#EtinArcadiaEgo – Auguste Rodin, fra emozione e sensualità

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#EtinArcadiaEgo – Auguste Rodin, fra emozione e sensualità

Auguste Rodin

Espressivo, emozionale e rivoluzionario nel suo ispirarsi ai maestri. Auguste Rodin è stato uno dei pochissimi artisti la cui fama di maestro venne riconosciuta in vita: prima di morire aveva già ottenuto un museo a lui intitolato, a Rue de Varenne, nel VII arrondisement della sua amata e odiata Parigi. Una grande ammirazione del pubblico tanto in vita quanto postuma è un dono raro: per esempio, degli oltre ottocento dipinti realizzati da Van Gogh, uno soltanto fu venduto dal pittore olandese in vita. Ma Rodin non era Van Gogh e la sua rivoluzione fu tanto diversa quanto diversi erano gli autori. Di sicuro, Auguste Rodin ebbe un legame particolare con il mese di novembre, in cui nacque nel 1840 e morì nel 1917. Quest’anno, nel centesimo anniversario della sua morte, il mondo lo ha celebrato e il destino, in un paio di occasioni, ha fatto sì che tutti parlassero ancora di lui.

Il segnale d’allarme che ci mostra quanto sia ingiusto parlarne “soltanto” come un rivoluzionario scatta nel vedere che per tutta la vita Rodin ha cercato l’appoggio e l’approvazione degli ambienti accademici. Nato a Parigi nel 12 novembre del 1840, il giovane Auguste tentò infatti l’ingresso all’École des beaux-arts, venendo però più volte respinto. Per anni, complice anche la guerra, fu costretto a svolgere lavori come artigiano e decoratore, mentre la sua vera passione restava confinata nel suo studio personale. Iniziò a collaborare con scultori più affermati, e uno di questi fu la chiave di volta del suo successo: Ernest Carriere-Belleuse, produttore di oggetti d’arte su larga scala, lo segnalò per un posto come progettista nella fabbrica di porcellane di Sèvres, che grazie ai suoi disegni divenne nota in tutta Europa. Da quel momento il suo nome iniziò a circolare: fu invitato a esposizioni, mostre, convegni iniziando poi a lavorare su commissione. Paradossalmente, le due opere che più lasciarono insoddisfatti i committenti sono divenute simbolo della sua arte e apprezzate solo pochi anni dopo dall’ambiente artistico: i Borghesi di Calais e il Ritratto di Honore de Balzac. Analizzando il modo in cui Rodin è arrivato al successo capiamo subito una cosa: egli, prima di tutto, era un grandissimo disegnatore: la bellezza dei suoi bozzetti è straordinaria per la delicatezza del tratto e la precisione dei dettagli emozionali. Sembra quasi che Rodin voglia dar vita propria ai disegni prima ancora che alle statue. Di recente, sono stati compiuti approfonditi studi su una raccolta segreta dell’artista: i suoi disegni erotici. Custoditi gelosamente da Rodin, furono eseguiti tutti quando aveva già superato i sessant’anni. Troppo moderni per l’epoca, i nudi femminili di Rodin sono un inno alla sensualità che ripudia il voyeurismo e si lancia nel celebrare la vita, attraverso la bellezza dei corpi che bastano a se stessi, senza necessità di una cornice. Per il centesimo anniversario della scomparsa di Rodin, Rizzoli,  in collaborazione col Museo Rodin ha pubblicato un carnet inedito con 121 fogli dei disegni dell’artista, una delle tante celebrazioni dell’anno.

Rodin, Il Sole al tramonto

Sempre nell’ambito del centenario si è inserita la mostra italiana dei grandi capolavori di Rodin: il Museo Rodin ha scelto la città di Treviso (in onore dello scultore Arturo Martini, trevigiano e gigante della scultura italiana del novecento nonché grande ammiratore del parigini) per ospitare una grande esposizione di ottanta opere, compresi tutti i grandi capolavori dell’autore, come Il Pensatore, il monumento a Honoré de Balzac e ovviamente il magnifico Bacio, scelto anche come immagine simbolo della mostra. Immaginate lo stupore dei curatori nel sapere che la pubblicità della mostra tramite Facebook era stata resa impossibile dalla censura della statua del Bacio, giudicata come eccessivamente allusiva.

Paragonare Auguste Rodin ad un semplice voyeurista significa non aver compreso nulla della sua arte, né delle sue intenzioni rappresentative: durante i due mesi di soggiorno in Italia ebbe modo di ammirare Michelangelo, e fu al Buonarroti che si ispirò per tutta la vita, adattandolo alla sua epoca. Mise al centro della sua opera l’emozione: ogni sua scultura non aveva come obiettivo rappresentare l’esteriore, l’apparenza, ma l’interiorità del soggetto. I contemporanei non lo capirono subito (ecco spiegato l’insuccesso del Balzac) ma presto ne ammirarono lo stile. Ecco quale fu la sua rivoluzione “guidata” dai maestri: una rivoluzione d’emozione. Per questo motivo la sensualità del bacio non potrà mai essere allusiva: essa è quello che è, e vuole esserlo. Ed è, senza dubbio, meravigliosa.

Luca Mombellardo per MIfacciodiCultura

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