Il femminismo non è una moda: essere donne dalla A di Artemisia alla (generazione) Z

0 850

Il femminismo non è una moda: essere donne dalla A di Artemisia alla (generazione) Z

Se sei una donna, vivi in un mondo proprio strano: tra pubblicità di Intimissimi e capelli rasati, tra Veline e magliette che proclamano “Girl Power”, è inevitabile essere un po’ confuse. Soprattutto perché ultimamente si parla tanto di femminismo, ma la maggior parte di noi ragazze ben poco conosce della storia delle conquiste femminili nell’ultimo secolo. E – diciamolo francamente – a quasi nessuna interessa.

Ma allora perché studiamo la data della scoperta dell’America e i nomi dei re francesi, mentre del movimento delle suffragette non sappiamo nulla? Non voglio dilungarmi sulla disputa filosofica del perché sia fondamentale conoscere la storia, quella più vicina a noi in particolare, ma intendo offrire un breve vademecum per le ragazze della generazione Z, quelle cresciute a pane e YouTube e più esposte a malsani bombardamenti mediatici. Ecco quindi una piccola lista di esperienze collegate a donne che io reputo dei modelli di forza femminile ciascuno a suo modo. Ovviamente tralasciando mia madre, che pur rappresenta il mio modello ideale di donna (e magari fosse così per tutte le ragazze).

Un contributo alla crescita personale di ogni ragazza dovrebbe essere una visita a una mostra di opere di Artemisia Gentileschi. La “pittora” romana, avviata precocemente alla pittura dal padre Orazio, ebbe una vita molto difficile. All’età di 18 anni fu violentata dal suo maestro, il poco raccomandabile Agostino Tassi, fatto che condizionò ogni aspetto della sua esistenza. In primo luogo l’aspetto sociale, perché dovette sopportare l’onta derivata dalla coraggiosissima denuncia dello stupro e dal processo che ne seguì. Vorrei precisare che tuttora in Italia la percentuale di stupri denunciati è del 7%: vi lascio immaginare nel 1600, quando visse Artemisia. Ad ogni modo, la giovanissima pittrice vinse il processo, ma perse la dignità agli occhi di coloro che assistettero alle sue confessioni sotto tortura o semplicemente si rifiutavano di credere alle sue accuse: del resto, perché quella puttana bugiarda di Artemisia dovrebbe dire la verità, quando tutte le altre donne stanno buone e in silenzio?
In secondo luogo fu toccato l’aspetto umano e artistico della ragazza. Le ferite della violenza e la forza del suo coraggio sono immediate in tutti i suoi dipinti, tutti a soggetto religioso e con protagoniste le donne delle Scritture, rese eroine del mondo biblico, per sua definizione totalmente maschilista. E non è un caso che molte di loro siano colte in atti efferati e brutali contro uomini: basti pensare a Susanna e i vecchioni, Giaele e Sisara e, più di tutti, il dipinto che la rese famosa e che riprodusse più volte, Giuditta e Oloferne. Tutti i soggetti, poi, conservano la loro sensualità muliebre, in un “pastiche” inquietante di erotismo e morte. Artemisia stessa era un “pastiche”: un po’ vittima, un po’ artista, ma prima di tutto donna.

Giuditta e Oloferne

Seconda nella “bucket list” del femminismo è una visita a Palazzo Medici per respirare la stessa aria della sua padrona di casa tra gli anni 1444 e 1473, madonna Lotta de’ Bardi, nota al secolo come Contessina de’ Medici. Appartenente a una nobile casata in declino, Contessina fu la moglie del primo signore di Firenze, Cosimo. Oltre ai meri dati storici, che cosa colpisce di questa dama? Innanzitutto il fatto che abbia amministrato da sola il palazzo e gli affari del marito nei suoi periodi di assenza, diventando una vera e propria castellana di Firenze. Da fervente religiosa, non mancò mai di sostenere in opere chiese e monasteri di sua iniziativa, come il convento fiorentino di San Luca. Forte, austera, quasi adamantina, badò con cura all’educazione dei figli, Piero e Giovanni, e accolse in casa le personalità politiche più celebri dell’epoca, dal figlio di Ludovico Sforza, il mercenario più temibile d’Italia, all’arcivescovo di Firenze, poi santo, Antonino PierozziAffettuosa, dolce, materna, allevò come proprio il figlio bastardo di Cosimo, Carlo, avuto da una schiava circassa. Inoltre, come si usa dire in modo invero poco femminista, dietro un grande uomo, c’è sempre una grande donna: il tenebroso Cosimo difficilmente sarebbe stato il gran signore che fu senza il sostegno di Contessina, che seppe superare il tradimento del marito e le sue assenze con coraggio e fede.
Oggi Contessina è sepolta nella Basilica di San Lorenzo assieme alla famiglia, la sua più grande gioia e occupazione in vita. La “first lady” di Firenze è il mio modello di donna perché seppe trarre la sua forza non dalla ribellione, una scelta troppo difficile allora e troppo facile adesso, ma dall’amore e da se stessa.

Contessina nella serie TV I Medici

Ultima tappa del tour femminista è… una sessione intensiva di Game of Thrones! L’autore della serie di libri, poi trasposti in serie TV, George Martin, creò dal nulla un universo fantasy popolato da donne potenti indimenticabili. Da Danaerys Targaryen, madre dei draghi, liberatrice di schiavi e conquistatrice di cuori e città, a Cercei Lannister, controversa signora che vive la sua femminilità in modo completo e disinteressato dell’opinione pubblica; da Asha Greyjoy (Yara nella serie), piratessa e pretendente del Trono del Mare, ad Arya Stark, figlia sopravvissuta del Lord protettore del Nord, guerriera e vero maschiaccio. Insomma, solo questi pochi esempi bastano a rendere l’idea dell’esuberanza femminile della saga, che spesso e volentieri si trova a dover fare i conti con il disprezzo degli uomini… E tutto il mondo aspetta con ansia di sapere chi siederà sul Trono di Spade, se una donna o un uomo.

Eccoci alla fine del mio viaggio virtuale, dedicato nello specifico alle ragazze della generazione Z, ma anche a tutte le donne e agli uomini che l’avessero voluto percorrere con me. Anche se non farete nulla di quello che ho scritto, vi raccomando di scegliere le vostre eroine e i vostri modelli, siano essi Frida Kahlo o Beyoncé, perché senza nessun riferimento e buttate in pasto ai pescecani mediatici, rischiamo di far diventare il femminismo una moda come tutte le altre. Senza capire che il femminismo non è una moda, ma la nostra vita.

Giulia Fusé per MIfacciodiCultura

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato.