Valerio Jalongo racconta il CERN e i misteri della bellezza e del cosmo

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Valerio Jalongo racconta il CERN e i misteri della bellezza e del cosmo

Il CERN

Il docufilm Il senso della bellezza – Arte e scienza del regista italiano Valerio Jalongo arriverà nelle sale il 21 e il 22 novembre. L’incredibile pellicola è stata girata all’interno del CERN di Ginevra, il più grande laboratorio al mondo di fisica delle particelle.

Il CERN ha scopi pacifici, non ha finalità di lucro e le sue scoperte sono condivise e a disposizione di tutti.

Viene definito così da Jalongo il set che lo ha ospitato durante la realizzazione del film. In effetti, la nascita di questa serie di laboratori è avvenuta dieci anni dopo la costruzione della bomba atomica: l’invenzione di questo ordigno pericoloso è stata fondamentale per la creazione di un centro di studi e di scoperte di tale importanza, che rispecchia la volontà di mantenere una collaborazione pacifica tra i popoli europei. Inoltre, è al CERN che nel 1990 è nato il World Wide Web, l’internet libero di un mondo senza confini, l’invenzione che più di tutte ha condizionato le nostre vite negli anni recenti. Coloro che lavorano all’interno del noto stabilimento di fisica sostengono di aver creato uno dei pochi linguaggi di pace esistenti nell’umanità.

L’ambiziosa opera cinematografica Il senso della bellezza – Arte e scienza mira a rendere visibile la vita degli scienziati che studiano i fenomeni all’origine dell’universo, oltre che a mostrare l’immensità del cosmo. Esiste un parallelo evidente tra arte e scienza, dove gli scienziati da una parte e gli artisti dall’altra guidano a modo loro l’osservatore verso il concetto di bellezza. Quest’ultima è una simmetria che cerca l’ordine delle cose all’interno del caos. La matematicità, nella patria della matematica, lascia spazio al sesto senso. Gli esperti intervistati nel documentario mostrano un amore indescrivibile per ciò che studiano e sembrano trascurare ogni forma di razionalità.

Ma c’è una correlazione diretta tra verità e bellezza? L’unica risposta a questa domanda risiede nella grande attenzione per la conoscenza che, per mezzo delle scoperte effettuate, trascende le costruzioni sociali, siano esse di razza, di religione o di età.  Dopo la scoperta della Particella di Dio, al CERN è iniziato un esperimento mai tentato precedentemente: 11000 scienziati provenienti da tutto il mondo stanno provando a riproporre il Big Bang dentro la più grande macchina mai costruita dall’uomo. Queste notizie stupefacenti portano chiunque a pensare alle domande irrisolte sul mistero dell’intera umanità. L’Universo è nato circa 14 miliardi di anni fa e dal Big Bang in poi si sta diffondendo una cosiddetta energia di espansione: traducendola in massa essa è pari al 70% di quello che c’è nell’Universo. Oggi tutte le stelle e le galassie che parlano con noi sono solo il 4% di questo totale, mentre non siamo concretamente a conoscenza del restante 26%, comprendente una forma di materia che non vediamo e del 70% chiamato energia oscura. Con l’LHC, l’accelleratore di particelle, gli studiosi si propongono di esplorare molte di queste questioni.

Fabiola Gianotti, la direttrice generale del CERN, racconta confidenzialmente nel documentario:

Mia madre spesso mi chiede: queste particelle le vedete o non le vedete? E se non le vedete, come fate a dire che esistono?

La scienza è sinonimo di ricerca e per poterla realizzare probabilmente è importante credere in quello che si fa ancor prima di averlo toccato con mano.

Mino Guarini per MIfacciodiCultura

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