“Per dieci minuti”: Chiara Gamberale ricorda l’importanza del cambiamento

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Per dieci minuti: Chiara Gamberale ricorda l’importanza del cambiamento

Una ragazza seduta su una nuvola, con la testa immersa in un’altra nuvola: questa è la copertina del profondo libro di Chiara Gamberale Per dieci minuti. Le gambe libere, le braccia distese, sciolte dai dettami di una società che ci vuole rinchiusi in ruoli standard, che privandoci della nostra creatività, ci svuotano della felicità delle piccole cose.

Le piccole cose, sono proprie queste le protagoniste del romanzo di Chiara Gamberale, quella semplicità che a noi sembra insignificante, ma che invece nasconde la possibilità del cambiamento che ci migliora. Chiara Gamberale sa che il cambiamento, anche uno minuscolo, spaventa, ma sottolinea quanto sia necessario per tornare a vivere.

Dieci minuti, sono dieci i minuti in cui la protagonista del romanzo Per dieci minuti dedica ad un esercizio, un esperimento, che le ha consigliato la dottoressa T. Il motivo? Tornare a vivere, smettere di avere paura, in una parola: cambiare. Un romanzo in parte autobiografico, in parte frutto di una mente e un cuore empatico come quello della scrittrice Gamberale. In comune con la protagonista del romanzo, il nome e la professione. Chiara fa la scrittrice e il libro ci racconta un momento delicato della sua esistenza in cui viene lasciata dal marito, la sua rubrica Pranzi della domenica viene cancellata per essere sostituita da un altro programma ritenuto più in e il dover affrontare un trasferimento da un paese a una grande città.

Queste tre esperienze non appartengono in toto a Chiara Gamberale, ma in parte le appartengono, perché in fondo, chi non ha mai perso un amore? La scrittrice, con dolcezza e delicatezza, in punta di piedi, ci racconta la difficoltà del cominciare di nuovo, ma al contempo tra le pagine, minuto per minuto, emerge la meraviglia che ci attende quando riusciamo a guardare più in là delle nostre paure. Nella nostra tranquilla routine, l’imprevisto ci destabilizza. Nel romanzo Per dieci minuti ci troviamo nudi di fronte la paura di perdere ciò che scandisce le nostre giornate.

Ma cosa fare quando questo accade? Imparare a superare il dolore, e un “semplice” esperimento ci può aiutare. Quale? Quello accennato poco fa: per dieci minuti, ogni giorno, per un mese, fare qualcosa che non abbiamo mai fatto prima. Qualsiasi cosa, da quella che ci fa più paura, a quella che pensavamo impossibile per il nostro modo di vedere il mondo e di affrontarlo, magari con un colore diverso.

È proprio questa la prima “follia” mai fatta prima. Chiara – la protagonista del romanzo – va’ dall’estetista e chiede uno smalto di un colore che mai avrebbe creduto di mettere: fucsia. Un piccolo cambiamento, ma quello che basta per cominciare a capire che la vita inizia proprio quando decidiamo di osare, che poi è quando decidiamo vivere davvero, con la mente e il cuore. Dentro i soliti schemi, quelli che ci sono stati tramandati, quelli che ci permettono di considerarci “normali”, non riusciamo a capire quante possibilità ci siano di fronte a noi, e che a volte basta cambiare solo prospettiva, anche per solo dieci minuti, per riuscire a sentirci leggeri, come fossimo su una nuvola. Proprio questo accade nel libro, basta che Chiara cammini al contrario per iniziare a ridere, ridere di cuore. Ci sono giorni, periodi, in cui il nostro corpo avverte la sensazione – fisiologica – di ridere di cuore, quel tipo di risata in cui gli occhi diventano lucidi e la mandibola fa male. Vi è mai capitato? In quei periodi ci sembra impossibile accontentare il nostro corpo, ma basterebbe solo cambiare prospettiva, per ritrovare quelle risate che ci liberano.

Una lettura piacevole, scorrevole che ha il potere di irrompere nella nostra quotidianità facendoci immergere in una dimensione che ci accomuna: la voglia di ritrovarsi. Sentiamo il bisogno di riscoprirci anche noi, perché Chiara, una sorta di alter ego della Gamberale, nel cimentarsi ogni giorno, per solo dieci minuti, in un’esperienza mai fatta prima, riscopre se stessa, e nel farlo riscopre il mondo intorno a sé. Parla con la madre rendendosi conto che per tutti quegli anni non le aveva mai chiesto nulla della sua vita, della vita della donna che l’aveva messa al mondo. Spesso, troppo concentrati nella nostra quotidianità, non ci rendiamo conto che chi vive con noi, chi fa parte della nostra vita, ha a sua volta una quotidianità, che ha voglia, bisogno di condividere, perché è fatta di esperienze che a condividerle, ci si sente più leggeri. E in questo, viene toccato un altro importante tema, attuale: quello del tempo. Quante volte, per mancanza di tempo, rimandiamo la vita? La penna della scrittrice ci fa vedere quanto basta poco a sciogliere le catene della convenzione del “tempo incastrato a tutti i costi”. La quotidianità può aspettare, la vita no. Il nostro attuale stile di vita ci impone una corsa senza freni, la perfezione a tutti i costi, la quantità al posto della qualità, ma il prezzo da pagare è alto, chissà quando riusciremo a rendercene conto.

Dovremmo tutti noi concederci la bellezza di dieci minuti fuori dal comune, che rompano i soliti grigi schemi, per ritrovarci e ritrovare con loro la bellezza della vita che abbiamo dentro di noi e che abbiamo intorno, che vive in chi ci ama e chi ci ha abbandonato. Siamo fatti di esperienze, di scelte fatte e di quelle che ci aspetteranno sempre, invano. Forse dobbiamo solo avere il coraggio di ricordarci di stare al mondo per esistere e non solo per resistere.

Si diventa così sordi,
quando la paura di perdersi
supera la voglia di trattenersi.

C. Gamberale

Vanessa Romani per MIfacciodiCultura

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