Serendipità

#1W1W – Serendipità: quando miri alle Indie e raggiungi l’America

Horace Walpole

Per questa settimana la rubrica #1W1W – una parola a settimana – tratta una parola d’autore, cioè a un neologismo derivato dalla creatività di persone note, entrato a far parte del lessico comune o di utilizzo in ambiti specifici, ovvero serendipità. Il termine è stato coniato nel XVIII secolo dallo scrittore inglese Horace Walpole in una lettera rivolta a un suo amico e trae le sue origini dall’antico nome persiano dello Sri Lanka (Serendip) e, in particolare, dalla fiaba persiana che ha ispirato la stesura di Viaggi e avventure dei tre principi di Serendippo dello scrittore e traduttore italiano/mediorientale Cristoforo Armeno.

La definizione associata al termine serendipità è la capacità o fortuna di fare per caso inattese e felici scoperte mentre si sta cercando altro, in altri termini una felice casualità. La doppia definizione come capacità o fortuna fornisce il termine di una doppia valenza, una di tipo attivo e una di tipo passivo. Nella valenza attiva, la serendipità è il risultato di una grande intelligenza, sensibilità e spirito critico che permettono di connettere tra loro insignificanti particolari così da ottenere una connessione unica ed eccezionale. In effetti la fiaba persiana da cui tutto ha avuto origine narra proprio in senso attivo delle osservazioni compiute dai tre principi durante un loro viaggio alla scoperta del mondo, tali da permettere loro di ritrovare un cammello smarrito da un viandante e da loro mai visto, identificandolo sulla base di precisi dettagli. La grande preparazione dei tre, unita all’attenzione al dettaglio, permise infatti di descrivere il cammello smarrito come cieco da un occhio, senza un dente in bocca, zoppo, con un carico da un lato di miele e dall’altro di burro e con una donna incinta come passeggero.

In senso passivo, la serendipità è quella felice casualità che potremmo sperimentare anche nel nostro quotidiano. Nel 1976 Julius Comroe diceva che la serendipità è cercare un ago in un pagliaio e trovarci la figlia del contadino. In tale senso, il termine si è notevolmente diffuso nel 2001 con l’omonimo film Serendipity – Quando l’amore è magia del regista Peter Chelsom che mostra un complesso esempio di tale fenomeno. I protagonisti del film Jonathan Trager e Sara Thomas, a seguito di un incontro casuale mentre stavano comprando un paio di guanti, decidono di ritornare subito alle proprie vite private e non frequentarsi, affidando un loro eventuale futuro incontro al destino, a una banconota da cinque dollari e a una copia de L’amore ai tempi del colera su cui avevano scritto i rispettivi numeri di telefono. Dopo qualche tempo, alla vigilia dei rispettivi matrimoni, una serie di coincidenze iniziano a scombussolare le loro vite e a indirizzarli l’uno verso l’altra fino a quando, dopo varie peripezie, i due si incontrano di nuovo.

La serendipità in entrambi i suoi aspetti intrecciati tra loro è una caratteristica basilare della ricerca in ambito scientifico che, ponendosi parallela a un approccio sistematico con lo scopo di confermare ipotesi precostituite, permette la sorprendente scoperta di elementi di novità sia perché derivati da attente congiunzioni di osservazioni sperimentali sia perché completamente casuali i quali, appunto perché inattesi, possono rivelarsi perfino rivoluzionari. Si pensi ad esempio alla scoperta dell’America da parte di Cristoforo Colombo il quale era partito alla ricerca di una via alternativa verso le Indie; alla scoperta della penicillina da parte di Alexander Fleming; al viagra scoperto durante la ricerca per un farmaco per l’angina pectoris; alla dinamite da parte di Alfred Nobel; finanche alle deliziose patatine fritte rotonde da parte del cuoco indoamericano George Crum.

Infine, si definisce serendipità anche quell’ordinamento mentale tale per cui ogni giornata è una scoperta pur conoscendo già le cose che dobbiamo fare. In fin dei conti, anche se pianifichiamo ogni dettaglio, non possiamo mai prevedere cosa realmente accadrà, quali incontri ci saranno riservati e quale elemento di novità ciascuno di essi potrà introdurre nostra vita se solo diamo adito alla serendipica disposizione di interesse, apertura, accoglienza e curiosità. Non si tratta di uno sterile ottimismo alla Pollyanna in cui tutto è bello e siamo tutti amici, quanto piuttosto un atteggiamento che, accantonando la negatività di rabbia e rancori, ci predispone a uscire da egoismi e indifferenze perché non più concentrati su noi stessi ma pronti a lasciarsi sorprendere dai piccoli dettagli che ci circondano ma che, però, necessitano di una mente attenta e lucida per poter essere colti.

Lisa di Iasio per MIfacciodiCultura

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By on novembre 12th, 2017 in Articoli Recenti, BOOK Crossing

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