Venezia non è in vendita! Le grandi navi via da San Marco

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Venezia non è in vendita! Le grandi navi via da San Marco

Zerocalcare

Martedì 7 novembre a Roma si è tenuta la riunione del cosiddetto Comitatone, l’organismo creato per la salvaguardia della città di Venezia. Dopo cinque anni di silenzio e di attese (il decreto Clini-Passera è del 2012), è arrivata la decisione finale da parte del ministro dei trasporti Graziano Delrio circa la questione grandi navi:

Tutte le navi oltre le 55 mila tonnellate nell’arco di 3-4 anni andranno a Marghera.

Le gigantesche navi da crociera che da anni deturpano il paesaggio veneziano, non passeranno più davanti a San Marco ma attraverso il canale di Malamocco e approderanno a Porto Marghera, garantendo comunque il funzionamento della parte commerciale del porto.

La Clia, ossia l’Associazione internazionale dell’Industria crocieristica, ha annunciato di

Reputare positiva la decisione, poiché incontra il duplice obiettivo dell’industria del settore: la protezione a lungo termine del patrimonio rappresentato da Venezia e un futuro prospero per l’economia della città e di tutto l’Adriatico che è legata alla crocieristica

Tutti sembrano essere d’accordo, compreso il sindaco Luigi Brugnaro, che da sempre ha messo in primo piano la questione economica della presenza di un turismo di massa nella città di Venezia.

Ma siamo sicuri che questa soluzione piaccia proprio a tutti?

Costa crociere a Venezia

La laguna è un ecosistema che non può in alcun modo continuare a sostenere il transito delle grandi navi da crociera e questo sembra essere chiaro a tutti. Ma bisognerebbe aggiungere che la laguna non può essere oggetto di nuovi progetti di scavo di vecchi o nuovi canali per altre problematiche legate all’inquinamento, perché i danni ambientali sarebbero irreversibili.

Non dimentichiamo che il 18 giugno 2017, data fondamentale per la lotta contro le grandi navi a Venezia, ben 18.000 persone hanno partecipato al Referendum autogestito e hanno votato per l’allontanamento delle grandi navi dalla laguna. Un numero che non lascia dubbi sul malcontento dei veneziani che da anni combattono contro il turismo sfrenato che sta devastando Venezia. Non dare voce alle migliaia di cittadini in nome del “dio denaro” è espressione di arroganza e di poca lungimiranza sul futuro della città più bella del mondo!

In una città in cui si cammina rigorosamente a piedi, perdendosi nelle intricate calli e callette, in un sali e scendi di ponti, la presenza di navi da crociera (e di conseguenza di un’ondata sistematica di turisti) si avverte immediatamente: con questo non si sta parlando di bloccare il turismo, ma di renderlo ecocompatibile.

La battaglia per l’estromissione delle grandi navi dal Bacino di San Marco e dalla laguna è stata portata avanti dal Comitato No Grandi Navi, che tramite attività, proteste, manifestazioni e pubblicazioni, è sempre stato in prima linea:

Il traffico croceristico a Venezia è andato crescendo in maniera esponenziale, così come le dimensioni delle navi impiegate. Queste, per attraccare in Marittima – ossia in città – entrando ed uscendo dalla bocca di porto del Lido, passano per ben due volte nel Bacino di San Marco e nel Canale della Giudecca, il cuore storico di Venezia a 150 metri dal Palazzo Ducale.

Di fronte alla “soluzione” trovata martedì 7 novembre, nella quale sembra essere stato trovato un equilibrio tra il mantenimento del lavoro, dell’industria crocieristica e della salvaguardia del territorio, il Comitato No Grandi Navi replica che non esiste alcun progetto a Marghera e che prima bisogna attendere l’assenso sulla commistione di traffici da parte della Capitaneria. Inoltre è necessario sottoporre alla Valutazione di Impatto Ambientale l’adeguamento del Canale Vittorio Emanuele.

Se si pensa alle caratteristiche e all’unicità di Venezia che hanno fatto innamorare tutto il mondo, si comprenderà come tutto sta cambiando in peggio imboccando una strada di non ritorno.

Goethe descrive Venezia così:

Le case sorsero le une a fianco alle altre, le paludi, le sabbie furono rese ferme, e stabili per mezzo delle pietre, e le case cercando aria, nè più nè meno che le piante le quali crescono chiuse in spazio ristretto, cercarono a crescere in altezza, quanto loro faceva difetto in larghezza. Facendo fin da principio la massima economia del terreno, si lasciò alle strade quel tanto di ampiezza appena, che si richiede per separare le file delle case le une dalle altre, e per consentire il passo ad una persona.

Questo equilibrio delicato tra la natura e l’uomo non può essere messo a rischio per fattori economici, tantomeno essere oggetto di accordi imposti dall’alto: coloro che vivono e amano questo luogo non possono che opporsi a questi nuovi predoni del mare.

Salvare e tutelare la bellezza assoluta di Venezia è un dovere di tutti perché un patrimonio così prezioso e irripetibile appartiene a tutta l’umanità, anche a quella che nei secoli futuri potrà avere il privilegio di immergersi nel fascino di questa città.

Marta Previti per MIfacciodiCultura

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