Distopia e scenari di mondi possibili: la scrittura di Margaret Atwood

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Distopia e scenari di mondi possibili: la scrittura di Margaret Atwood

Sono convinta che i romanzi siano un mezzo per guardare la società, un punto d’incontro tra il linguaggio e quello che scegliamo di chiamare realtà, sebbene persino questa sia una materia molto malleabile.

Distopia e scenari di mondi possibili: la scrittura di Margaret AtwoodQueste poche parole basterebbero per spiegare l’impegno di Margaret Atwood nei confronti della scrittura e della società nella quale vive. Nata a Ottawa il 18 novembre 1939, la scrittrice canadese è una fervente attivista e si batte per diverse cause tra cui i diritti delle donne, l’affermazione e la difesa dell’identità della persona, la tutela dell’ambiente e uno stile di vita, nonché scelte politiche, sempre più ecosostenibili.

Queste stesse tematiche si ritrovano nelle sue numerose opere che offrono un’attenta ed acuta analisi dello stato di salute della società occidentale contemporanea. Gli scenari dei suoi romanzi, i linguaggi utilizzati e le caratteristiche dei protagonisti hanno contribuito a rendere Margaret Atwood la scrittrice vivente di narrativa e fantascienza più premiata.

Distopia e scenari di mondi possibili: la scrittura di Margaret AtwoodNumerosi sono, infatti, i premi e riconoscimenti ricevuti durante la sua carriera, tra cui il prestigioso Booker Prize – uno dei più ambiti premi letterari di lingua inglese – vinto nel 2000 per il romanzo Assassino cieco. Copiosa e diversificata è la sua narrativa che racchiude romanzi, poesie, opere critiche, short stories e raccolte di racconti.

È tuttavia limitante definire la Atwood una scrittrice di fantascienza poiché, come ella stessa ha più volte sottolineato, la sua scrittura si affianca più a 1984 che a Star Trek. Con il famoso scrittore George Orwell, infatti, Margaret Atwood condivide la scelta del romanzo distopico ovvero la descrizione di una società immaginaria, spaventosa e ambientata nel futuro nella quale le scelte politiche e le tendenze sociali e tecnologiche sono esasperate alle più estreme conseguenze negative. A differenza della fantascienza, la distopia, per definizione amplifica gli aspetti negativi di un determinato periodo storico e mostra come la loro accettazione e sottovalutazione possa effettivamente portare alle terrificanti conseguenze raccontate nei romanzi. Il fine ultimo di questo genere letterario è la riflessione sul presente, sulla contemporaneità e sulle singole scelte quotidiane che possono influire, positivamente o negativamente, sul mondo.

L’esempio più fortunato di romanzo distopico scritto dall’autrice canadese è sicuramente Il racconto dell’ancella pubblicato nel 1985 e anch’esso vincitore di numerosi premi. Qui l’autrice immagina un regime dittatoriale alla fine del XX secolo dopo che, in uno scenario apocalittico e senza possibilità di crescita futura, guerra e inquinamento chimico e radioattivo hanno distrutto l’ambiente. La donna, utilizzata solo come strumento per procreare, appare completamente sottomessa, privata dell’identità e della possibilità di leggere o di scrivere: il suo corpo è al servizio dei Comandanti e, più in generale, dell’uomo. Il romanzo è un diario tenuto dalla protagonista dalle cui pagine emerge una società frutto della destra teocratica, della scelta di valori tradizionali, di un’esasperata e deviata interpretazione della Bibbia che fa eco, nei giorni nostri, alle varie forme di estremismo, religioso, politico e culturale, che condizionano i discorsi e le scelte quotidiane.

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Margaret Atwood, 1981 Photograph by Gordon Hay – Published in Women of Canada

Sulla stessa scia, ma con un focus tematico diverso è L’ultimo degli uomini, romanzo pubblicato nel 2003 e primo di una trilogia chiamata Madd Adam. In questo caso, lo spaventoso scenario è la conseguenza del fallimento della comunità scientifica ormai al di là dei propri limiti in un utopico intento di migliorare le condizioni di vita dell’umanità. Ad esso si affianca una riflessione sui disastri ambientali, tematiche che negli ultimi anni ha visto la Atwood particolarmente attiva a livello locale e mondiale.

Un punto di forza nella narrativa di Margaret Atwood è la vena satirica che emerge inaspettata e che riscatta il lettore posto davanti ad avvenimenti feroci e disarmanti. È una scrittura molto acuta negli argomenti e nelle scelte stilistiche e soprattutto nella volontà di mettere in dubbio gli stereotipi legati al genere femminile, al nazionalismo, alla creazione delle identità collettive a discapito dell’affermazione del singolo. Le critiche della Atwood raggiungono anche le vittime dei suoi romanzi perché non hanno reagito e hanno accettato passivamente una situazione imposta dalla prepotenza di un potere effimero.

Una tale lettura stimola imprevedibilmente partecipazione, riflessione e analisi della vita nella sua attualità ma con uno sguardo teso al futuro.

Lisa di Iasio per MIfacciodiCultura

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