Tosi e Sironi, un’amicizia, una poetica. Due icone del Novecento in mostra a Milano

0 1.288

Tosi e Sironi, un’amicizia, una poetica. Due icone del Novecento in mostra a Milano 

Fino al 20 gennaio 2018 sono esposte presso la galleria VS Arte di Milano una quarantina di opere di Arturo Tosi e Mario Sironi per la mostra Tosi e Sironidue maestri ed amici, a cura di Elena Pontiggia.

Arturo Tosi, Tre alberi con casolare, anni ’30

Dipinti ad olio, pastelli ed acquerelli di Tosi si alternano a illustrazioni per riviste, tempere ed inchiostri di Sironi.  Del primo si possono ammirare 22 opere tra cui il nudo alcoolico del 1895, primo straordinario esempio di arte informale del pittore, ma soprattutto paesaggi nature morte degli anni venti/trenta ed alcuni acquerelli scampati all’incendio del suo atelier del 1944. Accanto sfilano una quindicina di lavori di Sironi, tra cui disegni a matita e china su carta, studi e tavole come quelle per la rivista Il Montello del 1918 e del Popolo d’Italia del 1922.   

Scopriamo insieme chi erano questi due maestri ed amici. 

Mario Sironi (Sassari 1885 – Milano 1961) fu pittore, scultore, architetto, illustratore, scenografo e grafico. Interventista e volontario nella Grande Guerra con Boccioni e Marinetti, dopo aver aderito al Futurismo ed alla Metafisica diventa figura preminente nell’ambito del gruppo artistico fondato a Milano nel 1922, Novecento (in seguito Novecento Italiano), per la coincidenza della sua arte monumentale con i programmi della fondatrice Margherita Sarfatti e con quelli politici del fascismo.

Arturo Tosi (Busto Arsizio 1871 – Milano 1956) uno dei più importanti maestri della pittura paesaggistica, rappresenta invece il ponte tra Ottocento e Novecento. Il pittore provenzale Adolphe Monticelli contribuisce ad avvicinarlo al colore inteso in senso espressionista nel periodo detto alcoolico (1896-1906) grazie al quale Tosi si proietta nella temperie culturale contemporanea. In seguito, grazie alla scoperta di Cézanne, si indirizza verso la pittura di paesaggi liguri e della bergamasca rigorosamente en plein air; nasce così una pittura semplice ma non semplicistica, scarna, talvolta malinconica, in cui esprimere «il suo sentimento agreste della natura». Anch’egli esercitò un’autorità indiscussa nel movimento Novecento Italiano (dal 1926) pur non condividendone la retorica, la monumentalità o l’ideologia politica, al contrario di Sironi. Per quest’ultimo la pittura murale con cui preferiva esprimersi doveva essere strumento di educazione delle masse comunicando valori politici attuali, come in passato trasmetteva quelli religiosi. 

Mario Sironi, Paesaggio urbano con figura femminile, 1927-28

Ma allora, perché accostare due artisti così diversi se non antitetici, seppure compagni di avventure pittoriche (esponevano insieme) ed amici? Il primo, Tosi, intimista, malinconico, colorista e paesaggista; l’altro, Sironi, retorico, monumentale, geometrico, politico… Uno, Sironi, si dedicò per lo più ad una pittura monumentale, l’altro preferì la misura piccola, per lui di uguale imponenza della grande: «L’arte monumentale esiste. È questione di profondità e non di dimensioni» scriveva nel 1939. Il motivo è il seguente: oltre alla familiarità, testimoniata dalla corrispondenza privata tra i due, i maestri furono legati negli anni Venti dalla comune adesione al concetto di sintesi di forme e colori che è al centro dell’estetica di Novecento. «Precisione nel segno, decisione del colore, risolutezza della forma» così scriveva nel 1926 l’ispiratrice del gruppo. 

La classicità moderna teorizzata da Margherita Sarfatti creava un dialogo con gli antichi filtrato attraverso la sintesi purista, nel solco della continuità ma anche del rinnovamento della tradizione italiana. 

Che cosa si intende per sintesi? Un’eliminazione dei particolari, una generica essenzialità che sottrae figure e cose all’imitazione naturalistica, disegnandole in una forma ideale, mentale. Ad esclusione dei lavori giovanili, ogni opera di Sironi nasce proprio da una drastica e potente compendiarietà delle forme come si nota nei Paesaggi urbani, desolate rappresentazioni di squallide periferie, o in alcuni ritratti come L’Architetto. In questa mostra si coglie, per esempio, nel Bevitore al caffè (1925-26), scolpito da pochi tratti o nella figuretta déco che cammina per le strade oblique del Paesaggio urbano del 1925. 

Mario Sironi, Bevitore al caffè, 1925-26

Tra le opere di Tosi qui esposte spiccano in tal senso paesaggi come La chiesetta di S. Lorenzo (1935), Messi nell’Agro (1945), Strada per Onore (1944), o le nature morte Cesto di ciliegie (1938) Melograni (1948). In questi dipinti il colore pastoso e le partizioni spaziali non disegnate ma ritagliate nella materia pittorica si riallacciano alla tradizione del paesaggio lombardo-piemontese dal Piccio Fontanesi a Gola, ma quello che Tosi dipinge non ha nulla di naturalistico nel senso ottocentesco del termine. La sua è una geometria approssimativa che non si limita all’impressione dello sguardo ma costruisce idealmente e in forme semplificate campi, alberi, montagne. 

La rassegna Tosi e Sironi, due maestri ed amici, la prima dopo molti anni che Milano dedica a Tosi, aiuta pertanto a ricostruire il percorso artistico di un pittore un po’ dimenticato e l’amicizia con il suo compagno di strada Mario Sironi. 

Tosi e Sironi, due maestri ed amici
A cura di Elena Pontiggia
Galleria VS Arte, Milano
Dal 10 novembre 2017 al 20 gennaio 2018

Denise Alberti per MIfacciodiCultura

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato.