“Kandinsky e Cage”: la musica e la spiritualità nell’arte in mostra a Reggio Emilia

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Kandinsky e Cage: la musica e la spiritualità nell’arte in mostra a Reggio Emilia

Kandinsky, Cupo-Chiaro, 1928

Fino al 25 febbraio 2018, la Fondazione Palazzo Magnani di Reggio Emilia offre un percorso tra musica e arti visive con cui celebra i suoi 20 anni di attività espositiva, ovvero da quando il proprietario Luigi Magnani destinò la sua residenza a luogo d’arte. Kandinsky e Cage: Musica e Spirituale nell’Arte è il titolo di questa rassegna che dall’astrattismo spirituale di Kandinsky accompagna lo spettatore al silenzio illuminato di John Cage presentando, lungo il viaggio, le opere di artisti e musicisti le cui vite si sono intrecciate a quelle dei due protagonisti.

Il percorso parte sul finire dell’Ottocento quando, in Europa, si assistette al passaggio dall’arte figurativa a quella astratta e ad un’esigenza nuova di spiritualità che attingeva al patrimonio della tradizione mistica Occidentale ed Orientale. Padre dell’astrattismo fu Kandinsky (Mosca,1866 – Neuilly-sur-Seine, 1944) attivo a Monaco ma di origini moscovite come vogliono ricordare le stampe popolari russe, i lubki, presenti in mostra e possedute dall’artista nella sua abitazione.

In quel periodo il culto della linea, dell’ornamento, della forma e dei sensi, animava la città di Monaco scelta da Kandinsky per affinare la propria formazione e in cui l’oggetto di dibattito era l’opera di Klinger (Lipsia, 1857 – Großjena, 1920) eccellente pittore amante della musica e della letteratura. In mostra sono presenti le tavole dell’album Il canto del destino, contenute nella Brahms-Phantasie e che l’osservatore ha l’opportunità di far vibrare dentro sé con l’ausilio di installazioni sonore. Klinger, che reinterpretò figurativamente la lettura che la musica di Brahms diede alla parola poetica di Holderlin, interiorizzandola, offre un esempio di arte figurativa che si ispira alla musica e che a sua volta si rivolge alla letteratura.

Sorgente innovativa che ha avuto un forte impatto sulle arti figurative fu proprio la musica, considerata la più spirituale delle arti perché capace di sottrarsi alla materialità nello spazio e di muovere l’anima oltre i sensi dell’uomo, verso la vera essenza del mondo. Per Schönberg (Vienna,1874 – Los Angeles,1951), amico di Kandinsky, le categorie e i limiti fissati dalla tradizione e dall’accademia erano troppo angusti se confrontati con le vastissime possibilità della libertà e della fantasia grazie alle quali poteva mescolare ogni suono (Pezzi per pianoforte, Pezzi per orchestra op.16). Ecco che mentre nella musica, con il compositore si eliminò in un primo momento ogni collegamento con la tonalità, nella pittura venne rifiutato qualsiasi riferimento all’antico realismo; gli artisti esprimevano sè stessi con immediatezza e non il proprio gusto, la propria educazione, il proprio sapere, la propria intelligenza, o la propria abilità.

John Cage con Mike Buongiorno a Lascia o raddoppia, 1959

Le opere di Kandinsky, Paul Klee (Münchenbuchsee, 1879 – Muralto, 1940), Čiurlionis (Varėna, 1875 – Pustelnik, 1911), la protagonista femminile Marianne von Werefkin (Tula, 1860 – Ascona, 1938), e Nicolas De Staël (San Pietroburgo, 1914 – Antibes, 1955), scelte ed esposte al pubblico colpiscono in questo senso in modo profondo e intenso l’anima; le modulazioni cromatiche hanno il sapore di melodie squisite e lontane, sanno agire nell’interiorità di chi osserva attivando quel processo di empatia capace di generare compartecipazione.

Procedendo attraverso le opere di Fischinger (Gelnhausen, 1900 – Los Angeles, 31 gennaio 1967), Fausto Melotti (Rovereto, 1901 – Milano, 1986) e Giulio Turcato (Mantova, 1912 – Roma, 1995) si giunge infine allo spazio espositivo dedicato a John Cage (Los Angeles, 5 settembre 1912 – New York, 12 agosto 1992). Solitudine e silenzio vennero tradotti in musica dal compositore e divengono oggi un’occasione per il pubblico per ritornare all’ascolto del proprio respiro, dei battiti del proprio cuore immergendosi in una stanza anecoica impreziosita da una tela bianca di Rauschenberg (Port Arthur, 1925 – Captiva Island, 2008), l’amico di Cage di fronte alle cui opere, prive di forme e di cromie, il musicista ricevette l’illuminazione.Kandinsky e Cage

I have nothing to say
I’m saying it
And that is poetry
As I need it

John Cage

Kandinsky e Cage: Musica e Spirituale nell’Arte
A cura di Marina Mazzotta
Fondazione Palazzo Magnani, Reggio Emilia
Dall’11 novembre al 25 febbraio 2018

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