Musa di Dalì, amante di Bowie: Amanda Lear (e il mistero della sua età)

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Amanda Lear, in teoria, nasce il 18 novembre 1939 ad Hong Kong con il nome di Amanda Tapp.

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Amanda Lear per Vogue

Ma la vita della cantante, attrice, ballerina, modella e presentatrice è sempre stata un segreto tanto quello sul famoso cambio di sesso, che lei a lungo non volle smentire. La stessa Amanda Lear ha sempre contribuito a alimentare dubbi e incongruenze sul suo passato, arrivando addirittura a spostare la sua data di nascita di diversi anni: se la data più accreditata è il ’39, ci si spinge addirittura fino al ’46 (sul sito ufficiale si trova 1950).

Quello che è certo è che la giovane Amanda, dopo aver terminato la scuola elementare, si trasferisce a Parigi per studiare presso l’Académie des beaux-arts, prima di entrare alla St. Martins School of Art di Londra.

È proprio per finanziare i suoi studi di arte che Amanda Lear conosce il mondo della moda: è nel ’65 che Catherine Harle la mette sotto contratto per un’agenzia di modelle. La Lear mai avrebbe pensato di fare la modella: una giovane donna dal seno appena accennato, con i denti troppo sporgenti e i lineamenti spiccatamente androgini come poteva diventare famosa? E invece, il caso volle che proprio quelle personalità sul filo del rasoio, con quelle fattezze così particolari, sarebbe stato un must per gli Sessanta e i successivi decenni.

È così che Amanda Lear diviene modella per Paco Rabanne e, successivamente, viene fotografata da Helmut Newton e finisce su Vogue, Elle e tante altre riviste must del settore. Tra una sfilata di Chanel e una di Yves Saint Laurent, abbandona definitivamente la scuola d’arte per approcciarsi a quel nuovo mondo in cui è così richiesta, così ambita, così ammirata.

È in questo periodo che Amanda Lear incontra un personaggio oltre ogni stile e classificazione, un pittore al di fuori di ogni schema, eccentrico e volutamente scandaloso: diviene la musa di Salvador Dalí. Il loro rapporto era oltre ogni schema: la Lear affiancava sempre l’artista e la moglie, divenendo loro compagna di viaggi, persino durante le vacanze. I due definirono il loro un rapporto tutto spirituale, votato all’arte: ma come potevano rimanere in penombra due personaggi così eccentrici, così vistosi e, soprattutto, come potevano passare in secondo piano dipinti di nudo come Vougé o Vénus aux fourrures, ove Amanda posò totalmente nuda per il grande maestro?

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Amanda Lear con Dalì

Inutile dire che diventare la musa di Salvador Dalì rese la donna sempre più famosa e sempre più ricercata, giocando e sfruttando quell’aurea scandalosa che la circondava, nella sua bellezza non convenzionale. Nel 1984 Amanda Lear pubblica anche la sua prima biografia ufficiale, My Life With Dalì, che parla del rapporto avuto con l’artista. Inutile dire che molti dati contenuti nel libro non vengono ritenuti affidabili.

Dopo il matrimonio spirituale con Salvador Dalì, Amanda Lear conobbe un altro grande uomo, con cui ebbe sicuramente più che una relazione solo di anime, è il recentemente scomparso David Bowie. La sua carriera, già senza dubbio avviata, ottiene la svolta con la copertina di For your pleasure, il disco dei Roxy Music del 1973, dove la Lear completamente vestita di pelle tiene al guinzaglio una pantera: è Bryan Ferry a volerla fortemente. Da qui inizia la conoscenza della giovane modella di un’altra grande arte che farà parte della sua vita: la musica. Ecco che Bowie la nota e incide con lei Star, canzone mai pubblicata, e Trouble, il suo singolo di esordio. È lo stesso cantante a pagarle le lezioni di canto che però non portano il singolo al successo sperato. Ma la fama arriverà con l’album di esordio, I Am a Photograph, che anche in Italia ebbe il suo discreto successo arrivando in top 10. Da qui sono estratti singoli come Tomorrow o Queen of Chinatown.

Per sua stessa ammissione, David Bowie è stato «l’unico uomo più truccato di lei con cui sia stata a letto». I due giocarono molto sulle ambiguità sessuali di entrambi: da un lato il cantante non dichiarò mai apertamente la sua sessualità (ammiccando, anzi, verso tendenze omosessuali). D’altro canto Amanda Lear sfrutta le sue sembianze smaccatamente androgine per alimentare (creare?) la leggenda metropolitana che la vedeva una donna transessuale. Alain René Tap sarebbe stato il nome da uomo della Lear, che avrebbe subito l’intervento a Casablanca per mano del noto dottor Burou. Negli anni Sessanta Amanda Lear avrebbe lavorato, sotto il falso nome di Peki D’Oslo, come ballerina e spogliarellista diretta dalla nota transessuale Coccinelle. Insomma, sul passato da transessuale di Amanda Lear c’è una vera e propria biografia.

Ma le voci sulla sessualità dubbia della ballerina vengono ampliamente smentite quando posa totalmente nuda per Playboy prima e Playmen poi, dove si mostra in tutta la sua sensualità.

Amanda Lear e David Bowie

Amanda Lear è stata però anche al cinema e, in Italia, ha lavorato soprattutto per la televisione, tra telefilm e programmi presentati. La sua carriera ha attraversato pienamente quarant’anni, tanto che lei stessa ha dichiarato qualche anno fa di voler abbandonare le scene, dopo una lunga e sicuramente florida carriera come attrice, ballerina, cantante e presentatrice, nonché pittrice.

Per quanto sia un personaggio considerato parte della cultura pop, parliamo di una donna con una carriera di 15 album di inediti, più di 50 singoli e circa 15 milioni di copie di album e 25–30 milioni di singoli venduti nel mondo. Una donna che è stata musa per personalità eccentriche come Dalì e Bowie, simboli di un secolo, ma che ha anche saputo emanciparsi e costruirsi la propria carriera, reinventadosi e adattandosi al periodo storico che attraversava.

Oggi non sappiamo esattamente quanti anni compia, ma non possiamo certo dubitare del fatto che abbia una vita da vera artista, ammaliando i più creativi e eccentrici uomini del suo tempo. E creando un personaggio degno delle più intricate trame romanzesche, tra bugie e mezze verità, che ancora oggi lascia il dubbio a qualcuno sulla sua vera sessualità… (nonostante le sue smentite).

Marta Merigo per MIfacciodiCultura

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