Dacia Maraini: una protagonista del Novecento italiano

Dacia Maraini disegnata da Duluoz

Se si chiamasse Umberto Eco, Italo Calvino o Pier Paolo Pasolini, sarebbe conosciuta da tutti e studiata a scuola dai giovani, avrebbe in ogni manuale di letteratura italiana il suo ampio capitolo, seguito da una scelta antologica di brani, e il suo nome farebbe subito pensare alla storia letteraria del Novecento italiano. In realtà le sarebbe bastato anche solo chiamarsi Antonio Maraini e avrebbe ottenuto senza troppi problemi tutti i privilegi elencati sopra. Ma Dacia Maraini è nata donna, il 13 novembre del 1936, e, nonostante abbia avuto l’esempio di donne straordinarie all’interno della sua famiglia – come la madre, aristocratica che si ribella alla famiglia per sposare un borghese, e la nonna paterna, scrittrice per metà inglese e per metà polacca, che viaggiava da sola con lo zaino in spalla alla ricerca di storie –, ha subito anche lei l’ingiusta sorte delle donne che scrivono. In una recente intervista rilasciata per L’Espresso, Dacia Maraini afferma:

Le donne – sono estromesse da tutte quelle istituzioni letterarie dove si stabiliscono valori e modelli. Non ci sono nelle università, nelle scuole, nelle antologie: non sono ritenute esempi autorevoli. Si studia Calvino, Moravia, si leggono Landolfi, Bassano. E le donne dove sono? Dove sono Lalla Romano, Anna Maria Ortese, Natalia Ginzburg, Fausta Cialente?.

Dacia Maraini è una di quelle donne e lei è ancora qui a denunciare questa ingiustizia che pone la scrittura femminile in secondo piano.

Ma non è solo una scrittrice e un’intellettuale, la Maraini è anche una donna dal vissuto impregnato della storia del Novecento. Passa l’infanzia in Giappone, poiché suo padre è antropologo e ha vinto una borsa di studio in terra nipponica, ma quelli sono gli anni della Seconda Guerra Mondiale e, non appena Mussolini proclama la nascita di Salò, nel 1943, i giapponesi obbligano i genitori di Dacia, convinti antifascisti, ad aderirvi. Il loro rifiuto comporta la reclusione di tutta la famiglia in un campo di concentramento fino al 1946.

Dacia Maraini durante una manifestazione femminista negli anni Settanta

La famiglia può fare ritorno in Italia solo nel 1947, dove i nonni materni, aristocratici decaduti, li accolgono nella casa in Sicilia, a Bagheria. Il ricordo della scoperta del territorio siciliano, con le sue bellezze naturali e le sue contraddizioni culturali, viene raccontato molti anni dopo, nel 1993, in un romanzo autobiografico intitolato Bagheria.

All’età di diciotto anni la Maraini sceglie di trasferirsi a Roma dal padre, che si era separato dalla moglie, e lì inizia a scrivere i primi articoli e racconti per riviste come Nuovi Argomenti e Il Mondo.

Il suo romanzo d’esordio, La vacanza, viene pubblicato nel 1962. Quando lo propose all’editore, le disse che, se avesse voluto vederlo pubblicato, si sarebbe dovuta procurare la prefazione di uno scrittore. Appena Dacia Maraini si trovò faccia a faccia con Moravia, colse l’occasione per proporgli il suo manoscritto. Da quel romanzo e da quella prefazione nacque poi la loro storia d’amore che fece non poco scalpore all’epoca. Infatti Alberto Moravia, oltre ad essere quasi trentanni più vecchio, lasciò la moglie Elsa Morante per lei e in quegli anni la separazione non era ancora socialmente accettata.

Gli anni del sodalizio con Moravia sono quelli che meglio rappresentano la straordinarietà della vita di questa donna e quelli che lei ricorda con più nostalgia, come un’epoca d’oro di incontro e scambio culturale tra gli intellettuali. Sono gli stessi anni dei viaggi, nella Cuba di Castro e nella Cina della Rivoluzione Culturale, nella San Francisco della beat generation e in Africa con Moravia e Pasolini. Sono gli stessi anni che precedettero e seguirono il Sessantotto, ai quali Dacia Maraini partecipò in favore dei diritti delle donne, anche attraverso un’altra sua grande passione: il teatro.

Dal 1962 a oggi, Dacia Maraini è sempre stata una scrittrice prolifica e instancabile che ha pubblicato oltre venti libri, innumerevoli racconti, pezzi di teatro e raccolte di poesie. Tra i vari premi da lei vinti, spiccano il Campiello, nel 1990, con l’opera La lunga vita di Marianna Ucrìa, e il Premio Strega nel 1999 con la raccolta di racconti Buio.

Dacia è una delle ultime rimaste della generazione degli anni Trenta, in cui nacquero moltissimi poeti e scrittori, ed è la più attiva e instancabile. Infatti è di poche settimane fa l’uscita del suo ultimo romanzo, Tre donne, edito da Rizzoli, in cui mette a confronto la percezione dell’amore di tre donne di generazioni diverse.

Non ha quindi smesso di essere portavoce dell’universo femminile e della sua percezione del mondo, lei che come donna ha raccontato e ha ancora molto da raccontare, dopo una vita che meriterebbe di essere presa come esempio dalle ragazze giovani che vorrebbero seguire le sue orme e portare avanti quello che le donne hanno iniziato nel Novecento, iniziando finalmente ad ottenere l’attenzione da parte della critica letteraria che spetta loro di diritto.

Jennifer Carretta per MIfacciodiCultura

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By on novembre 13th, 2017 in Articoli Recenti, BOOK Crossing

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