Amore e rimpianto: Orna Donath e il tabù delle madri pentite

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Amore e rimpianto: Orna Donath e il tabù delle madri pentite

Regretting Motherhood

Si diventa donne quando si hanno le mestruazioni per la prima volta per poi coronare questo grande dono portando in grembo il seme della vita, poiché l’utero è il dono più grande che madre natura ci abbia fatto. Questo è quello che (implicitamente o meno) ci hanno sempre insegnato. Secondo l’opinione comune, la maternità è un’esperienza degna di merito e prodiga di benefici per la donna, una scelta da abbracciare senza esitazioni e di cui è impossibile pentirsi. E se questa medaglia avesse in realtà due facce? È mai possibile rimpiangere l’essere diventate madri?

Diventare mamme è bellissimo: dà un senso alla tua vita, cambiandola radicalmente. Cambiano le priorità, gli orari, le vacanze, la vita di coppia, il sesso. Insomma, non sei più solo una donna, sei una mamma. Quando sei giovane, tutti ti dicono che un giorno anche tu vorrai avere dei figli, che è normale, che tutte le donne li vogliono e che sarà fantastico. Nonostante siamo nel 2017, femminilità implica ancora maternità.

Orna Donath, sociologa israeliana, non ha mai desiderato avere figli e da anni si sente ripetere che se non si sbriga se ne pentirà amaramente. Questa è una litania che si sente spesso, ma nessuno ci parla mai di possibili rimpianti. Probabilmente perché sono pochissime le donne che osano confessare l’inconfessabile. Donath però non si è fermata e ha scovato e intervistato ben 23 madri pentite.

Orna Donath: Regretting Motherhood

Orna Donath

Nel suo saggio Regretting Motherhood, sono due le domande fondamentali a cui Donath vuole rispondere. Da quando esiste una censura sui sentimenti umani legati alla maternità? E perché deve essere tutto o bianco o nero, senza alcuna zona d’ombra?

Hanno partecipato allo studio 23 donne israeliane tra i 20 e i 70 anni, con differenti situazioni economiche e titoli di studio, tutte aventi un partner al momento della gravidanza. Indipendentemente dal fatto che essa fosse voluta o meno, tutte le partecipanti rimpiangono l’essere diventate madri.

Il problema iniziale riguarda il motivo celato dietro alla maternità. Per quanto per alcune si tratti di una scelta coscienziosa e a lungo desiderata, per altre rappresenta una forzatura sociale. Secondo Donath ci sono due tipi di gravidanze non volute: “automatic childbirth”, ovvero gravidanze non cercate, e “institutionalised will”, cioè casi in cui diventare madri rappresenta un modo per migliorare il proprio status all’interno della comunità, il male minore nei confronti di divorzio, stigma sociale etc.

È possibile amare i propri figli e allo stesso rimpiangere di averli avuti?

Si sa che non c’è amore più grande di quello di una madre. Non si è mai sentito di una mamma che non ama i propri pargoli. Come fa quindi l’amore a convivere col rimpianto? Forse dovremmo chiederci quali sono le ragioni per pensare il contrario. La maternità non è tutta rose e fiori. Si porta dietro tante conseguenze, sia fisiche che mentali, e parecchi sacrifici.

Essere madri spesso non corrisponde alle aspettative

«Non credo che ne sia valsa la pena. Non fraintendetemi, amo i miei figli. È solo che il prezzo da pagare è troppo alto, sia fisicamente che mentalmente» racconta T., mamma piena di rimorsi, sul sito femminista Vagenda.

Donath ci spiega come il rimpianto riporta la maternità a uno stadio terreno e reale, sradicandolo dal suo mondo fatato a tenuta stagna, popolato da pony, macchinine e sorrisini sdentati. Poiché alla fine, essa non è altro che una relazione tra due individui e quindi anche soggetta ad emozioni diverse dall’amore incondizionato. Ciò significa che l’amore materno può benissimo convivere con altri sentimenti, quali rabbia, noia e rimpianto. Quest’ultimo diventa per cui un “viaggio nel tempo” che permette alle donne di riscattare il controllo sulla propria immaginazione, di viaggiare fra passato e presente per trovare un po’ di libertà. E forse anche vivere un po’ di quella vita che avrebbero potuto avere.

I cambiamenti fisici dopo la gravidanza

Diventare madri è un processo complesso, a tratti oscuro, che non va ridotto ad uno stato omogeneo di felicità perpetua. Essere madri è spesso caratterizzato da stress, impotenza, frustrazione, delusione e, ciliegina sulla torta, oppressione. Nessuna mamma parla dei lati negativi della gravidanza e dell’essere genitore, racconta solo le cose belle. C’è un enorme tabù che aleggia sulle nostre città, ancora più grande di quello delle “zitelle” volontarie. In questo mondo fatto e gestito da uomini, le donne vengono ingannate con una falsa libertà, quando in realtà gli unici loculi disponibili sono quelli di casalinga, moglie e madre. Qualsiasi anticonformismo che non comprenda almeno una di queste tre camice di forza non è ben visto dalla società e rende le donne dei relitti sociali.

L’unico modo per cambiare la situazione è parlarne. Orna Donath ha posato le fondamenta, ora tocca a tutte noi costruire i muri.

Luisa Seguin per MIfacciodiCultura

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