X Degrees of Separation

X Degrees of Separation: tutta l’arte è collegata, parola di algoritmo

X Degrees of Separation

Ogni opera d’arte può essere essere collegata a qualsiasi altra opera, anche se lontanissima nel tempo e nello spazio, opposta come intenti e significati. Non ci credete? Allora provate X Degrees of Separation. Avete presente la teoria dei sei gradi separazione, secondo la quale al mondo siamo tutti collegati attraverso sei passaggi “di conoscenze” (ma secondo Facebook i gradi oggi si sono abbassati a 3,57)? Ecco, Google Arts & Culture l’ha applicata all’arte.

Nel caso delle opere, il grado di separazione è fluido ed ignoto, infatti è indicato con una X: a volte il collegamento è uno solo, altre volte sono 9 o 10 i passaggi intermedi se le opere sono particolarmente distanti. Il sistema associa le due opere non basandosi su particolari nozioni artistiche, come lo stile e l’epoca, ma semplicemente va per similitudini, raccogliendo arte di diversa tipologia e provenienze, creando una simpatica catena davvero incredibile.

Provate a collegare il ritratto di Federico da Montefeltro eseguito da Piero della Francesca nel 1400 a Apotryptophanae di Damien Hirst del ’94, oppure la Venere cinquecentesca di Lucas Cranach il Vecchio con Study for Crouching Nude dipinto nel 1952 da Francis Bacon. Le combinazioni sono moltissime se si pensa che l’archivio di Google raccoglie buona parte delle opere mondiali, ma non ancora tutte: ho provato a cercare il quadro Prime letture di Plinio Nomellini senza successo, per esempio, ma a dire il vero non ho trovato nemmeno la versione originale della Gioconda o una delle versioni della Vergine delle Rocce, a dimostrazione di come non ancora tutti i musei e gallerie abbiano messo a disposizione della piattaforma culturale di Google il proprio patrimonio.

Ma il “catalogo” offerto” è comunque sconfinato e vi permetterà comunque di scoprire come l’arte sia un continuo rimando storico e di tecnicismo, come nel tempo modi, materiali e tendenze si siano ripetute oppure sviluppate in maniera simile seppur geograficamente lontane, come se un infinito filo rosso collegasse l’umano agire.

Ovviamente di ogni opera proposta vi è la possibilità di approfondirne le informazioni che la riguardano : ogni opera ha la sua scheda, con tanto di breve spiegazione, il che ci mostra il grandissimo ed importante lavoro svolto da Google, che è sempre alla ricerca di nuovi modi per coinvolgere il pubblico attraverso la semplificazione di complicati meccanismi, come quello che per l’appunto collega le opere d’arte.

Certo, sarebbe ancora più utile ed interessante se i collegamenti tra le opere fossero cronologici, dando la possibilità a tutti di comprendere lo sviluppo consequenziale dell’arte, ma già così il gioco è molto divertente oltre capace di incuriosirci per le scelte che fa: noi diamo l’inizio e la fine, l’algoritmo ci crea i passaggi intermedi, coinvolgendo artisti magari a noi sconosciuti, invogliandoci ad indagare e quindi a saperne sempre di più.

Carlotta Tosoni per MIfacciodiCultura

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By on novembre 10th, 2017 in Articoli Recenti, Carlotta Tosoni, L'Editoriale, Visual & Performing ARTs

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