Lattuada

Alberto Lattuada: l’eclettismo nel cinema italiano del Novecento

È stata una delle personalità più eclettiche del panorama culturale italiano: Alberto Lattuada (Vaprio d’Adda, 14 novembre 1914 – Orvieto, 3 luglio 2005), regista, produttore, sceneggiatore e attore. Intellettuale a 360 gradi, grande pensatore, la sua arte ha toccato i più disparati campi, tra cui anche la fotografia e la pittura.

LattuadaIl cinema italiano deve tanto a questa personalità: non solo per aver lanciato tante attrici destinate a rimanere nella storia, ma anche per aver trasposto al cinema molti romanzi della letteratura  ed  essere stato una pietra miliare dei colossal. Alberto Lattuada si avvicinò a diversi movimenti artistici, in particolare al neorealismo, divenendone una delle figure chiave. E come in quasi tutti i film neorealisti, il dopoguerra divenne la realtà con cui confrontarsi personalmente: in film come Il bandito, pellicola del 1946, il protagonista è un reduce di guerra che, tornato alla sua vita, comincia a immischiarsi negli affari della malavita. Il bandito è uno degli esperimenti più originali del neorealismo, che unisce l’impronta documentarista ai toni tipicamente polizieschi, esattamente come accade anche per Senza Pietà (1948) e il Mulino del Po (1949).

Poi, giunsero gli anni Cinquanta. Mentre il mondo attorno a lui cambiava, abbandonando i grigiori del neorealismo e riempiendosi di luce nuova, Lattuada si immerse in una stretta collaborazione con Federico Fellini e altri nomi importanti dell’epoca. Proprio con il famoso regista creò Luci del varietà, racconto sul mondo dello spettacolo che, tuttavia, si rivelò essere un disastro finanziario. Non molto tempo dopo, però, l’ingegno e le intuizioni del Lattuada produttore lo riportarono alla ribalta: Anna, film del 1951, fu il più grande successo di pubblico del regista. Grazie a protagonisti come Silvana Mangano e Vittorio Gassman, fu la prima opera italiana ad ottenere più di un miliardo di lire al debutto e il primo film italiano ad essere stato doppiato in lingua inglese. Anna nacque da un preciso calcolo commerciale: Lattuada studiò alla perfezione le parole e i gesti, calibrandoli, adattandoli ai gusti del pubblico. Ciò senza mai rinunciare, ovviamente, alla qualità.

La cinematografia è un tipo di scrittura che va coltivata con una certa irruenza: un film commerciale non è un peccato, importante è vivere certi momenti, accorgersi di tutto.

Silvana Mangano

Da quel momento Lattuada scrisse di tutto, dagli adattamenti di romanzi (Il Cappotto, La lupa) a film per il piccolo schermo. Negli anni Sessanta tornò all’attenta analisi della realtà, particolarmente attratto dalla sensibilità e dal mondo femminile. Pellicole che gli diedero non pochi problemi con la censura: questo avvenne quando Lattuada cominciò a rivoluzionare la società stessa rappresentata all’interno dei film. Il regista disse a proposito:

[…] Avevo sovvertito i termini, i canoni di una certa morale. La puttana era brava e buona, e le donne borghesi, sposate, erano delle false, ipocrite che passavano la settimana scopando coi bagnini e poi accoglievano i mariti il sabato.

Da quel momento, il mondo del cinema conobbe due facce di Lattuada. Due strade diverse, due differenti modi di praticare la Settima Arte, due universi paralleli che interpretavano la realtà con ciascuno la propria chiave di lettura:

Film tratti da opere letterarie, che però possono ancora dare una lezione al pubblico che li vede oggi, e quello, che va dal Bandito ai Dolci inganni a Scuola elementare, ecc. ecc. di aderenza alla vita contemporanea, di ritratto di cose che io vedo. 

Il Cappotto

Due approcci rimasti di esempio per la formazione di decine e decine di registi che lo hanno seguito. Due tendenze che, come ha dimostrato Lattuada, possono confluire in uno stile unico e creare qualcosa di eterno e universalmente valido. Poiché, come disse una volta:

Ci sono problemi che si esauriscono nel tempo storico in cui vengono posti, e ci sono invece problemi senza tempo che si ripropongono oggi come ieri. In questo secondo caso si accende in me l’interesse.

Carmen Palma per MIfacciodiCultura

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By on novembre 14th, 2017 in Articoli Recenti, SCREENs

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