Auguste Rodin: il genio dell’incompiuto

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Auguste Rodin: il genio dell’incompiuto

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«Scelgo un blocco di marmo e tolgo tutto quello che non mi serve»: bastano queste poche parole del grande Auguste Rodin (Parigi, 12 novembre 1840 – Meudon, 17 novembre 1917) per riassumere la molteplicità della sua arte. Infatti negli anni in cui Monet e Manet rivoluzionano la pittura, Rodin diede nuovo corso alla scultura. Impossibilitato a riprodurre la fugacità dell’impressionismo nella tridimensionalità, tenta una nuova strada che faccia percepire il fulcro della sua estetica. Michelangelo è il punto di partenza di questa rivoluzione: non quello perfetto del David, ma quello più incompiuto de Le prigioni. Infatti Rodin abbandona secoli di tradizione classica per tornare all’estetica del singolo, mettendo in evidenza la concretezza del fisico umano. L’individualità dell’essere viene espressa mediante le fattezze corporee che costituiscono un preludio all’interiorità e all’emotività, ma il suo segno distintivo, il marchio di fabbrica, è l’incompiutezza che lo rende un anticipatore della modernità. Egli lascia volontariamente incompiute o appena abbozzate parti delle opere con lo scopo di offrire l’impressione dell’apertura di uno spazio immaginario. Si tratta di sculture realizzate per poterci  girare intorno, per essere osservate da più punti di vista, per coinvolgere e destabilizzare lo spettatore.

L’evoluzione del suo percorso artistico ha inizio con il suo primo lavoro, l’Uomo dal naso rotto. Le pieghe e le grinze che caratterizzano il volto, producono nel bronzo un gioco di riflessi continuamente mutevoli. Realizzando quest’opera, egli non crea un busto, ma una testa bruscamente interrotta all’altezza del collo riuscendo  in questo modo ad affrancare la scultura dalla verosimiglianza meccanica.

784_4c572139de5ec5bQuesta rivoluzione scultorea raggiunge il suo apice solamente nel 1880 con l’elaborazione de Le porte dell’Inferno, opera ispirata all’Inferno dantesco, che farà da modello per tantissime sculture di dimensioni minori. Il più celebre di questi pezzi è il Pensatore che orna l’architrave delle Porte, ma che costituisce allo stesso tempo un’opera a se stante. La statua non rispecchia un tipo prestabilito nella sua vitale staticità, nudo ma non svestito, forma e significato insieme: il volto corrucciato è di chi medita davanti all’ingresso dell’Inferno, ma è anche la rappresentazione allegorica di chi riflette sulle sorti della vita dell’umanità, tanto da assurgere a iconografia della filosofia.

Il passo successivo è dato da il Bacio, anch’esso facente parte delle Porte. Un gruppo marmoreo di grandezza superiore al naturale che utilizza un altro tipo di incompiutezza artistica. I due innamorati (molto probabilmente Paolo e Francesca) sorgono dalla massa marmorea che costituisce il simbolo della loro passione terrena: il contrasto delle superfici accentua la morbidezza sensuale dei due corpi, la posa conturbante esprime il desiderio alla massima potenza in una danza leggera di mani che affondano nella carne e di bocche che sembrano cibarsi l’un l’altra.

Ma la sua creazione più audace è il Monumento a Balzac. Spogliato degli attributi tipici dello scrittore, non è un ritratto, ma un’evocazione del genio visionario. La figura è più grande del naturale, sia fisicamente sia spiritualmente, ed ha la presenza di uno spettro; il movimento del corpo è ridotto al minimo in modo tale che  da lontano se ne scorga solamente la massa. Avvicinandosi, si nota come Balzac appaia drappeggiato da un mantello come se fosse un sudario; dal corpo massiccio, la testa emerge con imponenza; i tratti del viso mostrano un intimo tormento che conferisce alla figura un’affinità con l’Uomo dal naso rotto.

downloadCon le sue opere Auguste Rodin rivitalizzò la scultura, assurgendo a degno erede di Michelangelo: in un’epoca in cui dominano perfezione e pulizia delle forme, egli realizza un’arte realistica e descrive la bellezza attraverso blocchi di marmo non interamente scolpiti. Proprio grazie alla sua intuizione del non-finito, Rodin si proietta in un percorso avanguardistico imperniato su dinamismo e potenza vitale che saranno poi i cardini nientemeno che del futurismo.

Quest’anno ricorrono i cento anni dalla sua morte: tale ricorrenza ha portato diversi musei ad omaggiare il grande scultore francese. Tra i tanti eventi che hanno celebrato il genio dell’incompiuto, tre stati e sono di particolare importanza ed hanno toccato tre città: l’amata e odiata Parigi, la modernissima New York e infine Treviso, sede di un’esposizione dal grande valore artistico che inaugurerà a febbraio 2018. Queste celebrazioni hanno reso e rendono omaggio allo scultore che seppe restituire spirito vitale alla pietra e al bronzo con un’audacia che andava al di là della pura forma e che aveva le sue basi nell’interiorità.
Ampiamente criticato in vita dall’accademia per la sua modernità, Rodin mise a punto la sua vocazione tra Bruxelles e la Ciociaria, scegliendo e spogliando modelle per i suoi disegni e le sue sculture. Sempre in occasione del centenario della morte, viene svelata la raccolta inedita di disegni erotici che lo scultore francese custodì gelosamente in un cartone classificato come Museo segreto. 121 tra disegni ed acquerelli che restituiscono un’audace frenesia creativa in cui il sesso è protagonista, senza però scadere nella licenziosità e nella volgarità. I nudi, affrancati dall’accademismo e dai tabù morali, ci ricordano l’imperativo costante di Rodin: la joie de vivre, la linfa vitale, da cui si origina il tutto e che raggiunge l’apice nella scultura.

Rosa Araneo per MIfacciodiCultura

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