Leonard Cohen e il dono della musica come lullaby

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Leonard Cohen e il dono della musica come lullaby

Now I’ve heard there was a secret chord / That David played, and it pleased the Lord / But you don’t really care for music, do you?

leonard-cohen-pronto-un-nuovo-album-in-autunnoPurtroppo lo scorso 2016 non è stato un anno particolarmente propizio per il mondo dello spettacolo e della cultura. Era solo gennaio quando ci lasciarono Alan Rickman, David Bowie ed Ettore Scola, seguiti da Umberto Eco in febbraio, da Prince in aprile, da Bud Spencer in giugno e da Dario Fo in ottobre. Solo per citare i nomi più autorevoli.

Il 10 novembre 2016 invece ci ha lasciato Leonard Cohen, uno dei protagonisti della musica e della poesia americana dagli anni Settanta in poi. Ma non si conoscono ancora i particolari della sua morte, perché è stato semplicemente con un annuncio sui social che la sua casa discografica Sony Music Canada ha dichiarato la sua scomparsa, avvenuta all’età di 82 anni.

Nato a Montréal, in Canada, il 21 settembre 1934, è entrato nell’immaginario collettivo per la sua figura cantautoriale rara e di spessore, riconoscibile per la sua voce baritona, leggermente rauca, eppure piena, la sua vita e la sua musica risultano inscindibili, come si è soliti dire parlando degli artisti più grandi e acclamati. Infatti, Cohen non dimenticò mai il potere essenziale della musica, come fusione di melodia e di parola poetica: raccontare dell’esistenza umana, in tutte le sue sfaccettature. Non casualmente i suoi testi affrontano i temi più variegati, dal conflitto interiore alla guerra, dalla politica all’amore, passando per il sesso, dalla religione alla depressione. Insomma, gli aspetti bicolore della vita lo caratterizzarono sempre, coperti di una nota di malinconia unica nel suo genere, la stessa che si percepisce dalle sue canzoni, in cui bellezza non è per forza sinonimo di allegria, bensì di intensità, seppur di tristezza o di rabbia.

L’Hallelujah di Leonard Cohen è stata pubblicata nel 1984. La versione originale conta ottanta strofe, ma né nella registrazione in studio né durante i live il maestro la cantò per intero, ma svelò di volta in volta dei nuovi versi. Per quanto tutti idolatrino la versione più che memorabile, perfetta ed estatica di Jeff Buckley del 1994, che riuscì a renderla incredibilmente propria, bisogna ringraziare Cohen per la bellezza intramontabile del brano, che, in un certo senso, è come se fosse un riassunto di tutta la sua produzione. Nel testo vi ha messo la religione, con numerosi riferimenti biblici, l’amore e il sesso, con molteplici allusioni erotiche, il misticismo, con il suo fascino. Insomma, ha saputo racchiudere il conflitto del mondo, tra luci e ombre, nell’abbraccio armonioso dell’Hallelujah.

halleluja_cohen_significato«La strada è troppo lunga, il cielo è troppo vasto, il cuore errante è finalmente senza dimora». A quanto pare, Leonard Cohen non aveva intenzione di fermarsi, visto la sua anima vagabonda per eccellenza, il suo spirito da pastore errante, non dell’Asia, ma dell’America, in questo caso. E probabilmente non si fermerà nemmeno ora, per la sua intenzione di vivere per sempre, nel cielo da lui sognato, che ora può musicare come preferisce. Amava leggere libri di nobili principi, guardare fuori dalla finestra del suo studio, nel quale trascorreva gran parte delle sue giornate, lasciarsi ispirare dal mondo circostante per cogliere i sentimenti dell’essere umano, che da individuali diventano universali grazie al suo stile inconfondibile.

You want it darker è il quattordicesimo album di Cohen, pubblicato l’anno scorso. Un ultimo regalo che ci ha donato da vivo. Ancora una volta, in questo caso, è la sua spiritualità ad emergere, la nota più profonda della sua anima, che la voce, però, sa ancora interpretare nella preghiera più sincera possibile. «Sono pronto, mio Dio», sono le sue parole, quando l’essenzialità è pura poesia nella musica.

«Se hai il cuore ferito, non mi chiedo perché. Se la notte è lunga, c’è la mia ninnananna». È con la dolcezza di questo verso che ti abbiamo salutato e ringraziato per la tua capacità di farci addormentare con quello che hai saputo creare, per questa ninnananna, la tua, Leonard.

If your heart is torn / I don’t wonder why / if the night is long / here’s my Lullaby.

Francesca Bertuglia per MIfacciodiCultura

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