“Pastry Portrait” e l’essenza Abramović: un macaron firmato Kreëmart

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Pastry Portrait e l’essenza Abramović: un macaron firmato Kreëmart

Pastry Portrait è l’innovativa impresa di Raphaël Castoriano di Kreëmart per trasformare l’identità in un gusto. Se Kreëmart fin’ora si era occupata di trasformare opere d’arte in pasticceria, ora tocca agli artisti veri e propri. Marina Abramović è il primo soggetto scelto: tre meravigliosi macaron al gusto di caffè, timo e semi di cardamomo riassumono l’essenza dell’artista serba, color oro e blu di Prussia, scelto per raccontare gli echi lontani dei suoi molti viaggi, delle cascate e degli oceani nonché la storia della sua famiglia. I macaron sono contenuti in una scatola piramidale, segno massonico dell’energia e della potenza, sulla quale campeggia lo stemma della famiglia paterna in un gioco di forza e fragilità. È una sorta di cofanetto che racchiude tutta la storia di Marina Abramović, dove ogni sua parte è una rievocazione. Uno story-telling culinario ed estetico al tempo stesso, dove attraverso tutti i sensi sì è chiamati a percepire l’essenza  dell’artista.

La sfida di Kreëmart, che lavora a stretto contatto con i migliori pasticceri e parfumeurs di Ladurée, è stata quella di sviluppare un gusto individuale, personalizzato in modo univoco per l’identità del soggetto, una sorta di ritratto catturato sotto forma di pasticceria. Ed è esattamente così che è nato un prodotto unico, specchio assoluto dei ricordi, dei sapori e delle tradizioni della Abramović, che si è prestata al Papillae Questionnaire, una serie di domande attraverso le quali Raphaël Castoriano ha potuto indagare non solo i suoi sensi ma anche il suo rapporto con lo zucchero. L’essenza dell’artista, grazie a Kreëmart, ha  così  la forma dei tradizionali dolcetti francesi. La sua degustazione vuole essere una comunione tra il pubblico, l’artista e le sue memorie.

La prima creazione di Pastry Portraitdopo essere stata presentata in esclusiva da Harrods a Londra, a Parigi alla FIAC Art Fair e ad Artissima, sarà disponibile anche a Los Angeles, Miami, New York, Tokyo e Milano. Ma questo è solo uno dei lavori di Kreëmart, l’innovativo progetto di Raphaël Castoriano iniziato nel 2009 in cui pasticceria ed arte contemporanea si fondono insieme per trovare nuove vie espressive e giocare con la comunicazione. Di questa dolce ricerca del gusto, Castoriano ne ha fatto negli anni collaborazioni importanti con Maurizio CattelanRirkrit Tiravanija, Vik Muniz, Terence Koh, Kalup Linzy, Anselm Reyle e Richard Tuttle ed ora la famosa artista serba.

Marina Abramović è forse una delle artiste contemporanee che meglio incarna il concetto di sperimentazione: regina della performance, nella sua lunga carriera ha fatto del suo corpo la cifra espressiva  della sua ricerca. Le sue performance sono diventate iconiche, rappresentazioni di un’arte non convenzionale, sempre al limite in continua evoluzione. Eppure, questa volta torna a far parlare di sé, con qualcosa che di estremo forse non ha nulla se non il tentativo di diventare essa stessa gusto, come se un grazioso dolcetto potesse contenere tutta la sua anima, tutto quel mondo che negli anni ha voluto mostrare al suo pubblico senza censure. Un progetto ambizioso, quasi un’esaltazione o forse semplicemente una piccola concessione ad una donna che  ha fatto di se stessa arte e che ora cede alla lusinghiera tentazione di  essere mangiata. Poteva forse resistere al fascino di diventare per il suo pubblico cibo, di attraversare labbra curiose e sublimare papille gustative? Un progetto troppo intrigante per non interessare un’artista come lei.

Che sia marketing, arte o pasticceria, poco conta: l’Abramović anche questa volta si offre spontaneamente al suo pubblico o così sembrerebbe. Qualche perplessità nasce spontanea, per quanto contenere Marina in delizioso boccone possa affascinare i suoi estimatori o semplicemente i buongustai. C’è qualcosa che non funziona, non tanto nel piccolo capolavoro di pasticceria quanto in un video che si presenta come una forzata campagna pubblicitaria, dove quello che poteva essere un suggestivo racconto viene quasi turbato da gesti ed espressioni forse poco spontanei o semplicemente troppo lontani da quella intensità che siamo abituati ritrovare  sul suo volto. Tra un languido ammiccamento e un assaggio al dolcetto, è come se quella tanto decantata autenticità si perdesse dietro la regia di quello che sembra essere più uno spot pubblicitario che un’azione performativa. Siamo davvero sicuri che si tratti di arte e non solo di un succulento prodotto di mercato? Basta davvero porre un gran nome dell’arte contemporanea davanti ad una telecamera per innalzare la più consueta attività di testimonial a fenomeno creativo?

Pastry Portrait è un piccolo meraviglioso cofanetto, curato nei minimi dettagli,  un trionfo della pasticceria, ma forse anche un piccolo scivolone per la celebre artista.

Martina Conte per MIfacciodiCultura

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