, con grandi mani che trasmettono sofferenza e volti gridanti pieni di dolore quell’America indigena, nera e meticcia alla quale si sentiva appartenere essendo lui figlio di una donna meticcia e di un indigeno. Con lEtà dellira, il secondo ciclo, volle invece denunciare le tragedie del XX secolo avvenute in tutto il mondo che provocarono tanta sofferenza all’umanità. Proprio su questo tema, centrale nella vita dell’artista, è opportuno riflettere oggi. L’uomo, da solo, ha creato conflitti fin dagli albori della sua esistenza: in tremila anni ci sono state più di cinquemila guerre che hanno provocato la morte di un numero di persone sempre più grande. Nascere per combattere e ammazzare, massacrando e violentando: questo sembrerebbe il fine della nostra esistenza ed il motivo per cui la storia dell’umanità è piena di assassini considerati Grandi Uomini. Guayasamin utilizzò la sua arte per gridare che invece è opportuno iniziare a cambiare le nostre prospettive.

È necessario a tal scopo incominciare a rendere, prima di tutto, rispetto alle donne. Per migliaia di anni l’uomo le ha dominate: a lui è stata data ogni opportunità e occasione mentre alla donna, continuamente repressa e mutilata, è stata negata la possibilità di ricevere istruzione ed educazione adeguate e così la libertà e l’indipendenza necessarie per far sentire anche la propria voce. Il mondo intero, privato della differente visione femminile, nel corso dei secoli, si è allora inevitabilmente impoverito: l’uomo, chiuso nella sua dimensione, non ha avuto l’opportunità di guardare la vita con un’ottica differente.

Ternura (Età della tenerezza)
Ternura (Età della tenerezza)

Per un vero cambiamento è essenziale l’uguaglianza, erroneamente considerata una discriminante per il mondo maschile, solo in questo modo uomini e donne potranno rendere il mondo, appartenente ad entrambi, più bello perché più ricco e completo di una visione d’insieme.

In questo contesto si colloca l’Età della tenerezza, ultima tappa del percorso compiuto dell’artista, con cui volle omaggiare sua madre, e con lei le madri di tutto il mondo. Guayasamin, che tanto amò colei che lo mise a mondo, credette che proprio il rapporto madre-figlio fosse l’archetipo di ogni relazione umana basata sull’aspirazione verso un mondo in cui tutti possano vivere in armonia, senza conflitti e violenze dove vigano invece uguaglianza e condivisione.

Mia madre era come il pane appena sfornato. Mi ha dato le due vite che ho. È stata e rimane una tenera poesia. Mentre io vivo sempre ti ricordo.

 Fiammetta Pisani per MIfacciodiCultura

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