“Sei personaggi in cerca d’autore”: la rivoluzione metateatrale di Pirandello

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Sei personaggi in cerca d’autore: la rivoluzione metateatrale di Pirandello

La sera del 9 maggio 1921 al Teatro Valle di Roma la compagnia Niccodemi porta in scena per la prima volta il dramma pirandelliano Sei personaggi in cerca d’autore. Un fiasco totale. La sala è nel caos, in platea scoppiano aspri e sonori dissensi, qualcuno, ridendo, urla «Manicomio!». All’uscita l’autore viene riconosciuto, circondato e sommerso di impropri; si vedono signore in abito da sera esprimere il proprio dissenso lanciandogli addosso piccole monete ramate. Luigi Pirandello è lì sulla piazza, immobile raccoglie gli insulti, un’espressione pacatamente ironica percorre il volto calmo. È mezzanotte. Il futuro premio Nobel, preceduto dalla figlia, sale su un taxi e si allontana facendo così calare il sipario su quella turbolenta prima messinscena romana.

Sei personaggi in cerca d’autore

Un esordio tanto difficoltoso quanto rivelatore: quella sera di maggio il maestro di Agrigento offrì al suo pubblico l’occasione di farsi primo spettatore di una vera e propria rivoluzione.

La scena si era aperta su un palcoscenico ancora in fase di allestimento, su cui un gruppo di attori stava cercando di interpretare l’opera pirandelliana Il giuoco delle parti, discutendone la partitura con il capocomico, impegnato a destreggiarsi tra il testo autoriale e l’egocentrismo degli interpreti. Tra lo sconcerto dei presenti, erano apparse d’improvviso sei figure, sconosciute alla compagnia, che, presa alla sprovvista, aveva mostrato fin dai primi istanti segni di irritazione. I sei vengono invitati a presentarsi e si dichiarano essere dei personaggi, partoriti dalla mente di un autore, che rifiutando di portare a termine il loro dramma, aveva optato infine per abbandonarli, lasciandoli vagare per il mondo in cerca di qualcuno disposto a mettere in scena la loro storia.

Il capocomico, superata l’iniziale diffidenza, si interessa alla vicenda e, pur non comprendendo a pieno ciò che essi intendono dire autodefinendosi “personaggi”, convince la compagnia ad interpretare il loro dramma. I sei ospiti iniziano a raccontare affinché gli attori possano inscenare le loro storie. Ma tutto ciò che viene narrato, una volta recitato, appare profondamente diverso, falso: emerge fin da subito quell’impossibilità di far coincidere i soggetti immaginati dall’autore con quelli portati sul palcoscenico dalla compagnia. Sembra esserci una contraddizione e una discordanza tra finzione e realtà, tra attore e personaggio che impedisce di fondere i due in una sola unità.

Un’opposizione tra forma e vita, un conflitto tra ciò che sembra reale e ciò che pretende di esserlo. Un’incomunicabilità di fondo trattata dall’autore con una sorta di ironia grottesca che porta a galla quella visione relativa del reale che accompagna tutta l’opera pirandelliana:

Io penso che la vita è una molto triste buffoneria, poiché abbiamo in noi, senza poter sapere né come né perché né da chi la necessità di ingannare di continuo noi stessi con la spontanea creazione di una realtà (una per ciascuno e non mai la stessa per tutti) la quale di tratto in tratto si scopre vana e illusoria.

Luigi Pirandello, dalla lettera autobiografica inviata al direttore del periodico romano Le Lettere

Pirandello ci offre quindi un dramma impossibile, o meglio, ci suggerisce che non è possibile portare in scena un dramma senza tradirne l’originaria natura.  L’unica cosa che resta da fare è mettere in scena proprio questa impossibilità di interpretarlo. Con Sei personaggi la struttura diventa tematica, la forma del dramma diventa argomento. È una svolta metateatrale che disintegra lo spazio scenico portando all’abbattimento di quella quarta parete che aveva accompagnato le rappresentazioni romantiche e borghesi per tutto l’Ottocento. Il tutto si fonde in un processo di straniamento che coinvolge attori e pubblico. Quest’ultimo, colto impreparato e confuso, ben presto si abitua alla riflessione e da semplice spettatore si trasforma in soggetto attivo e critico, chiamato a discutere dei problemi che investono l’azione scenica.

Sei personaggi in cerca d'autore
Luigi Pirandello con gli attori

Pirandello rompe, distrugge, disintegra. Ci offre delle entità che, fuoriuscite dalla sua fantasia, si immergono nella molteplicità del reale, corrompendosi, facendosi immagine di sé stesse e perdendo quella verità ideale e superiore propria della dimensione iperuranica della mente autoriale. La loro tragedia sta nella loro necessità di esistere:

Il dramma è la ragion d’essere del personaggio; è la sua funzione vitale: necessaria per esistere. Io, di quei sei, ho accolto dunque l’essere, rifiutando la ragion d’essere.

Luigi Pirandello, prefazione a Sei personaggi in cerca d’autore, ed. 1925

La finzione si sovrappone alla realtà e viceversa. Non c’è più modo di distinguere le due dimensioni. Lo scrittore siciliano porta sul palcoscenico il dramma dell’uomo moderno, immerso in una nuova e diversa società in cui il conflitto tra l’apparire e l’essere risulta inconciliabile. Una riflessione tremendamente attuale che rende l’opera pirandelliana adattabile ad ogni epoca e ad ogni tipo di uomo intrappolato in quel limbo di incomunicabilità, tra il suo essere attore e il suo essere personaggio.

Deborah Gressani per MIfacciodiCultura

1 Commento
  1. valentina dice

    L’articolo è molto interessante. Sapresti dirmi la fonte dell’aneddoto riportato in apertura? Mi servirebbe per citarlo in una bibliografia. grazie mille.

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