#EtinArcadiaEgo – Ariosto e la rinascita della donna nell'”Orlando Furioso”

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#EtinArcadiaEgo – Ariosto e la rinascita della donna nell’Orlando Furioso

Ludovico Ariosto

Fra donne e letteratura il rapporto è sempre stato intenso. Persino nei grandi poemi epici dell’antichità (si parla di preistoria della letteratura) le donne avevano sempre un ruolo fortemente caratterizzato, dalla dea femminile crudele alla seduttrice, dalla madre di guerrieri all’esile ma coraggiosa aiutante di eroi. Nell’Iliade, la scena fra Ettore e Andromaca è senza dubbio alcuno una delle più belle mai tramandate, dove una moglie e madre raggiungono l’apice del trionfo (la devozione al marito e l’amore incondizionato per il figlio) e inizio dell’inevitabile caduta. Costante il rapporto quanto discontinua l’indagine: la donna infatti è spesso stata tale semplicemente in quanto figura femminile tipica, con topoi costanti e caratteri ricorrenti, come un oggetto di contorno. Esattamente il contrario (o quasi) di quanto avviene in uno dei più grandi capolavori della letteratura italiana: l’Orlando Furioso di Ludovico Ariosto.

La figura della donna è stata resa tipica (nel senso letterale di tipo, di maschera) da quella che paradossalmente è una letteratura che la mette al centro della propria poetica: i Siciliani e gli Stilnovisti. Dalla donna-angelo alla donna-schermo, passando per Beatrice, colei che rende beati, cambiano i nomi, non cambia il genere: la figura femminile non è che uno strumento poetico per contenere una metafora. Si è parlato di donna come contenitore di immagini a senso nascosto. La donna insomma, non è mai donna per i poeti del fiorente basso medioevo letterario, ma una funzione.

Il cambio di scena proposto da Ariosto è notevole, e pone un solco pesante fra il genere cavalleresco precedente e il Furioso. Il suo non è un semplice cantare da popolazzo: è un poema che deve divertire e trasmettere messaggi a una corte di uomini e donne di spicco. Le donne di corte nel Rinascimento sono ormai potenti e influenti: Lucrezia Borgia, Isabella d’Este sono solo alcune delle grandi personalità femminili del periodo. Hanno bisogno di ritrovarsi nella letteratura e nelle arti, fino ad allora quasi esclusivamente di occhio e stampo maschile. A dispetto della sola Compiuta Donzella del ‘200 (figura sulla cui autenticità gravano dubbi) nascono diverse donne di cultura, che vogliono essere partecipi. Ariosto annusa l’aria di rinnovamento, e il Furioso segue di conseguenza.

Brienne di Tarth

Le donne del poema di Ariosto sono tutte indagate, lungamente analizzate e fortemente femminili. Così Angelica, esotica e seducente bellezza, fa bruciare i cuori della corte di Carlo, colpendo l’imperatore medesimo e rendendo pazzo (pazzo!) il più integerrimo dei suoi paladini. Ma la stessa Angelica si scopre impietosita dal povero Sacripante, confortandolo dopo che questi era stato violentemente sconfitto; ed è inoltre ingannata, lei ingannatrice, più volte da forze più grandi di lei, finendo innamorata di un insignificante ma baldanzoso scudiero. E poi la figura nuova per eccellenza del poema di Ariosto: Bradamante, la donna guerriera, la donna che capovolge il topos del paladino e della fragile principessa senza la platealità dell’impossibile. Ariosto non è carnevalesco nel dipingerla, non rivoluziona la situazione tipica per il puro gusto di farlo, ma perché crede in qualcosa di diverso. Bradamante lotta per il suo amato Ruggiero, lo insegue senza sosta e affronta qualunque sfida pur di riabbracciarlo e poter stare insieme a lui. Bradamante è un cavaliere, ed è la donna-personaggio nuova di Ariosto. Non è completa, perché ancora non sfugge al topos della donna virtuosa perché bella e bella perché virtuosa. Bradamante è bellissima perché il pubblico non sarebbe stato pronto ad accettare un simile cambiamento. Colui che ha portato il lavoro di Ariosto a termine è G.R.R.Martin, con il personaggio di Brienne di Tarth nelle sue Cronache del Ghiaccio e del Fuoco.

Tuttavia, lo stesso Ariosto si dimostra confuso su un aspetto: è la donna a provocare nell’uomo la follia? Nelle prime ottave, lui stesso si dichiara pazzo quasi come Orlando, perché la sua amata si sta prendendo il suo senno. Una donna lo ha catturato, e lo sta portando alla pazzia. Eppure, il poema è una grande e nascosta confutazione di questo dubbio: da un lato, la scoperta del fatto che la pazzia di Orlando non  causata da Angelica, ma da Dio; dall’altro, la nostra Bradamante, donna di spada e femmina di natura, pronta a lottare fino alla fine per ciò che ama.

Luca Mombellardo per MIfacciodiCultura

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