Wilde

#Irish – Il socialismo è veramente l’unica salvezza. E a dirlo è Oscar Wilde

Il socialismo è veramente l’unica salvezza. Chi vi scrive non è l’unico a sostenere questa tesi, ma c’è qualcuno molto più influente di me a dirlo, cioè Oscar Wilde (Dublino, 16 ottobre 1854 – Parigi, 30 novembre 1900). Oscar Wilde è uno di tanti scrittori a cui il pubblico mainstream associa due opere: Il ritratto di Dorian Gray (1891) e L’importanza di chiamarsi Ernesto (1895). In realtà il geniale e immortale scrittore irlandese è autore di un profondo e bellissimo saggio dedicato al socialismo e alle sue capacità di sviluppo dell’essere umano (o, utilizzando una terminologia aristotelica, che contribuisce alla sua eudaimonia). Sì, qualcuno di voi starà storcendo la bocca di fronte a questa tesi, ma il socialismo per l’intellettuale dublinese è l’unica via, come egli ben argomenta nel suo saggio The Soul of Man under Socialism (1891, “L’anima dell’uomo sotto il socialismo”). Da filologo, non posso non iniziare con una breve riflessione sul titolo: l’essenza vitale dell’uomo sarebbe pienamente realizzata in uno stato socialista, in quanto in un sistema capitalista gli essere umani si trovano quotidianamente a lottare per le proprie libertà e i propri diritti, obliando quasi di esistere. Soltanto sotto il socialismo l’uomo ritroverà se stesso e la propria individualità. Per comprendere la tesi di Wilde è opportuno affidarsi a questa citazione:

With the abolition of private property, then, we shall have true, beautiful, healthy indidualism […]. One will live. To live is the rarest thing in the world. Most people exist, that is all.

Pëtr Kropotkin

Una volta che la proprietà privata sarà abolita, solo in quel momento si dispiegherà un autentico, splendido e sano individualismo. Potremo vivere. È raro vivere veramente. La maggioranza delle persone esiste, ecco tutto.

Ancora una volta ci troviamo a uno splendido esempio del wit (“arguzia”, un approccio che l’autore irlandese deriva dal teatro della Restaurazione – seconda metà del Seicento in Inghilterra) wildiano. Oscar Wilde, a buon diritto, pronuncia un peana in favore del socialismo: la soffocante vita capitalista ci impedisce di coltivare la nostra esistenza, non abbiamo modo di realizzare la nostra eudaimonia. Ma quando si instaurerà il socialismo e, di conseguenza, l’individualismo, potremo finalmente vivere la nostra vita come abbiamo sempre desiderato; fino a quel momento, come la massa, esisteremo soltanto. L’approccio dell’autore dublinese non sembra molto diverso dalla teoria della vita pirandelliana: ci vediamo vivere, scrive lo scrittore siciliano, perché la società ci attribuisce diverse maschere. La maschera wildiana è il capitalismo.

L’ideale di socialismo sviluppato da Wilde nasce dalla lettura di Pëtr Kropotkin, il filosofo anarchico russo che voleva sviluppare una società fondata sul mutuo soccorso, lontana dalle istituzioni capitaliste. È inevitabile non pensare che l’altra grande influenza del saggio wildiano sia Karl Marx, il più feroce critico della società capitalista e delle sue storture, il quale esercitò larga parte della sua carriera intellettuale a Londra, tentando di progettare una società diversa che mirasse all’uguaglianza.

Bernie Sanders

Perché parlare oggi di socialismo? Il socialismo è stato veramente il male del secolo scorso, come sostiene la maggior parte della massa? Parliamo di socialismo perché esso è tornato prepotentemente alla ribalta, grazie alla ricette socio-politiche portate avanti da Jeremy Corbyn e dal Labour Party in Inghilterra e da Bernie Sanders, il senatore indipendente del Vermont candidato alle ultime primarie del partito democratico. Sia Corbyn che Sanders si stanno battendo per un sistema sanitario diverso, politiche dell’istruzione più eque e, in breve, per realizzare l’eudaimonia aristotelica. Rispondo alla seconda domanda in modo assertivo: no, il socialismo non è stato il male del Novecento, semplicemente perché il socialismo non è mai stato realizzato. Il blocco sovietico e i suoi satelliti non rappresentano ciò che Marx ed Engels volevano.

Concludo con una breve riflessione su Oscar Wilde: lo scrittore dublinese, nonostante la sua fama di esteta, non viveva nella sua torre d’avorio, ma era impegnato anche dal punto di vista sociale: oltre alla difesa del socialismo, è bene ricordare che anche le sue opere letterarie si pongono come una critica della società vittoriana. Ecco un Wilde diverso e meno estetizzante, migliore della vulgata tradizionale.

Andrea Di Carlo per MIfacciodiCultura

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By on novembre 12th, 2017 in Articoli Recenti, BOOK Crossing, History, Society

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