Music & Poetry – “Summer of ’69”, ce n’è una nel cuore di tutti noi

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In una delle migliaia di geniali strisce dei Peanuts disegnate da Schulz, Snoopy comunica al suo piccolo amico Woodstock di aver parlato con un moschino della frutta e di aver scoperto che la vita di quei piccoli insetti dura solo ventiquattro ore. La vignetta si chiude con le parole del moschino a Snoopy: «Ho un solo rimpianto, avrei voluto sapere alle nove quello che so adesso». Noi viviamo un po’ più di un moschino della frutta e, forse, siamo anche più coscienti del concetto stesso di vita. Forse. Diciamo “forse” perché, con queste premesse, con la fortuna di sapere che abbiamo i giorni contati, ci aspetteremmo di guardarci indietro solo a giochi fatti, solo per vedere quanto è stata straordinaria la nostra infinitamente piccola esistenza.

Summer of '69

Ma le regole non ci piacciono, fortunatamente.

E non piacciono neanche a Bryan Adams, che, molti anni fa, si è voltato indietro e ha visto un’estate malinconica e gloriosa. Un’estate passata semplicemente a suonare con i suoi amici. Un’estate passata a fare l’amore.

Summer of ’69 è una canzone, a detta dello stesso Adams, senza tempo. Sembra strano, perché parla del passato, quindi il riferimento al tempo pare scontato. Il punto è che Bryan Adams non si riferisce all’anno 1969, come invece è nell’interpretazione del coautore del brano Jim Vallance. Il cantante canadese parla di (oltre che al chiaro riferimento sessuale del ’69) un’idea, di un personale momento della vita di ognuno di noi in cui, ancora, non c’eravamo voltati a guardare indietro. Pensateci, pensate alla prima volta in cui avete realmente rimpianto un momento non vissuto, o alla prima volta che avete percepito la tristezza per antonomasia: quella derivata dal non avere più nella vita la persona che vi abita i pensieri. Questi ricordi appartengono al passato, certo, ma continuano ad influenzare la nostra vita. Perché, quando qualcuno conosce la felicità, poi non si accontenta più. Magari se ne dimentica, magari per un certo periodo la seppellisce sotto a conti da pagare e scrivanie coperte di polvere, ma, prima o poi, tornerà fuori. E lo farà. Lo farà e sarà l’unica cosa per cui vale la pena lottare. Per dare un po’ di dignità a questo sentiero che sì, è più lungo di quello di un moschino, ma finisce allo stesso identico modo.

Summer of '69E allora voltiamoci. Spariamoci in vena questi ricordi della nostra Summer of ’69. La nostra prima sei corde, comprata nei negozi tutto-a-un-dollaro, che altro non è se non la metafora del primo amore. Le prime avventure. Le migliori. I nostri amici, la nostra band che suonava senza strumenti in strade che conoscevamo a memoria, ma si rivelavano sempre nuove. Il nostro primo lavoro estivo, fatto così, distrattamente.

E poi lei. Lei. C’è sempre una lei.

E c’è sempre un portico di casa, come canta Adams, in cui ti hanno detto che ti avrebbero aspettato per sempre. Amato per sempre. Il modo in cui ti teneva la mano, tu lo sapevi che era questione di «now or never», in quella Summer of ’69.

E gli occhi non mentivano, erano promesse vere. Ma, lo sappiamo tutti: «nothin’ can last forever».

Una delle copertine del disco

Allora non possiamo che fare un inchino, ringraziare delicatamente un pubblico inesistente, ed essere felici di aver vissuto quell’Estate del ’69.Perché ora che tutto sta cadendo a pezzi, il ricordo di aver fatto l’amore d’estate può tener viva la fiamma. Può aiutarci a suonare ancora quella vecchia sei corde e sentire le stesse note, la stessa melodia.

La stessa colonna sonora.

Quella dei giorni più belli della nostra vita.


I got my first real six string
Bought it at the five and dime
Played it til my fingers bled
Was the summer of ’69  

Me and some guys from school
Had a band and we tried real hard
Jimmy quit and Jody got married
I shoulda known we’d never get far
But when I look back now
That summer seemed to last forever
And if I had the choice
Ya – I’d always wanna be there
Those were the best days of my life

Ain’t no use in complainin’
When you got a job to do
Spent my evenin’s down at the drive-in
And that’s when I met you – ya

Standin’ on your mama’s porch
You told me that you’d wait forever
Oh and when you held my hand
I knew that it was now or never
Those were the best days of my life
Back in the summer of ’69

Man we were killin’ time
We were young and restless
We needed to unwind
I guess nothin’ can last forever – forever, no…

And now the times are changin’
Look at everything that’s come and gone
Sometimes when I play that old six string
I think about ya’n wonder what went wrong

Standin’ on your mama’s porch
You told me it would last forever
Oh the way you held my hand
I knew that it was now or never
Those were the best days of my life

Back in the summer of ’69

Nicolò Peroncini per MIfacciodiCultura

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