Montagne e Scrittura: il binomio vincente di Paolo Cognetti

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Montagne e Scrittura: il binomio vincente di Paolo Cognetti

Paolo Cognetti

«Qualunque cosa sia il destino, abita nelle montagne che abbiamo sopra la testa»: questa è la consapevolezza che si raggiunge leggendo Le otto montagne di Paolo Cognetti, vincitore del Premio Strega 2017. Il romanzo, uscito nel novembre dello scorso anno, ripercorre la crescita personale di Pietro, un ragazzino nato e cresciuto a Milano, i cui genitori hanno un legame speciale con la montagna. In montagna, infatti, si sono conosciuti, hanno condiviso momenti cruciali insieme e qui si sono anche sposati. La loro vita da cittadini è una costrizione dettata dalle loro professioni ed è per questo che decidono di trascorrere tutte le estati in un piccolo paese di montagna chiamato Grana, alle pendici del Monte Rosa. Qui Pietro conoscerà Bruno, un suo coetaneo, nato e cresciuto proprio in quel luogo magico nel quale si ritroveranno ogni estate. I due ragazzi sono profondamente diversi: mentre Pietro si trova a Grana per trascorrere le sue vacanze, Bruno ci vive e si occupa di pascolare le vacche di famiglia. Questo non impedisce loro di avventurarsi insieme nel bosco e di trascorrere interi pomeriggi ad esplorare quello che la natura ha da offrire. Ciò che però contribuisce veramente a rafforzare il loro legame è l’apprensione che i genitori di Pietro dimostrano nei confronti di Bruno. Spesso il padre di Pietro, un uomo normalmente rabbioso ed ombroso, logorato dalla vita di città, durante le sue camminate alla conquista delle vette circostanti, porta con sé sia il figlio, che il giovane Bruno. La montagna, infatti, riesce in un certo senso a cambiarlo e le camminate in montagna diverranno la principale forma d’insegnamento e di educazione che il padre di Pietro sarà in grado di dargli.

Questo rapporto padre-figlio è però destinato ad incrinarsi il giorno in cui l’adolescente Pietro decide di non partecipare più alle gite organizzate dal padre.

La seconda parte del libro vede un Pietro ormai trentunenne che vive in un’altra città, lontano dai genitori con i quali comunica molto poco, eccetto per qualche lettera scritta alla madre. La morte improvvisa del padre, però, lo riporterà proprio su quelle cime che hanno rappresentato la sua crescita e lo riavvicineranno a Bruno, ormai uomo e gran lavoratore. Le forti differenze che li caratterizzano e gli anni di vuoto non rappresenteranno, contrariamente alle aspettative, un ostacolo per il rapporto tra i due ragazzi: continueranno a trascorrere il tempo insieme come se non si fossero mai lasciati.

La montagna diventa così il punto focale del cammino personale del protagonista, ma anche il simbolo di un percorso che, una volta iniziato, ha sempre nuove prospettive da offrire. Tutto ciò è reso grazie ad una scrittura semplice, pulita ed priva di virtuosismi. Proprio per quanto riguarda la sua particolare tecnica narrativa, domenica 11 novembre Paolo Cognetti è stato relatore del Seminario di Scrittura organizzato dall’Associazione Amici di Piero Chiara, presso la splendida Villa Recalcati di Varese. Analizzando la forma narrativa del racconto, (punto di partenza fondamentale per lo stesso Cognetti, il quale nasce prima di tutto, come scrittore di racconti) è riuscito a dare al pubblico numerosi spunti di riflessione da sperimentare al più presto.
Relativamente al suo romanzo e alla tecnica di scrittura, Cognetti ha svelato agli uditori diversi segreti e tributi racchiusi in alcune frasi, sintomo di un fortissimo background culturale interamente dedicato alla forma narrativa del racconto. Non solo:ha voluto dare della scrittura una nuova interpretazione. Scrittura come atto di esplorazione e di scoperta prima di tutto. È la scrittura stessa del libro che permette allo scrittore di scoprire a poco a poco la forma che il romanzo avrà. L’incontro con l’autore diventa così un’esperienza assolutamente stimolante e illuminante al fine di leggere con una consapevolezza tutta nuova il romanzo che lo ha portato in vetta alla montagna del Premio Strega 2017.

Lucia Giannini per MIfacciodiCultura

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