Henri de Toulouse-Lautrec: l’uomo che visse nel futuro in mostra a Milano

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Henri de Toulouse-Lautrec: l’uomo che visse nel futuro in mostra a Milano

Toulouse-Lautrec
Divan Japonais, 1893

Il 17 ottobre scorso è stata inaugurata a Palazzo Reale la mostra dedicata ad Henri de Toulouse-Lautrec dal titolo Toulouse-Lautrec. Il mondo fuggevole, che rimarrà aperta sino al 18 febbraio 2018. La monografia, curata da Danièle Devynck e Claudia Beltramo Ceppi Zevi, è pensata per creare un’esperienza quanto più immersiva per lo spettatore e raccontare la vita di un uomo che precorse i tempi proiettandosi verso il futuro.

Il percorso è suddiviso in aree tematiche che ripercorrono l’esistenza dell’artista dall’infanzia aristocratica, periodo in cui nasce l’anima artistica, sino alle sperimentazioni più mature su l’affiche. Le scelte curatoriali permettono allo spettatore di conoscere l’uomo oltre l’artista, e grazie alla disposizione delle opere, alle scelte cromatiche delle pareti, ai video e alle musiche d’epoca, si può ben percepire il processo evolutivo della creazione.

La prima parte della mostra, le cui pareti sono caratterizzate da toni rigidi e scuri, è dedicata all’infanzia e alla prima giovinezza, che vede l’affinarsi della tecnica, sono tipiche del periodo le opere a soggetto zoomorfo, cavalli e cani per lo più, molto amati dal giovane Henri già tormentato dalla picnodisostosi.

Proseguendo temporalmente il giovane abbandona il paesaggio, per approdare alla rappresentazione umana, in particolare la figura femminile suo soggetto prediletto che non lo abbandonerà mai, oltre alle conseguenti sperimentazioni grafiche, che dall’accademismo lo trasformeranno in un anacronistico precursore delle mode future. Personalità curiosa e vorace di stimoli, si appassiona alle opere degli impressionisti, in particolare Degas da cui prenderà spunto per la realizzazione di molti soggetti femminili, a ciò si aggiunge l’inesauribile fonte di ispirazione fornita dalla cultura giapponese della quale ammira le campiture omogenee e piatte, alcune delle quali esposte in mostra, come Utamaro, Yoshitoshi e Eizen.

Lautrec in abiti giapponesi che si finge strabico, 1892 circa

Toulouse-Lautrec tende a svincolarsi dalle etichette imposte dai rigidi dettami delle scuole e delle correnti, per creare un proprio percorso individuale ed assolutamente innovativo, nel quale confluiscono tutti gli stimoli assorbiti per essere rielaborati in una sintesi compositiva proiettata su l’affiche. Lo strumento grafico, viene elevato da Lautrec a nuovo mezzo dell’espressione artistica, con il quale realizza numerose campagne pubblicitarie: si ricordano le raffigurazioni delle ballerine e degli operatori del mondo dello spettacolo quali Jane Avril e Yvette Guilbert, May Belfort e Aristide Bruant. La mostra scalda sempre di più i toni presentando tutti e 22 i manifesti realizzati dall’artista nel corso della sua vita, ciò che più affascina è il percorso progettuale della realizzazione del manifesto che accompagnano l’opera ultimata. La suddivisione delle fasi litografiche affiancate alle opere giapponesi dalle quali Lautrec potrebbe aver tratto ispirazione, permettono di comprendere meglio le scelte stilistiche che precedono il prodotto finito.

Ciò che occorre sottolineare sono due particolari offerti dalla mostra, uno di natura generale riguarda la retrospettiva dei personaggi ritratti su l’affiches, tutti enormemente famosi e allo stesso tempo custodi di una natura oscura, tormentati da un passato o da un presente che li costringe a vivere ai limiti della società. In particolare un’opera richiama l’attenzione, è una litografia del 1893 e rappresenta una Festa al Moulin Rouge, non è un quadro ultimato ma costituisce una sorta di studio della fauna sociale che frequentava il locale. Rappresenta un tripudio di forme e colori, percepibili nonostante il bianco e nero, trasporta lo spettatore in un sogno, una dimensione onirica tipicamente felliniana, dove le figure appaiono deformate e caricaturizzate nei loro attributi, una sfilata dei vizi dell’uomo. Sembra quasi di immaginare Lautrec che, seduto al suo tavolino sorseggiando l’assenzio nella confusione generale, osserva divertito lo spettacolo variopinto che gli si profila dinnanzi.

Femme retroussant sa chemise

La vena ironica è la sua firma, che non abbandona in quasi nessuna delle sue opere persino nei ritratti, alcuni dei quali riportati in mostra, tra cui figura anche l’unico autoritratto dove compie un’autoironia. Questo lato ilare di Henri così come l’indole irriverente e ribelle, trae le origini dal suo vissuto e dalle sue singolari condizioni fisiche, egli nasconde come i suoi personaggi anche un lato oscuro, insicuro e tormentato che lo porta a sviluppare una particolare sensibilità verso tutto ciò che è emarginato dalla società, trasponendo nelle sue opere una parte di sé, e in qualche modo compiendo un continuo autoritratto non convenzionale.

Una delle serie più interessanti che ha realizzato Lautrec è stata Elle, nella quale ritrae la quotidiana esistenza delle prostitute, in questa parte della mostra le pareti si tingono di un rosso lussuria, viene persino predisposto uno spioncino orizzontale al di là del quale sono state collocate delle cartoline osé dell’epoca. Gli ambienti diventano sempre più raccolti conferendo alla mostra una natura più intima e privata, per creare Elle, Lautrec si trasferì in un postribolo per diverso tempo, il risultato è superlativo, l’artista ancora una volta scava nella psicologia del soggetto e non ritrae ciò che lo spettatore si aspetta di trovare, bensì egli imprime la propria sensibilità e le proprie sensazioni su quei personaggi, lasciando incantato e interdetto chiunque li guardi persino oggi, ritraendo dai gesti considerati privi di significato ai baci omosessuali che suscitarono scalpore all’epoca.

L’allestimento di una sala della mostra

La modernità e la percezione del mondo così avanguardiste di Henri, lo hanno portato a superare i confini della standardizzazione culturale, sociale e artistica, la sua pittura à plat, l’amore per gli strumenti tecnologici e per l’idea di “prodotto artistico” pensato per i bisogni della sua società, spesso non vengono compresi del pubblico e in alcuni casi rifiutati, come accade per i precursori, egli infatti è vissuto nel suo presente ma con la mente e il cuore proiettati verso un incerto futuro, che forse ancora fatica a cogliere le infinite sfumature e indizi nascosti nel suo genio artistico.

Toulouse-Lautrec. Il mondo fuggevole
A cura di Danièle Devynck e Claudia Zevi
Palazzo Reale, Milano
Dal 17 ottobre 2017 al 18 febbraio 2018

Carolina Cammi per MIfacciodiCultura

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