Michel Tournier

Capovolgendo il mito robinsoniano: Venerdì o il limbo del Pacifico di Michel Tournier

Michel Tournier

Nel 1967 il giornalista e traduttore Michel Tournier (Parigi, 19 dicembre 1924 – Choisel, 18 gennaio 2016) pubblica il suo primo romanzo, Venerdì o il limbo del Pacifico. L’opera, attraverso la rivisitazione (e il rovesciamento) del grande classico di Daniel Defoe Robinson Crusoe propone un’indagine filosofica sui temi dell’alterità e del rapporto della civiltà occidentale con il mondo naturale.

La vicenda di Robinson Crusoe è generalmente nota, ma conviene rispolverare un po’ la trama e il significato del romanzo inglese per comprendere il messaggio che Tournier vuole mandarci con la sua lettura di questa figura e del suo destino. Pubblicato nel 1719 in Inghilterra, il romanzo di Defoe narra la vicenda di un uomo che in seguito al naufragio della propria nave si ritrova completamente solo su un’isola deserta e riesce a sopravvivervi per più di un quarto di secolo. Robinson Crusoe rappresenta, in un’Inghilterra agli albori del secolo del razionalismo, una vera e propria apologia dell’uomo moderno occidentale. Il personaggio incarna la quintessenza del colono europeo che, grazie alle sue capacità tecniche e intuitive, riesce a dominare un’intera isola selvaggia trasformandola nello specchio di quella stessa società capitalistica e cumulativa da cui egli proviene. Il suo incontro e il suo rapporto con un indigeno, da lui battezzato Venerdì, confermano questa visione. Venerdì è infatti espressione del mito tutto settecentesco del “buon selvaggio”. Quest’ultimo, anche se intelligente e buono, necessita di un’educazione occidentale e cristiana per collaborare con Robinson.

Vendredi ou les limbes du Pacifique

Ma cosa succede se a educare Robinson è Venerdì stesso? Capovolgendo i termini della questione, Tournier ci offre un’opera di grande interesse filosofico e culturale che porta a riflettere su questioni quali il nostro rapporto con la natura e la possibilità di una civilizzazione alternativa a quella da noi conosciuta. Quello che nel romanzo di Defoe era quindi affermazione dei valori della classe borghese emergente, quali la produttività e la cristianità, diventa in Tournier la rappresentazione della crisi dell’intera civiltà occidentale e una nuova ricerca spirituale.

In realtà anche se il titolo del romanzo prende il nome di Venerdì, ossia di quell’Altro che porterà Robinson a mettere in discussione tutto il proprio sistema di valori, è riduttivo pensare all’opera di Tournier come un semplice ribaltamento dell’idea di Defoe. Lo scrittore francese ci mette di fronte a un’esperienza quasi disumanizzante tanto il dolore dell’allontanamento dalla società e l’identificazione con la natura si fanno intensi nell’esperienza di un uomo che, separato dalla civiltà, si trova di fronte a un mondo totalmente selvaggio e sconosciuto.

In una primissima fase del racconto Robinson è incapace anche solo di immaginare la propria vita sull’isola e quando i primi tentativi di fuga si dimostrano inefficaci, cade in una profonda depressione fino a rinnegare la propria umanità rotolandosi nel fango e cibandosi in terra. In seguito, Robinson, come nel classico inglese, tenta di stabilire sull’isola le regole della civilizzazione occidentale: coltiva, sfrutta tutte le risorse, accumula prodotti, istituisce un codice giuridico e delle celebrazioni religiose.

Robinson Crusoe di Daniel Defoe

Ma questa fase giunge presto ad una crisi. Robinson si accorge che, mentre lui sta perdendo sempre più i propri connotati umani, l’isola si sta antropomorfizzando fino ad essere da lui identificata con una donna: la Madre e la Sposa insieme. Riproducendo così il mito di Edipo (ossia di nuovo un valore di riferimento occidentale) egli tenterà di unirsi, in una ricerca quasi metafisica, con l’isola stessa.

Tuttavia, i suoi tentativi falliscono e un’esplosione inaspettata viene a rovinare tutto il suo raccolto e il lavoro accumulato negli anni. Robinson comprende allora di dover rinunciare per sempre alla propria visione profondamente materiale e cambiare completamente punto di vista prendendo esempio proprio da Venerdì, che ha invece una visione circolare e ludica del tempo e della vita. Lo scambio e l’assimilazione tra le due figure è tale che quando finalmente una nave si presenta alle coste dell’isola, Robinson non riuscirà più a partire, tanto la sua identificazione con quel territorio è diventata irreversibile. Sarà Venerdì a partire sulla nave mentre Robinson si troverà il mattino seguente al fianco di un giovane sconosciuto, simbolo di una civiltà nuova, altra, possibile.

Consuelo Ricci per MIfacciodiCultura

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By on novembre 13th, 2017 in Articoli Recenti, BOOK Crossing

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