2017: se l’erotismo di Egon Schiele fa ancora scandalo

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Quei corpi così nervosi e allungati dalla pelle verdognola, gli abbracci tesi, l’erotismo spogliato di ogni intento sentimentale e romantico ma nudo e crudo, animalesco e umano: ecco i nudi di Egon Schiele, oltraggiosi, pornografici, scandalosi ad inizio ‘900 come oggi. Schiele infatti, che muore a causa dell’influenza spagnola nel 1918 a soli 28 anni, in punto di morte dice:

Prima o poi, dopo la morte, mi porteranno rispetto e ammireranno la mia arte. Sarà proporzionale a quanto mi hanno prima insultato, e a quanto hanno disprezzato e rifiutato la mia arte?

Nudo di uomo seduto (Autoritratto)

Già, perché tra processi, opere bruciate e boicottate, il giovane artista austriaco in vita incontrò non poche difficoltà poiché i suoi disegni era considerati sostanzialmente pornografia, segnando nel profondo l’animo di Egon che fino alla fine della sua esistenza sperò in una rivalutazione della sua arte. Rivalutazione che è avvenuta col tempo, tanto che oggi è uno degli artisti più amati in assoluto. In virtù di questo e del fatto che nel 2018 saranno i cento anni dalla sua morte e da quella del suo sommo maestro Gustav Klimt, la città di Vienna si appresta ad organizzare importanti mostre (Egon Schiele. Expression and Lyricism, Stairway to Klimt) per celebrare questi suoi due celebri e geniali cittadini.

Come ormai da prassi anche per le mostre, è stata messa in moto un’importate macchina comunicativa e l’Ufficio del Turismo di Vienna ha preparato diversi manifesti da diffondere in varie città europee. Peccato che la Transport for London abbia rifiutato quelli relativi alla mostra di Schiele, ritenendo inappropriati quei nudi per un luogo pubblico. Ancora nel 2017 quel contorcersi, quella tensione, quei limiti aguzzi non sono percepiti come arte e basta, bensì come qualcosa di disturbante, sconveniente, scandaloso. La reazione da parte delle istituzioni viennesi è stata puntualissima quanto ironica: i manifesti sono stati censurati con la scritta “Ci dispiace, 100 anni ma ancora oggi troppo audace. #ToArtItsFreedom“. La scelta dell’hashtag non è casuale, infatti si rifà al motto della Secessione viennese, presente anche sul Palazzo della Secessione, ovvero «Der Zeit ihre Kunst, der Kunst ihre Freiheit», in italiano «A ogni epoca la sua arte, all’arte la sua libertà», una lecita richiesta di libertà per l’arte che tutt’oggi non viene concessa.

Nudo di donna in piedi con calze arancioni

La decisione dell’azienda dei trasporti londinese ci fa capire però quanto Schiele fosse avanti col proprio pensiero e la propria arte, ed inoltre ci costringe a porci delle domande sul nostro rapporto oggi con la nudità: mentre cento anni or sono il nudo era un tabù ed era possibile vederlo esclusivamente se filtrato da un certo tipo di arte, oggi siamo decisamente più abituati a vedere fisici scolpiti e scoperti se non del tutto nudi, complice anche la diffusione capillare della pornografia, quella vera.

I corpi svestiti di Egon Schiele danno fastidio perché non hanno una “giustificazione”, ci mostrano il corpo per quello che è con crudeltà e naturalezza. Non sono corpi perfetti e giovani accostati a un prodotto da vendere, né sono corpi altrettanto perfetti la cui cura e il cui movimento è esclusivamente finalizzato all’eccitamento ed al piacere, sono corpi umani imperfetti, malati, asimmetrici, sporchi, che si esibiscono nella loro bruttezza divenendo bellissimi, universali, emozionanti. Ecco forse perché ancora oggi Schiele viene censurato: perché non siamo ancora pronti a comprendere la meraviglia delle sua arte.

Carlotta Tosoni per MIfacciodiCultura

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